Riccardo Svanera, lo scouting come volano per la caccia ai talenti

Intervista di CiSiamo.info a Riccardo Svanera. Un viaggio all'interno del mondo dello scouting con un'analisi di ciò che accade in tutto il mondo.

Scouting, intervista a Riccardo Svanera
Scouting, intervista a Riccardo Svanera (foto Facebook)
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Lo scouting come forma di ricerca del talento, per coltivarlo, e regalarlo al calcio italiano. Come vive il calcio italiano questa fase, d’epocale cambiamento? Lo abbiamo chiesto al procuratore Riccardo Svanera che in esclusiva a CiSiamo.info ha raccontato il mondo dello scouting, la vita degli intermediari in lungo e in largo alla caccia di talenti.

Partendo da un presupposto, secondo lei quanto è importante per una società di calcio avere una rete scouting?

“Per una società di calcio, come per tutte le società sportive di qualsiasi sport, l’attività di scouting è fondamentale. Sia per produrre risultati sportivi che di bilancio e societari. quella dell’osservatore di una società sportiva è un ruolo importante e molte volte sottovalutato. Un ruolo delicato perché possono e devono essere d’aiuto sia all’allenatore e quindi alla parte tecnica che alla società per la programmazione futura. Negli ultimi anni l’occhio umano (importantissimo e fondamentale nello scouting) è stato affiancato dalla tecnologia. Aiuto, a mio parere, doveroso e obbligatorio. Ad un lavoro ‘Live’ bisogna necessariamente affiancare un lavoro video. Sempre con le dovute proporzioni certo, ma è un fattore da cui non possiamo prescindere. I motivi di questo bisogno tecnologico sono molti, per primo il fatto che per una società risulta quasi impossibile tenere sotto controllo tutte le manifestazioni”.

“Ora con l’utilizzo del video si può comodamente scindere la fase di ricerca da quella d’osservazione, prima svolta in un tutt’uno dagli osservatori delle società. Per secondo faccio un discorso puramente economico, con il risparmio da parte delle società di molti soldi grazie alla tecnologia. Per una società resta fondamentale individuare il calciatore più utile alle proprie necessità e vicino ai propri parametri valutativi. Ecco l’importanza dello scouting. A mio parere i principi dello scouting dovrebbero essere come la Bibbia anche per noi Agenti Fifa”.

Nel corso della sua carriera, che differenze ha riscontrato tra Italia e gli altri Paesi?

“Negli ultimi anni ho dedicato più tempo lavorativo e professionale a visionare calciatori all’estero. Se devo trovare una pecca nel modo di operare in Italia, è che qui da noi conta ed è diventato più importante il procuratore o intermediario che il calciatore. Dovrebbe essere il contrario. all’estero, in molte realtà che ho visto e analizzato non conta chi porta il calciatore, conta cosa si porta. Analizzano l’atleta in modo certosino e una volta scelto hanno la capacità strutturale ed economica di creare intorno a lui un habitat favorevole per la propria crescita. Ultimamente sono stato a Londra e ho avuto modo di vedere da vicino il modello Tottenham e come Pochettino crea sin dalle basi il concetto di scouting ai minimi termini”.

“Nel centro di allenamento ogni atleta ha a disposizione una stanza ricreata secondo le proprie abitudini casalinghe, di gusto e climatiche. Siamo all’eccesso forse, ma deve essere uno spunto per capire come lavorare sulla testa a volte conta di più che lavorare sul fisico. In Italia il vero handicap lo abbiamo sulle strutture. Società spesso fantasma, senza progettazione, burocrazia lunga e a rimetterci è il talento e la sua crescita”.

Sudamerica terra di talenti da sempre. È cambiato qualcosa negli ultimi anni?

“In Sudamerica c’è da sempre una grande quantità di talento abbinata ad una grande fame. quella che da noi manca in molti giovani. La Fame. Un fattore che io quando faccio scouting tengo sempre sottocchio. La fame ti fa arrivare, ti fa superare le avversità. In Sudamerica ne hanno in abbondanza. altro fattore che aiuta e accelera la crescita è quello economico. Lì, le società sportive hanno come principale obiettivo quello di vendere e fare cassetto, quindi lanciano giovani ragazzi nei campionati di massima serie anticipando spesso i tempi. Senza l’assillo della vittoria questi ragazzi crescono e maturano una esperienza che precede di qualche anno quella dei ragazzi europei. L’arrivo dei fondi di investimento nel mercato sudamericano ha portato molti cambiamenti nelle trattative, molto più lunghe e difficili. Non si strappa più un ragazzo facilmente. Anche perché molte nazioni come il Messico, cresciute negli anni, ora sono vere e proprie potenze a livello economico”.

Quale è un mercato sottovalutato da cui poter attingere?

Ci sono molti mercati sottovalutati o non osservati con cura. Ad est a mio avviso c’è ancora molto da scoprire, una terra che sia fisicamente che tecnicamente ha sempre offerto molto. Panama è un’altra nazione e terra che mi salta subito in mente, e che dopo questo buono mondiale u20 sarà visitata da molti addetti ai lavori. Negli ultimi anni è cresciuta molto il nord europa, soprattutto perché, come spiegavo in precedenza, le società hanno potere economico e infrastrutture per poter far crescere talenti”.

E l’Italia, da cosa non può prescindere per consolidarsi a livello mondiale?

“L’Italia ha bisogno di infrastrutture. abbiamo la più grande scuola tecnica e di idee del mondo, i migliori allenatori con la capacità di insegnare calcio e sviluppare le capacità tecniche. Ne è una dimostrazione l’ottimo lavoro fatto da Viscidi, Nicolato e tanti altri in questi anni. Ma senza le strutture adeguate è un lavoro limitato, che si ferma sempre sul più bello. Mi piace pensare a una frase che mi ripeteva spesso il compianto maestro Casiraghi (osservatore storico dell’Inter). Bisogna cogliere il frutto dall’albero, prima che si trovi al supermercato. Noi, in Italia, non stiamo dando da bere agli alberi e fatichiamo a costruire supermercati. Il frutto, quello si, è sempre di qualità”.