Netanyahu negli Usa a chiedere una risoluzione sul Golan che lo accrediti per il voto in Israele

Benjamin Netanyahu si appresta ad affrontare il voto con un asso nella manica da giocarsi: il riconoscimento da parte degli Usa dell'importanza che Israele abbia il controllo delle alture del Golan.

Benjamin Netanyahu
Benjamin Netanyahu

Benjamin Netanyahu si appresta ad affrontare il voto con un asso nella manica da giocarsi: il riconoscimento da parte degli Usa dell’importanza che Israele abbia il controllo delle alture del Golan, ma nell’interesse nazionale di Washington. Con la “benedizione” di Trump, che il leader israeliano cercherà nel suo viaggio di Stato di lunedì, Netanyahu spera di tornare in patria con un risultato diplomatico di portata mondiale ma che abbia soprattutto la caratura giusta per assicurargli l’ennesima vittoria elettorale e la riconferma a Primo ministro.

Le alture del Golan

Le alture del Golan, da sempre contese con la Siria, sono in agenda internazionale di Gerusalemme più che mai. Ma per ottenere la sua personale vittoria che rilanci il partito Likud e lo rimetta in pole per la corsa alla premiership “Bibi” ha bisogno di alcuni incastri importanti a Washington, vediamo quali.

Innanzitutto la conferma delle “quinte colonne” che avevano già assicurato il loro appoggio per una risoluzione del Congresso a favore del Golan israelita, i potenti senatori Marco Rubio della Florida, Ted Cruz del Texas e Lindsey Graham della Carolina del Sud.

La mozione

La mozione era stata presentata già lo scorso mese ma serve la spallata finale e Netanyahu l’andrà a dare di persona con la sua visita ufficiale. La mozione è infatti ad esclusiva trazione repubblicana e presenta i toni forti delle grandi questioni, con essa si dichiarerebbe che “nell’interesse della sicurezza nazionale degli States le alture del Golan dovranno essere assicurate ad Israele e fuori da ogni forma di influenza del presidente siriano Bashar Assad e delle forze armate, politiche e religiose dell’Iran”.

Non è roba da poco, è evidente. In secondo luogo il compito di “Bibi” sarà quello di ammorbidire quelle fronde repubblicane che, specie nel comparto esteri, non avevano gradito una risoluzione così drastica.

A casa Trump c’è ancora qualcuno che pensa che i colpi di testa poi si pagano e questo al Netanyahu in cerca spasmodica di un risultato da riportare in patria a due settimane dal voto nazionale proprio non piace. Si tratta infatti della stessa componente interna ai repubblicani che aveva digerito male, anzi, malissimo la famosa scelta di spostare la capitale ebraica a Gerusalemme, scelta poi riconosciuta dagli Usa.

Fonti ufficiose dicono che Netanyahu potrebbe vedersi spianare la strada per far digerire la mozione a favore di Israele (e del suo Likud, e di lui medesimo) da uomini grimaldello come il “falco” Mc Clatchy e il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton. La caccia ai veti, che mai come ora coincide con la caccia ai voti, per Bibi è partita e la prima tappa sarà Washington.

Redazione CiSiamo
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