Franco Colomba, l’intervista a CiSiamo.info: «Nel mio cuore tante esperienze calcistiche»

Intervista a CiSiamo.info per Franco Colomba. Una carriera su diverse panchine importanti della Serie A tra cui Bologna, Napoli e Parma. Senza dimenticare Avellino e Reggina.

Franco Colomba, intervista esclusiva ai microfoni di CiSiamo.info
Franco Colomba, intervista esclusiva ai microfoni di CiSiamo.info

Prosegue il viaggio di CiSiamo.info alla scoperta dei personaggi che hanno reso grande il calcio italiano. Un calcio che non c’è più nell’accezione più nostalgica del termine, fatto di valori, sentimenti, stimoli che andavano aldilà di ogni ricco contratto. I risultati, il calore della gente, i miracoli sportivi, li conosce bene, da calciatore e da allenatore, Franco Colomba che si è raccontato in esclusiva ai nostri microfoni.

Franco Colomba, com’è cambiato il calcio negli ultimi 20 anni?

“Si dice sempre che il calcio cambi radicalmente, ma non è così al 100%, perché vincono sempre le squadre coi migliori giocatori, qualche volta c’è una outsider. Adesso è molto difficile che vinca lo scudetto il Verona o il Cagliari, però che si mettano in luce, come l’Atalanta di adesso, ci sta, perché sono squadre che si propongono bene. Anche e soprattutto le squadre di provincia riescono ad esprimere buon calcio, che magari non è vincente e non consente di raggiungere l’obiettivo, vedi l’Empoli, però questa è comunque una buona cosa. C’è un calcio più propositivo di una volta da parte di determinate squadre che non hanno una qualità eccelsa e che però tramite il collettivo riescono a imporsi. Sotto questo profilo c’è una crescita”.

Tornando alla sua carriera da calciatore fra Bologna, Modena, Sambenedettese, Avellino, quale di queste avventure Le ha lasciato una traccia profonda?

“Penso che quando vivi a Bologna e giochi nel Bologna è indubbiamente una situazione ottimale, che mi ha appagato in alcuni anni. Avellino è quella che mi ha regalato più emozioni e più soddisfazioni, perché andarci nel post terremoto e risollevare il morale era motivo di orgoglio. Anche Bologna, per aver raggiunto qualche salvezza, ho sofferto negli anni della retrocessione, però nel complesso mi ha dato belle cose. Avellino mi ha dato molto anche sotto il profilo umano”.

Due momenti che le vengono in mente nellla sua carriera da allenatore?

“Salvare il Bologna mi ha appagato molto, così come salvare il Parma, l’Ascoli. Poi quando stai 5 anni a Reggio Calabria, retrocedi e poi rivinci il campionato, credo che siano tutti momenti di grande soddisfazione. A Reggio Calabria riuscire a coinvolgere una città, una provincia, anche una regione è una rivincita per tutti. C’era una città che risplendeva, una squadra che giocava a calcio, con i vari Pirlo, Baronio, Kallon, Cozza: giocatori di qualità in una squadra di provincia e con loro ci siamo salvati facilmente”.

Fra i tanti calciatori, quale può essere considerato un fuoriclasse, oltre a Pirlo?

Baronio meriterebbe per la qualità nel suo stare in campo, le sue geometrie, il lancio. Con Pirlo componevano una coppia strepitosa. Credo che Baronio potenzialmente sarebbe potuto essere un fuoriclasse, poi alla Lazio ha dovuto confrontarsi con Veron e compagnia e anche lui ha sofferto molto, però credo che fosse un buon giocatore. Anche Adailton per quello che faceva in campo aveva qualcosa in più”.

Franco Colomba, c’è la tendenza di tornare ad affidarsi ad allenatori esperti, vedi Prandelli, a discapito di allenatori rampanti. Come se lo spiega?

Allenare non è come andare in bicicletta, è difficile prendere in mano una squadra e capire le cose subito. Gli allenatori che allenano magari una squadra non eccelsa e vogliono far vedere che sono capaci e probabilmente lo sono e lo saranno, ma poi la realtà del campionato è dura, ti mette alla frusta, serve maturità, quindi alla fine si è torna ad allenatori più navigati”.