Tumore al seno, un nuovo farmaco consentirà di evitare la chemio

Crescono le aspettative per le pazienti colpite da metastasi: il nuovo trattamento sarà disponibile anche in Italia

tumore al seno
Foto: Pixabay

Il tumore al seno rappresenta la neoplasia più diffusa per incidenza nella popolazione femminile: in base ai numeri almeno una donna ogni otto risulta colpita nell’arco della sua vita. Grazie ai progressi della medicina e alla prevenzione resa possibile dagli screening, il problema può però essere curabile, soprattutto se viene preso quando ancora ha dimensioni ridotte. La mortalità risulta infatti essere in continuo calo (-0,8% all’anno) e il merito di questo è dovuto proprio alle terapie ormai diventate sempre più efficaci.

Non ci si vuole comunque fermare qui e si punta a migliorare ulteriormente questi numeri, affinché chi risulti colpito dalla malattia possa non sentirsi abbattuto ma combattere con ancora più coraggio. E una novità importante si sta profilando anche nel nostro Paese: in caso di tumore al seno metastatico, purtroppo ancora diffuso, non sarà più necessario affidarsi alla chemioterapia.

Stop alla chemioterapia

Quando si viene colpiti da una diagnosi di tumore non subentra solo la paura di non farcela, ma anche quella legata alle cure che dovranno essere seguite. Tra le terapie più temute c’è certamente la chemio, che genera effetti collaterali da non sottovalutare, tra cui c’è la perdita dei capelli, una fase che spaventa terribilmente soprattutto le donne proprio perché suona come un “marchio” tipico di chi è malato.

Per chi si trova ad affrontare un cancro al seno già con metastasi il problema potrebbe essere però ridotto. Aifa ha infatti approvato l’utilizzo dell’abemaciclib, un nuovo farmaco sviluppato e prodotto da Lilly che è un inibitore selettivo delle chinasi ciclina-dipendenti (Cdk 4&6). I risultati in fase sperimentale sono già importanti: in una terapia insieme a un altro farmaco della terapia ormonale, il fulvestrant, l’abemaciclib ha portato a migliorare l’aspettativa di vita, con una mediana di 46,7 mesi rispetto ai 37,3 mesi di solo trattamento con fulvestrant.

Ben 10 mila donne italiane potrebbero quindi sfruttarlo ogni anno per affrontare la neoplasia quando ha già iniziato a diffondersi anche in altre parti dell’organismo. Questa soluzione potrà essere utilizzata carcinoma mammario avanzato o metastatico positivo ai recettori ormonali (Hr+), negativo al recettore del fattore umano di crescita epidermico di tipo 2 (Her2-). È il tipo di tumore del seno più frequente, che riguarda circa il 70% del totale dei casi in stadio avanzato.

Una speranza in più

Quando si riceve la notizia di metastasi nel proprio corpo si pensa quasi a un verdetto senza alcuna uscita, ma questo medicinale potrebbe rivelarsi provvidenziale proprio in questi casi.

” Abemaciclib – spiega Pierfranco Conte, docente di oncologia medica all’Università di Padova e direttore della divisione di oncologia medica 2, all’Istituto oncologico veneto – porta con sé numeri davvero importanti per moltissime donne con tumore del seno metastatico. Questo farmaco è un inibitore selettivo molto efficace in grado di prolungare il controllo della malattia nelle pazienti con tumore al seno sensibile agli ormoni. Aveva già mostrato un notevole beneficio in termini di sopravvivenza libera da progressione, ma ora, i risultati del Monarch 2, mostrano un miglioramento significativo anche nella sopravvivenza globale delle donne affette da carcinoma mammario avanzato HR+, Her2-. Ora queste pazienti hanno un’opzione di trattamento che può consentire loro un allungamento di vita. Non dimentichiamo che quando ricevono una diagnosi di carcinoma mammario avanzato, le pazienti apprendono anche che la loro malattia, per quanto possa essere gestita, rimane incurabile. Oggi possiamo offrire una speranza in più”.