Thiago Motta al Genoa, Ibrahimovic tornerà in Italia?

Thiago Motta torna al Genoa, mentre Zlatan Ibrahimovic e Carlo Ancelotti si lanciano messaggi d’amore a distanza. L’italo-brasiliano torna, nelle vesti di allenatore, alla società che lo rilanciò verso il Triplete. La troviamo una scelta bizzarra ma gli auguriamo buona fortuna.

Ibrahimovic tornerà in Italia?

Ibrahimovic potrebbe tornare in Italia, alla corte di Ancelotti. Insieme vinsero la Ligue 1 con la squadra più forte del campionato. É sempre andata così durante la carriera dello svedese, tranne che con il Milan di Massimiliano Allegri. In Europa ha vinto, da grande assente, un’Europa League. La Champions League l’hanno sempre vinta l’anno dopo il suo addio e, per il resto, non l’ha mai neanche sfiorata.

Non ho nulla contro Ibra, ho avuto il piacere di incontrarlo e mi è anche molto simpatico, ma ho questa idea: a calcio si gioca in 11. Se giochi con Zlatan vince solo lui oppure perdono gli altri, soprattutto per la stampa.

Ibrahimovic è un giocatore ormai ben lontano dallo smalto di un tempo. Potrebbe giusto giocare negli Stati Uniti o in Italia, lo sa benissimo. É molto intelligente e ottimamente consigliato, per questo sta riaprendo la porta per tornare in Serie A, come fece l’ottobre scorso.

Dopo gli Stati Uniti c’è solo l’Italia?

Negli Stati Uniti hanno un campionato poco competitivo perché non hanno ancora sufficiente cultura calcistica; noi abbiamo sempre meno calcio perché lo stiamo distruggendo. É sparita la Serie C; è poco credibile anche la Serie B e la Serie A ha circa metà delle squadre non proprio in salute.

Ibra, probabilmente, sovrasterebbe ancora tutti a parte De Ligt, Skriniar e Koulibaly. Chiellini è infortunato. Ibrahimovic farebbe ancora la differenza e Ancelotti lo sa bene. Al Napoli mancano la personalità di Ibra e l’entusiasmo che porterebbe il suo ingaggio per poter infastidire la Juventus, finalmente di Maurizio Sarri, e l’Inter di Antonio Conte, tornata Pazza per un pranzo domenicale. Lautaro Martinez, in Argentina, è considerato il nuovo Gabriel Omar Batistuta e Batigol era molto amato. All’Inter serve un centrocampista capace di abbinare grande qualità e fisicità più che una punta.

Ibra non accetterebbe ancora di fare da panchina a Romelu Lukaku. Vuole ancora essere protagonista in un campionato che abbia appeal, temo sia questa l’unica verità. Andare in Svezia adesso non sarebbe da Ibrahimovic e l’unico posto dove può trovare qualcuno disposto a buttare soldi per un calciatore ormai al tramonto è l’Italia.

Non intendo dire che gli altri campionati nobili siano migliori e noi degli asini. Intendo dire che gli altri fanno funzionare le cose a proprio modo, noi non ci proviamo neanche.

Il calcio ormai è intrattenimento

Il calcio come sport è morto ovunque. Ormai è intrattenimento, al pari di una serie Tv. Inglesi, spagnoli, tedeschi e francesi hanno riformato il sistema trovando il proprio nuovo modo di fare business con il calcio; hanno confezionato spettacoli a proprio modo interessanti, piacciano o meno, l’Italia no. 

Il nostro calcio è opaco, a livello di spettacolo generale, sia dentro che fuori dal campo, tv compresa. È poco tecnico, poco fisico, noioso e quasi totalmente privo di una reale competizione, se non per posizioni secondarie. All’estero, in pochi seguono la Serie A.

A livello tecnico Madre Natura potrebbe ancora fornirci una nidiata di talenti capaci di vincere tutto. Il problema è che gli altri hanno capito che il mondo è cambiato, mentre noi continuiamo con i Lotito, i De Laurentiis, gli Ibrahimovic e le discussioni sugli stadi nuovi. Gli altri ricostruiscono, noi ci ostiniamo a suonare mentre la nave affonda.

L’importanza di Sandro Tonali

Ci auguriamo ancora che un calciatore di 38 anni torni in Italia per emozionarci. Idolatriamo un allenatore che cambiò il calcio trent’anni fa. Continuiamo a ritenere il Milan una grande squadra solo per il nome, sminuendo l’Atalanta. La linea verde dell’Italia di Roberto Mancini non esclude il ritorno di Daniele De Rossi – che dopo un inizio promettente rischia il taglio al Boca Juniors, poco convinto dalle condizioni di Capitan Futuro – e di Gigi Buffon, nel cui ruolo c’è già sufficiente concorrenza.

La Nazionale ha bisogno di Sandro Tonali. Non è Andrea Pirlo, come lui non ne nasceranno più e a giocare non tornerà più. Sandro Tonali è uguale a sé stesso e di talenti così non se ne vedono da anni. Oggi dovrà essere ancora più forte per il suo Brescia, nuovamente orfano di Daniele Dessena. In bocca la lupo, Daniele (sperando che sia solo uno spavento)!

Tommaso Lavizzari
Giornalista, scrittore e autore. Si occupa di lifestyle e di sport in tutte le loro declinazioni. É stato Direttore editoriale di Sport Tribune e Soccer Illustrated per Bel Vivere Media. É collaboratore di varie realtà editoriali, tra cui GQ, Esquire, Macro Cultura e Spettacoli de Il Messaggero, Fashion Illustrated e molte altre. Si occupa principalmente di creare e sviluppare progetti editoriali per brand, realtà aziendali e imprenditoriali di varia natura. É autore, conduttore e regista di C’era una volta O Rei, format dedicato a una visione più pop del calcio e dello sport. É commentatore calcistico per SportItalia e altre televisioni private. Ha una rubrica personale dedicata al calcio su cisiamo.info chiamata «Contropiede». Nel 2014 ha realizzato con Francesco Aldo Fiorentino, per Volo Libero Edizioni, il libro «Surfplay, il migliore è quello che si diverte di più». Nel 2018, sempre con Francesco Aldo