L’urlo di Tardelli sul minibot da 5 euro, e i tedeschi la prendono male

I minibot del Tesoro un risultato lo hanno già ottenuto: mandare in bestia anche nella sola versione prova i tedeschi, e finanza e conti di stato c'entrano poco.

L'urlo di Tardelli sui minibot da 5 euro
L'urlo di Tardelli sui minibot da 5 euro
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Che piacciano o meno da un punto di vista economico, i minibot del Tesoro un risultato lo hanno già ottenuto: mandare in bestia anche nella sola versione prova i tedeschi, e finanza e conti di stato c’entrano poco. A far masticare amaro, anzi amarissimo i concittadini di Angela Merkel è stata la scelta dell’immagine storica da imprimere al più piccolo dei minibot, quello da 5 euro: l’urlo di Marco Tardelli. “La celebre esultanza – spiega Giornalettismo che ha trattato l’indiscrezione – è stata infatti selezionata come raffigurazione per i buoni del Tesoro che rientrerebbero nelle ricette salvaconti del presidente della Commissione Bilancio Camera, il leghista Claudio Borghi”.

L’urlo di Tardelli sul minibot da 5 euro

C’è poco da spiegare ai 50enni di oggi e forse tutto a millenials e giù di lì. Estate 1982, è l’11 luglio, finale del campionato del mondo al Santiago Bernabeu di Madrid, l’Italia di Bearzot, Paolo Rossi e Bruno Conti affronta la Germania di Derwall, Rumenigge (quel giorno sugli spalti) e Breitner (che avrebbe segnato). I frames di quell’incontro memorabile sono ormai parte della memoria collettiva tricolore, non solo pallonara: “Al 24′ minuto del secondo tempo, Marco Tardelli realizza la rete del momentaneo 2-0 (la partita terminerà 3-1 per l’Italia)“. Appena segnato Tardelli inizia una corsa folle verso la metà campo, urla, piange, agita i pugni contro il petto ansimante e grida ininterrottamente scuotendo la testa freneticamente con gli occhi semichiusi “goool!”. Tardelli che fa l’ossesso nella finale in cui mazzolammo la Germania ai Mondiali dell’82 è da sempre l’immagine Waterloo del calcio e dell’orgoglio tedesco.

E’ un totem sportivo universale della gioia di chi vince e dell’amaro che chi perde masticherà per decenni, nei secoli dei secoli e amen amico crucco. “Quando furono diffuse su Twitter le prime immagini sui fac-simile delle banconote – spiega ancora Giornalettismo – arrivarono alcune critiche da parte dei media tedeschi. Fu il quotidiano Bild che definì “offensiva” la scelta di mettere l’urlo sul minibot italiano da 5 euro. Dal canto suo Marco Tardelli, che di urlare in quel campo non ha mai smesso, come noi d’altronde, sul fenomeno ha una sua teoria: “Mi pare evidente che i tedeschi mi temano ancora, vorrà dire che entrerò in politica”.

Giampiero Casoni
Giampiero Casoni, 50enne nato a Cassino, è da sempre un cronista di giudiziaria. Ha collaborato ed operato in redazione per Ciociara Oggi, La Provincia, di cui ha curato anche l'edizione nazionale e Provincia quotidiano, che ha recentemente accompagnato in esequie editoriali. Ha partecipato alla fondazione e vita di numerosi free press e pubblicato pezzi per agenzie dell'Alto Casertano aventi a tema soprattutto la camorra aversana. Autore di numerose inchieste sulla camorra domitia dei La Torre, si è cimentato anche con la scrittura, pubblicando romanzi sui clan secondiglianesi e sillogi poetiche. Appassionato di storia e umorista a tempo perso, cura con molta approssimazione e svogliatezza il blog Bignè all'aceto, di cui intende, da qui a qualche secolo, riesumare i fasti potenziali assieme alla compagna, la scrittrice Monia Lauroni, moderna eroina martirizzata dal suo perenne borbottare.