Gianfranco Cicchetti e la professione dell’agente nel mondo del calcio

Il ruolo dell'Agente Sportivo in un contesto come quello del calcio. L'intervista a Gianfranco Cicchetti attraverso un viaggio sulle evoluzioni del settore.

L'intervista all'agente Gianfranco Cicchetti (foto Twitter)
Clicca qui per ascoltare l'articolo

Il calciomercato è dietro l’angolo, le prime manovre sono già partite da tempo e c’è chi pensa a rimediare agli errori del passato, chi a consolidare la sua leadership. E poi c’è chi decide le sorti dei propri assistiti, consigli, trattative, decisioni. Il mondo degli agenti si muove e accelera alla velocità della luce, al passo con ogni repentino cambiamento della nostra società. Sta cambiando in meglio o in peggio. Lo scopriamo con Gianfranco Cicchetti, agente che si è raccontano a CiSiamo.info.

Come sta cambiando l’attività dell’agente negli ultimi anni?

”L’attività dell’Agente Sportivo sta cambiando anno dopo anno. Parlando della mia esperienza personale, a partire dal 2003, anno in cui sono diventato agente abilitato dalla Figc, la situazione si è evoluta in maniera esponenziale e forse anche inevitabile. Basti pensare che dal 2015 in poi, anno della Degurelation (liberalizzazione della figura di Agente), il regolamento è stato modificato almeno quattro volte in 4 anni, creando sicuramente delle modifiche sostanziali e spesso tanto diverse tra loro. Credo assolutamente che in futuro si andrà sempre più verso la figura dell’agente intermediario, anche occasionale, e che le grandi agenzie avranno sempre più la meglio sulla figura del piccolo-medio agente, un po’ come avviene soprattutto nel mondo sportivo anglosassone. Prima o poi, anche il sistema italiano andrà verso quella direzione, soprattutto se vorrà competere ad alto livello nel panorama calcistico internazionale”.

Qual è la maggiore difficoltà per chi si avvicina a questo mondo?

”È una professione molto particolare, forse anche elitaria. È un’attività che non conosce orari, io la definisco una 24/7, perché ti porta a essere disponibili e presenti sempre, a fare tanti km e spesso a trascurare affetti e famiglia. Si tratta di un settore per certi versi abbastanza chiuso al suo interno, molto radicato e incentrato sui rapporti interpersonali tra i vari addetti ai lavori, assolutamente non semplice per chi dall’esterno prova ad inserirsi, soprattutto se senza esperienza e conoscenze”.

“Certamente chi ha giocato a calcio a certi livelli, almeno inizialmente, parte con alcuni vantaggi, tra i quali quelli di avere già contatti e rapporti esistenti, ma poi, come in tutti i settori, sono la qualità e la bravura a emergere drasticamente. Se Raiola, Mendes, ed altri agenti importanti, non hanno un sostanziale passato calcistico, un motivo ci sarà sicuramente. Aver giocato a calcio è una cosa, fare l’agente è un’altra. La selezione avviene in maniera naturale e temporale, inevitabilmente”.

Come i social hanno cambiato l’approccio al lavoro?

”Lo hanno cambiato tanto. Da un lato c’è una maggiore possibilità di avere contatti molteplici, più rapidi e veloci rispetto al passato. Dall’altro gli addetti ai lavori sono maggiormente esposti al pubblico dei social, tanto da avere la possibilità di ricevere più velocemente critiche positive e negative. Da non trascurare, inoltre, la possibilità di potersi sponsorizzare in maniera molto più consistente rispetto a tanti anni fa. Tutto questo ha finito per modificare anche il modo di comunicare e interagire tra i calciatori e gli agenti. Sono assolutamente favorevole all’utilizzo e allo sfruttamento dei social, purché fatto in maniera intelligente”.

Cosa rende orgoglioso maggiormente Gianfranco Cicchetti fin qui?

“Ciò che mi rende orgoglioso è vedere qualche ragazzo, che ho scoperto e lanciato, arrivare ad alti livelli. Aver mantenuto a distanza di anni rapporti personali importanti con tanti addetti ai lavori e sicuramente anche veder crescere anno dopo anno il numero e la qualità dei miei assistiti. Come dico sempre, però, il traguardo più bello è quello che ancora deve ancora venire”.

Obiettivi per il futuro?

“Non mi piace molto progettare. Preferisco guardare a domani, a un giorno alla volta. Il lavoro alla lunga paga sempre. Spero un giorno possa ripagarmi a livello di soddisfazioni del tanto impegno e dei sacrifici profusi in quasi vent’anni di attività”.