Ippolito: “Tamponi dai medici di base”

Giuseppe Ippolito, direttore scientifico all'Istituto Spallanzani di Roma, è intervenuto al Meeting 2020 di Rimini, all'incontro 'Peggio di questa crisi c'è solo il dramma di sprecarla: dialogo sulla ripartenza'.

Coronavirus bollettino
Foto: PIxabay

Giuseppe Ippolito, direttore scientifico all’Istituto Spallanzani di Roma, è intervenuto al Meeting 2020 di Rimini, all’incontro ‘Peggio di questa crisi c’è solo il dramma di sprecarla: dialogo sulla ripartenza’.

Le parole di Ippolito

“In autunno servirà essere preparati per evitare nuove emergenze, servirà fare i test a tutti quelli che hanno un’affezione respiratoria e cercare di portare il minor numero di pazienti in ospedale. I medici di famiglia dovranno andare a vedere le persone a casa, dovranno fare loro stessi i tamponi. Se non si ristabilisce questo sistema per cui le persone non si portano in ospedale, non riusciremo a farcela”.

Medici di base

“I medici di base sono una categoria potente, una categoria che ha grande ‘appeal’ sulla politica. E quindi serve una politica per i medici di medicina generale, perché siano il primo riferimento. Nei Paesi dove non c’è molto, il medico e il farmacista e il notaio sono le persone più rappresentative. Facciamo sì che il ruolo del medico di famiglia torni. Se non facciamo così su tutto il territorio nazionale, non riusciremo a fare quel passo avanti che garantisce la continuità della cura e il monitoraggio necessario”.

Coronavirus

“All’inizio della pandemia non ci aspettavamo tanti morti, soprattutto nei Paesi occidentali. Questa è la dimostrazione lampante che non si può giocare con le epidemie. Bisogna prepararsi. E questo significa fare ricerca sulla preparazione. Significa avere autorità sanitarie che investono in preparazione”.

Misure

“Spesso si è preparati a chiacchiere. Senza avere strutture dove vengono mantenuti i dispositivi di protezione, senza adeguata scorta di dispositivi, senza che si preveda il tipo di approvvigionamento. Non saremo mai pronti ad affrontare queste emergenze senza una ricerca sistematica su questi temi, senza investimenti su strutture nazionali e modelli nazionali in grado di mettere a punto, per esempio, un vaccino, un anticorpo invece di aspettare gli americani che poi bloccano la disponibilità per il loro Paese oppure sperando di farli produrre in Cina a basso costo”, ha concluso.