Istituto Spallanzani isola il coronavirus ma l’Italia non finanzia la ricerca

L'istituto Spallanzani di roma isola il coronavirus e cosa, se possibile più eclatante, nel gruppo dei ricercatori c'era una giovane dottoressa precaria.

Roma
Foto: PIxabay

L’istituto Spallanzani di Roma isola il coronavirus, questo è un importantissimo traguardo in Europa ed il merito è delle ricercatrici. Ma purtroppo la più giovane del gruppo, Francesca Colavita, è stata precaria fino a ora.In questo enorme paradosso che lega l’eccellenza dei professionisti alla costante svalutazione delle risorse, casi come quello di Colavita, in Italia, sono la regola.

A causa del taglio dei fondi alla ricerca, molti giovani non riescono a portare avanti né la loro passione né tanto meno la loro carriera. Chi è più fortunato, e sopratutto può permetterselo, sceglie sempre più spesso di continuare il proprio percorso all’estero.

Spallanzani isola il coronavirus: parla la dottoressa Colavita:

“Non voglio andare all’estero. Mi piace quello che faccio e dove lo faccio. Ma in Italia è dura», ha affermato la dottoressa Colavita in un’intervista a Repubblica. “L’Italia deve dare più dignità ai ricercatori. Mi auguro che questa occasione possa contribuire a far vedere la ricerca in modo diverso”.

Il presidente della Regione Lazio Zingaretti tramite un post facebook afferma:”Dopo l’isolamento del Coronavirus allo Spallanzani, rilanciamo la nostra proposta del Piano per l’Italia con l’aumento dei fondi per la ricerca e l’assunzione di 10.000 ricercatori”.

In tutto ciò le domande sorgono spontanee: era necessario isolare un virus, che potenzialmente potrebbe portare ad una strage, per uscire dal precariato? Non si dovrebbe valorizzare sempre al meglio, con investimenti costanti, il lavoro silenzioso, ma di vitale importanza, di migliaia di ricercatori in Italia? A quest’ultima domanda abbiamo una risposta, che ci viene fornita dai dati, no.

Dati a confronto: Italia negli ultimi posti nella classifica europea

“Siamo contenti che adesso si plauda alle “eccellenze italiane” e ai successi dei ricercatori e delle ricercatrici”, scrive su Facebook il gruppo di coordinamento universitario Link, “Ma finché non si invertirà la rotta rifinanziando Istruzione, Sanità e Ricerca e stabilizzando i precari e le precarie che questi risultati li potrebbero raggiungere ogni giorno non investiremo mai nel futuro del nostro paese”.

Stando all’Eurostat riferiti al 2017, l’Italia ha investito nell’istruzione pubblica il 7,9% della sua spesa pubblica totale. Una cifra che la pone ultima in graduatoria tra gli stati membri dell’Unione europea, appena sotto la Grecia e la Romania. Nel 2009, la spesa ammontava al 9%: l’1,1 per cento in più rispetto al 2017.

Le percentuali di Germania, Regno Unito e Francia erano state rispettivamente del 9,3%, del 11,3% e del 9,6%.Per quanto riguarda il rapporto con il Pil, i Paesi dell’Ue hanno investito in media una cifra pari al 4,6 del Pil, uno 0,6 per cento in meno rispetto al 5,2 per cento del 2009. In questo quadro già alquanto imbarazzante, si aggiunge la performance italiana: con una cifra equivalente al 3,8% della ricchezza nazionale, è quintultima in Europa.

Più nello specifico, se si considera unicamente la spesa per l’educazione terziaria, nel 2017 l’Italia ha investito appena 5,5 miliardi di euro: lo 0,3% del Pil, contro una media europea dello 0,7%. Anche in questo caso, si tratta di un dato cheva a posizionarci ultimi in Europa. La cifra aveva raggiunto quasi 6,8 miliardi di euro nel 2009 e gli oltre 7,3 miliardi di euro nel 2007.

Un ulteriore prova del disinteresse progressivo dell’Italia nei confronti dell’istruzione, della ricerca e dello sviluppo. Ciò non porta altro che sconforto e mina i giovani italiani brillanti e volenterosi che per avere un’aspettativa quantomeno dignitosa sono costretti a lavorare all’estero.

Elena Siotti
Sono Elena, ho 22 anni e frequento il terzo anno della facoltà di scienze della comunicazione presso l'Università degli Studi dell'Insubria. Poter scrivere per Ci Siamo.info rappresenta per me un grande traguardo e spero che sia il primo di tanti altri.