Miccoli in Appello: «Sbagliai a definire “fango” Falcone, sono pentito»

Fabrizio Miccoli (foto Youtube)
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Da star del calcio a “paria” della società civile, per una frase pronunciata contro Giovanni Falcone. Fabrizio Miccoli, ex calciatore di Palermo e Juventus, parla in una intervista a Sportitalia della famosa intercettazione telefonica che segnò la fine della sua carriera e della sua onorabilità di uomo. “Sono cinque anni che cerco di mettermi a disposizione per arrivare alla verità, quello non è il mio pensiero. Ho cambiato vita e per quella cosa ho smesso di giocare”.

Miccoli e l’intervista a Sportitalia

Miccoli era andato a processo per estorsione aggravata dal metodo mafioso, un processo che lo aveva visto condannato a 3 anni e sei mesi di carcere. Durissime le motivazioni a corredo di quella condanna: Miccoli si sarebbe avvalso dell’amico Mauro Lauricella, figlio del boss della Kalsa palermitana, per innescare “forme di risoluzione tipiche delle cosche mafiose”. Anche il linguaggio pare fu consono al mondo delle coppole storte. In questi giorni, in cui si è aperto il processo di appello, Miccoli è tornato su quella frase che lo bollò definitivamente.

In quella intercettazione il calciatore definì infatti “fango” Giovanni Falcone. Il calciatore chiese ripetutamente scusa dopo che il contenuto di quella intercettazione veniva diffuso nelle more del procedimento, ma ormai la “fatwa” etica era lanciata. Miccoli ha affermato che gli piacerebbe incontrare Maria, la sorella del giudice ucciso dalla mafia a Capaci. “All’epoca ci provai anche, ma poi capii la situazione e lascia perdere”.

Giampiero Casoni
Giampiero Casoni, 50enne nato a Cassino, è da sempre un cronista di giudiziaria. Ha collaborato ed operato in redazione per Ciociara Oggi, La Provincia, di cui ha curato anche l'edizione nazionale e Provincia quotidiano, che ha recentemente accompagnato in esequie editoriali. Ha partecipato alla fondazione e vita di numerosi free press e pubblicato pezzi per agenzie dell'Alto Casertano aventi a tema soprattutto la camorra aversana. Autore di numerose inchieste sulla camorra domitia dei La Torre, si è cimentato anche con la scrittura, pubblicando romanzi sui clan secondiglianesi e sillogi poetiche. Appassionato di storia e umorista a tempo perso, cura con molta approssimazione e svogliatezza il blog Bignè all'aceto, di cui intende, da qui a qualche secolo, riesumare i fasti potenziali assieme alla compagna, la scrittrice Monia Lauroni, moderna eroina martirizzata dal suo perenne borbottare.