Isabella De Monte (Pd): “Dobbiamo investire nella ricerca e nell’innovazione”

Turismo, trasporti e fondi europei sono le tematiche principali di questa intervista di Ci Siamo all'Onorevole Isabella De Monte, europarlamentare del Partito Democratico

Isabella De Monte
Turismo, trasporti e fondi europei sono le tematiche principali di questa intervista di Ci Siamo all'Onorevole Isabella De Monte, europarlamentare del Partito Democratico

Turismo, trasporti e fondi europei sono le tematiche principali di questa intervista di Ci Siamo all’Onorevole Isabella De Monte. Europarlamentare del Partito Democratico, De Monte a Bruxelles ha fatto parte della Commissione per i trasporti e il turismo.

Il turismo è una dei maggiori punti di forza del nostro Paese: quali sono le aree su cui si dovrebbe puntare maggiormente?

Il settore a cui ora si fa più attenzione è quello del turismo sostenibile. Si tratta della richiesta delle persone di avere anche una vacanza coerente al proprio modo di vivere, che abbia un’attenzione alla tutela dell’ambiente. Bisognerebbe cercare di valorizzare quelle realtà che sono recessive e in quelle località che sono ecosostenibili. Citiamo per esempio la scelta che è stata fatta a Lignano di avere una spiaggia “plastic free”. Una scelta coerente con la decisione che abbiamo assunto a livello europeo di eliminare dal 2021 la plastica monouso.

Se guardiamo al turismo che proviene dal di fuori dell’Unione Europea, una decisione importante è stata anche quella di favorire il rilascio dei visti. Si tratta infatti di favorire chi ha voglia di spostarsi nell’area Schengen, che oggi è più vasta rispetto al passato. L’esigenza di mobilità deve essere accompagnata anche da una regolamentazione più adatta ai tempi.

Però ci sono molte cose che si possono fare in tema di turismo. Ci sono dei fondi europei volti a innovare questo settore e anche a trovare delle forme curiose. Mi viene in mente la ricostruzione fiabesca di una località o la creazione, come è stato fatto, di un villaggio di pescatori di inizio Novecento. La gente vuole sempre più vivere un sogno, come vacanza, vivere un ambiente incontaminato. Quindi se questo è l’obiettivo ci deve essere anche una politica europea che possa essere in grado di sostenerlo.

Lei parlava dell’esigenza di mobilità, in quest’ottica come valuta la Tav?

Quello è il tratto di un corridoio mediterraneo che unisce sei Stati membri, e anche i fondi si chiamano Connecting Europe Facility. Quindi servono proprio a connettere, a fornire un meccanismo per collegare l’Europa. Inoltre quando noi realizziamo infrastrutture sostenibili come sono le strade ferrate andiamo in favore dell’ambiente.

Questi corridoi servono a dare una soluzione in termini di portata ma anche in termini ambientali perché il trasporto ecostostenibile è quello che avviene su asse ferroviario. Quindi oggi la priorità dell’Ue è far realizzare questi corridoi che servono a creare una rete europea, e lo fa anche con degli obiettivi di tutela ambientale dal punto di vista dei carburanti. Per questo, lungo gli assi di questi corridoi devono essere realizzati dei rifornimenti di carburante alternativo: gas naturale liquefatto, un domani anche all’idrogeno, l’elettrico… Il disegno dell’Europa è molto più vasto, ambizioso ma anche completo rispetto a quello che noi immaginiamo pensando a questa tratta transfrontaliera. Che è oggetto di contrasti, ma deve portarci a guardare molto più in là, al di fuori delle contestazioni locali, ad un’Europa più ecosostenibile.

Lei parlava di infrastrutture che andrebbero ad inserirsi in un progetto più ampio. Ci sono delle altre infrastrutture di cui l’Italia e l’Europa avrebbero bisogno?

Abbiamo bisogno di completare questa rete: noi parliamo sempre dell’asse centrale ma poi c’è quella secondaria. Non esistono solo gli assi portanti, bisogna realizzare anche quelli secondari, in vista dell’obiettivo, che è quello della sostenibilità ma anche quello della sicurezza. Il trasporto su strada è più pericoloso: purtroppo ci sono ancora molte vittime sulla strada e l’obiettivo europeo è quello di ridurre questi incidenti.

C’è poi il tema degli aeroporti: aumenta il traffico e noi dobbiamo fare in modo che gli aeroporti non siano solo agglomerati giganti in cui c’è un grande afflusso automobilistico. Dobbiamo pensare anche ai nostri aeroporti più regionali, in cui ci sia anche una maggiore vicinanza al cittadino che si deve servire del trasporto aereo. E’ un obiettivo più a lungo termine ma anche il trasporto aereo si dovrà adeguare all’esigenza di avere un carburante alternativo, cosa al momento difficile però non impossibile.

Sempre a proposito di trasporti, è uscita di recente una nuova normativa che riguarda i diritti dei passeggeri del traspèorto ferroviario. In cosa consiste?

Siamo ad una prima lettura, ma molto importante perché si avvicina all’esigenza dei passeggeri. Il rimborso in caso di ritardo viene scaglionato, ma nel caso di ritardo superiore alle due ore diventa rimborso totale del biglietto.

