Alexa, come sta Google?

È meglio Amazon Echo o Google Home? Dipende dalle esigenze. Ecco il terzo appuntamento con Tech Anatomy.

Come negarlo? Quando due anni fa i primi dispositivi Google Home ed Echo (Alexa) si affacciavano sul mercato siamo un pò tutti rimasti col fiato sospeso: richiamavano l’immaginario collettivo dei film di fantascienza che tanto ci hanno fatto sognare in passato e ne abbiamo subito desiderato uno.

Una lenta invasione

Come ogni gadget “l’invasione” è partita dal mercato anglosassone e solo un anno dopo è sbarcata più o meno ovunque.
Un anno. In termini assoluti un lampo, in termini tecnologici un era.
E, da allora, ogni mese, se non addirittura settimana, la relativa tecnologia è andata via via perfezionandosi ed affinandosi fino ad arrivare alla ennesima generazione hardware (soprattutto i dispositivi di Amazon; Google si è un pò seduta sugli allori, rimanendo sostanzialmente invariata).

Tutto con un comando

Sì, perché se c’è una nota positiva è che tutti i miglioramenti avvengono lato server, quindi software. Certo, si può optare per l’ultimo uscito beneficiando magari di un suono migliore ma la sostanza non cambia: avere “qualcuno” che fa le cose per te con un semplice comando.
Già, “fare”. Perché i comandi che impartiamo ci permettono, tra le altre cose, di cambiare lo stato fisico, ad esempio, di una lampadina, di un elettrodomestico, di annaffiare le piante, di aprire la porta di casa.
Direte, perché non hai incluso anche Siri? Molto semplice: l’assistente di casa Apple funziona solo se avete un dispositivo della mela, iPhone in primis. Gli altri due sono totalmente indipendenti e non importa loro se il vostro telefono è un iPhone, un Samsung, uno Xiaomi o di un qualsiasi altro marchio.
Tornando quindi ai due contendenti, perché dover scegliere uno piuttosto che l’altro?
Li possiedo entrambi e da diversi mesi sono in ascolto (volutamente mi tengo fuori dalla discussione sulla privacy e le relative problematiche) in attesa di sottostare alle mie voglie, quindi posso dirvi con certezza che… non so dare una risposta.
Ognuno ha dei punti di forza ed ognuno le sue carenze. Quello che potrei fare, però, è suggerirvi il migliore in base alle vostre esigenze. 

Qual è il migliore?

Google Home ha un bel suono potente e con bassi discreti, quindi se lo doveste utilizzare per ascoltare musica direttamente (ma potete ovviamente inviarla anche al vostro impianto di casa) potrebbe essere un motivo per sceglierlo.
Echo Dot (3a generazione, il primo distribuito in Italia e con Alexa in italiano) è piccolino ed ovviamente con meno bassi ma suona molto meglio di quello di generazione precedente. Oltre ad essere più interessante dal punto di vista estetico. Diciamo che è il miglior entry level anche rispetto al Google Home Mini che è veramente basic e con un suono appena più potente di uno smartphone.
Però non voglio farne una questione Hardware, come dicevo prima.
Perché la vera differenza sta quando pronunciate “OK, Google” o “Alexa”.
 
Il primo, se volete usarlo come traduttore simultaneo, avere informazioni meteo o traffico, impostare promemoria o appuntamenti vince a mani basse. La fluidità e naturalezza delle risposte è ineguagliabile. Soprattutto quando deve parlare molto (ad esempio raccontando una storia o spiegandovi una definizione). Alexa è decisamente ancora un pò acerba, con intonazioni robotiche e punteggiature creative nella composizione delle frasi.
Un test su tutti: fatevi raccontare una barzelletta da uno e dall’altro. Con Google Home rischiate anche di ridire (accompagnati da suoni, applausi o risate stile comedy show). Con Alexa vi chiederete se sta dicendo sul serio e, nel caso, sarete presi dall’impulso di dargli una martellata ben assestata. A sua discolpa devo dire che negli ultimi tre mesi è migliorata tantissimo ma rimane sempre molto indietro.
 
D’altra parte se l’utilizzo che ne farete sarà legato prevalentemente a cose più pratiche, la velocità di risposta ed esecuzione di Alexa non ha paragoni.
Quando chiedo a Google, ad esempio, di spegnere la luce della cucina devo attendere un paio di secondi prima di sentirmi rispondere “Ok, spengo il dispositivo cucina” e poi vederlo fisicamente spegnere. Con Alexa, appena do il comando, risponde con un semplice “OK” e nello stesso momento lo sta già facendo. Una scheggia, senza fronzoli. Brava.
Nella selezione della musica (collegando all’assistente il vostro account Spotify, ad esempio) devo dire che Alexa è un pò più “rigida”, non riconoscendo sempre il pezzo richiesto mentre Google non ne sbaglia una.
Una nota, infine, su come viene sviluppata la compatibilità dei due assistenti con le migliaia di dispositivi per la demotica attualmente sul mercato. Entrambi sono veramente completi ma la differenza sostanziale sta proprio nel modo in cui questa compatibilità viene resa possibile.
Nel caso di Google, è la casa di Mountain View stessa che sviluppa (con contratti milionari, immagino) e distribuisce sui propri server. Nel caso di Echo, CHIUNQUE può sviluppare quelle che in Amazon hanno chiamato SKILLS rendendo quindi compatibile con Alexa anche il tostapane di vostra nonna. Più o meno.
Prendete quindi una decisione ma fatelo. Non ve ne pentirete.
Io, intanto, attendo con ansia qualcuno che sviluppi una skill per comandare il mio purificatore DYSON…
 
Max Schenetti
Malato di tecnologia dal (circa)1993, muore dalla voglia di provare tutto lo scibile al silicio. Nel corso degli anni accantona una discreta esperienza e disperde una notevole quantità di denaro, scrive diversi pezzi giornalistici, per lo più recensioni e anatemi, in giro per il web (e non) e continua nella sua affannosa ricerca del dispositivo perfetto.