Legge di bilancio 2019, legalizzate le professioni sanitarie per chi non ha il titolo di studio

La manovra propone una modifica alla legge 42/99, stabilendo una deroga per l'iscrizione agli ordini anche da parte dei professionisti senza titoli che abbiano lavorato, nell'arco di 10 anni, almeno per 36 mesi.

Legalizzate le professioni sanitarie per chi non ha un titolo di studio
Legalizzate le professioni sanitarie per chi non ha un titolo di studio

Legge di bilancio 2019, si alleggerisce la morsa, voluta dall’ex Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, in materia di professioni sanitarie. Nella manovra il comma 283 bis,  voluto dal M5S, modifica la legge 42/99, stabilendo una deroga per l’iscrizione agli ordini anche da parte dei professionisti senza titoli che abbiano lavorato, nell’arco di 10 anni, per almeno 36 mesi, anche in modo non continuativo. Viene così allargata la possibilità di accedere a molte attività professionali. Basta aver svolto professioni sanitarie infermieristiche, ostetriche, riabilitative, tecnico-sanitarie e della prevenzione senza il possesso di un titolo abilitante per l’iscrizione all’albo professionale per i 36 mesi stabiliti. La decisione, ovviamente, ha scatenato una raffica di critiche da parte delle associazioni di professionisti che giudicano il provvedimento inadeguato. “Un’assurdità“, lo hanno definito. 

Il testo prevede che quest’iscrizione “non comporterà un automatico diritto a un diverso inquadramento contrattuale o retributivo, a una progressione verticale o al riconoscimento di mansioni superiori”. Inoltre viene stabilito che “non potranno essere attivati corsi di formazione regionale per il rilascio di titoli”. È stato anche ampliato l’accesso alla professione di massaggiatore. A questo proposito, infatti, è stato abrogato l’articolo 1 della legge 403/71, nel quale si sanciva che “la professione sanitaria ausiliaria di massaggiatore e massofisiotarapista è esercitabile soltanto dai massaggiatori e massofisioterapisti diplomati da una scuola di massaggio e massofisioterapia statale o autorizzata con decreto del ministro per la sanità, sia che lavorino alle dipendenze di enti ospedalieri e di istituti privati, sia che esercitino la professione autonomamente”.

La critica delle associazioni

Il provvedimento non ha mancato di fare esplodere le polemiche fra le associazioni di categoria. La Federazione nazionale degli ordini della professione di ostetrica dichiara: “Leggiamo con preoccupazione la notizia della sanatoria. Si rischia di creare una breccia in un sistema che tutela e garantisce innanzitutto la salute pubblica dei cittadini. Sistema che rappresenta anche una sicurezza per le altre professioni sanitarie. Appartenere a un albo non è una semplice iscrizione. Significa dover dimostrare al nostro Sistema nazionale, e quindi alla collettività tutta, di possedere una serie di requisiti. Un percorso formativo di base e di specializzazione nel settore sanitario, di aver acquisito competenze e abilità, di aver superato esami e prove”.

Dello stesso parere anche l’Associazione italiana fisioterapisti. “Assisteremmo al paradosso che chi ha lavorato come dipendente o autonomo svolgendo attività riconducibili a quelle di una professione sanitaria come il fisioterapista, senza titoli di studio abilitanti all’esercizio, verrà iscritto in elenchi speciali, potendo così continuare a esercitare abusivamente. Manca la previsione di quali titoli di studio permetterebbero tale iscrizione. Mancano le modalità di verifica delle reali competenze degli iscritti agli elenchi speciali necessarie per potersi occupare della salute delle persone. Una assurdità totale. Nessuno, politica o sindacati, potrà cavarsela con la scusa di aver salvato posti di lavoro”.

Il Ministero della salute

Il ministero della Salute difende il provvedimento contenuto nella Legge di bilancio 2019. Ritiene che tuteli i numerosi lavoratori che oggi vedono la loro posizione a rischio. “Si tratta di decine di migliaia di persone che, a seguito dell’approvazione della legge 3 del 2018, pur operando nel settore sanitario da diversi anni, non sono nelle condizioni di iscriversi in un albo professionale come prescrive la nuova normativa. Parliamo in grande prevalenza di massofisioterapisti ed educatori professionali, ma anche di altre categorie più circoscritte. Tra questi alcuni non hanno partecipato alle procedure indette, a suo tempo, dalle medesime Regioni per la equivalenza ai titoli universitari non essendone prevista la necessità dal quadro normativo di allora; altri si sono formati attraverso corsi organizzati dalle Regioni che non possono essere riconosciuti validi per l’iscrizione agli albi”.

Il parere del Professor Maggiore

Il Professore Daniele Maggiore, ordinario di chirurgia, contattato dalla redazione di CiSiamo.info ha così commentato l’emendamento: “Penso sia inaccettabile che questo emendamento sia attuato”, ha detto il Professore. “Bisognerebbe capire chi siano gli specialisti di cui il Governo si serve come consulenti, perché è impossibile accettare che un tecnico di radiologia, un massaggiatore, uno che fa fisiochinesiterapia, che lavori in osteopatia, oppure un’ostetrica, chiunque insomma faccia una di queste professioni sanitarie possano esercitare senza avere un diploma e quindi, ufficialmente, senza avere conoscenze anatomo-fisio-patologiche di ciò di cui si tratta”. Il Professor Maggiore ha poi continuato:”Come fa un fisioterapista a fare massaggi, a lavorare sulla colonna o sul pavimento pelvico o sulla colonna cervicale, senza conoscere la fisiologia e le patologie? Si dice che devono lavorare per 36 mesi. Ma come fanno a lavorare per 36 mesi senza che abbiano uno straccio di conoscenza? Questa è una legge che non ha ragione di esistere. Io non mi vorrei mai far mettere le mani addosso da un fisioterapista che può fare danni o da un’ostetrica che può fare danni al nascituro, da un tecnico di radiologia che può danneggiare una persona. Quindi mi sembra un emendamento fatto da gente non competente e adeguata a governare”.