C’è un secondo aspetto che è quello dell’accessibilità, perché finalmente si dà una risposta più vicina alle esigenze delle persone con disabilità e che oggi devono dare un preavviso di minimo due giorni. Anche in questi casi, a seconda delle dimensioni della stazione si avrà un minimo di preavviso ma certamente più favorevole rispetto ad ora.

E poi c’è una tematica frequente, cioè quella della sostenibilità, che si concretizza nell’obbligo di avere scompartimenti per biciclette in tutti i treni nuovi e in quelli ristrutturati. Il fatto che ci sia un combinato di bici più treno, diventa non più qualcosa di aggiuntivo rispetto all’offerta, ma diventa parte integrante del trasporto. Una riforma ambiziosa che ha trovato molte resistenze da parte delle imprese ferroviarie ma che è lo specchio di quello che è l’Europa: che si avvicina ai cittadini e che è lontana invece dagli interessi di imprese statali o private. E quindi dà risposte ad un modo di vivere più rispettoso dell’ambiente.

Un’europa che cerca di essere più vicina ai cittadini che invece sembra si stiano un po’ allontanando

Si perché purtroppo l’informazione non ci aiuta. Per vendere giornali è sempre meglio pubblicare notizie negative sull’Europa, e noi invece dobbiamo dare tutte le informazioni. Sono i cittadini che devono scegliere con il voto, ma il voto deve essere consapevole. In questo momento noi come eurodeputati facciamo fatica a far arrivare le notizie ai cittadini perché le nostre forze singole non sono sufficienti per arrivare alla generalità dei cittadini. Oggi siamo 73 eurodeputati rispetto ad una realtà di italiani di 60 milioni di abitanti. Quindi è chiaro che le nostre forze sono minuscole rispetto ad una popolazione molto ampia: abbiamo bisogno di essere accompagnati dai media, perché i giornali facciano arrivare di più queste notizie, che non devono riguardare solo i capi di Stato e di governo ma anche il lavoro parlamentare che è stato intenso e ha portato dei risultati.

I bandi per i fondi europei sono molti, in che misura l’Italia riesce ad usufruirne?

L’Italia sta facendo progressi ma siamo un po’ indietro rispetto ad altri. Siamo ancora molto orientati a pensare ai fondi che mette a disposizione lo Stato o le regioni. Questo ci allontana dall’idea di opportunità che invece esiste. Io ho creato un portale per la ricerca dei fondi europei e l’ho messo a disposizione, e si dovrebbe fare un’attività molto intensa di diffusione, informazione, su questo fatto. Sia da parte degli enti pubblici ma anche dalle categorie professionali, economiche.

E si dovrebbero possibilmente aiutare i giovani ad avere un tipo di formazione del genere, anche per una possibilità lavorativa. I fondi europei ci saranno sempre e il fatto che si possano avere dei progetti innovativi, con un valore europeo vuol dire aiutare la crescita dei territori. Danno valore aggiunto e dobbiamo essere in grado di sfruttarli per una dupilce ragione. Da una parte ci portano delle attenzioni, pensiamo alle energie rinnovabili, su cui abbiamo fatto degli enormi passi in avanti perché abbiamo avuto dei fondi che ci hanno aiutato. Dall’altro lato servono anche per portare delle risorse sui nostri territori, in modo da portare lavoro e occupazione.

E’ curioso vedere anche i progetti realizzati. Si capisce che c’è tantissima creatività. Anche con fondi non elevatissimi si possono fare cose interessanti, la gente ha delle curiosità, per cui andare a vedere un villaggio di pescatori del 1900, per esempio, è un tipo di vacanza diverso, che poi ha anche delle implicazioni lavorative. In questo caso parte dei fondi europei destinati al campo della pesca sono andati a pescatori che per incrementare il loro reddito fanno anche le guide turistiche. Chi meglio di un pescatore può raccontare storie e aneddoti, quindi dare anche un valore alla vacanza?

In questo modo si può creare novità e accompagnare la ricerca, e infatti i fondi Horizon saranno aumentati, perché senza la ricerca e l’innovazione l’Italia non può competere con i grandi colossi come l’America e come la Cina. E anche se siamo siamo poco più di un terzo della Cina dobbiamo investire nella ricerca e nell’innovazione anche in chiave industriale.

Isabella De Monte a Ci Siamo in Europa

L’Onorevole Isabella De Monte è stata ospite, insieme a Francesca Donato, di Ci Siamo in Europa, in onda tutti i martedì e giovedì dall 14 alle 15.


Elisabetta Riboldi
Nata il 15 luglio 1992, ho seguito il tipico cursus honorum della letterata milanese: diploma al liceo classico G. Berchet, laurea triennale in Lettere Moderne e magistrale in Filologia Romanza presso l'Università degli Studi di Milano. Fervente appassionata di tutte le arti, curioso nelle librerie, alle mostre, nei musei; per quasi dieci anni ho seguito corsi di teatro e, in seguito, di danza ottocentesca. Ma quella stessa curiosità che mi porta a indagare l'arte e la storia mi àncora fortemente all'attualità, di cui cerco di indagare processi e retroscena.