Patrizia Toia (Pd): “La parità di genere è inscritta nei diritti fondamentali dell’Ue”

Per il ciclo di intervsite dedicate alle elezioni europee di maggio, CiSiamo.info ha intervistato Patrizia Toia, eurodeputata del Partito Democratico

Per il ciclo di intervsite dedicate alle elezioni europee di maggio, CiSiamo.info ha intervistato Patrizia Toia, eurodeputata del Partito Democratico

Continua il ciclo di interviste dedicate agli europarlamentari italiani uscenti. CiSiamo.info ha intervistato Patrizia Toia, eurodeputata del Partito Democratico e Vicepresidente della Commissione Industria, che ha parlato, tra gli altri argomenti, anche del ruolo della donna all’interno dell’Europa.

Quale futuro ci sarà per l’Europa dopo le elezioni di maggio, anche a fronte delle correnti antieuropeiste che nella sembra si stiano diffondendo?

E’ un peccato che molti cittadini si lascino abbindolare dai discorsi populisti degli antieuropeisti. Tutti i sondaggi però indicano che l’aumento di seggi occupati da eurodeputati antieuropeisti ed euroscettici non cambierà la sostanza della vita politica europea. I populisti saranno solo una minoranza rumorosa destinata ad essere marginalizzata su tutti i dossier importanti della vita comunitaria.

Quali sono le battaglie che il Pd ha portato avanti dal 2014? Quali ancora lo attendono?

Dal 2014 la priorità del Partito Democratico è stata la crescita e l’occupazione e questo resta il nostro principale obiettivo. Ci siamo impegnati con successo per ottenere il piano Ue di investimenti, per ottenere la flessibilità di bilancio che ha permesso all’Italia di investire 30 miliardi in più e di creare più di un milione di posti di lavoro, e per fare in modo che l’immigrazione, da materia di esclusiva competenza degli Stati membri, potesse diventare una priorità dell’Unione europea, che infatti ha varato il Fondo per l’Africa e approvato quella fondamentale riforma del Regolamento di Dublino poi affossata dai Paesi dell’Est con l’assurda complicità del governo italiano a guida sovranista.

I giovani italiani, sopratutto quelli che intendono impegnarsi nella ricerca scientifica e culturale, difficilmente trovano un impiego in Italia e si trasferiscono altrove. L’Europa può in qualche modo arginare questa tendenza?

Si, l’Unione europea fa già moltissimo per la ricerca e per i giovani ricercatori italiani. Nel 2020 si concluderà il programma settennale per la ricerca che poi sarà sostituito dal nuovo Horizon Europe. Per negoziare questo nuovo programma mi sono impegnata personalmente in quanto Vicepresidente della commissione Industria, Ricerca ed Energia e posso dire con soddisfazione che nel periodo 2021-2027 i fondi Ue per la ricerca avranno il budget più alto della storia europea. Inoltre grazie al mio intervento a beneficiarne potranno essere anche le piccole e medie imprese che costituiscono l’ossatura del sistema economico italiano e che così potranno impiegare tanti giovani di talento.

Donne ed Europa: crede che sia cambiato il ruolo sociale della donna da quando Lei siede al Parlamento Europeo?

Sì, non c’è dubbio che sul fatto che dal 2004 a oggi i diritti delle donne abbiano fatto molti passi avanti e spesso grazie alle battaglie portate avanti nel Parlamento europeo. In quest’ultima legislatura poi c’è stato un ritorno di interesse per le tematiche della parità di genere grazie al movimento #metoo e anche a causa dell’attacco ai diritti fondamentali portato avanti dai movimenti sovranisti e da alcuni Paesi dell’Est. Ovviamente resta ancora molto da fare, ma vedo ovunque una nuova consapevolezza che lascia ben sperare.

Quali sono le politiche per la tutela delle donne e della parità di genere che l’Europa ha messo in campo e intende sviluppare?

La parità di genere è inscritta nei diritti fondamentali dell’Ue ed è un punto irrinunciabile di tutte le politiche comunitarie, sia in Europa che nei Paesi terzi. In particolare sono soddisfatta di poter concludere questa legislatura con l’approvazione della direttiva sul congedo parentale, che introduce un minimo di dieci giorni di congedo di paternità e quattro mesi di congedo di maternità, di cui almeno due retribuiti. E’ un modo molto concreto per permettere alle donne di conciliare vita lavorativa e vita familiare e di permettere agli uomini di partecipare attivamente alla vita familiare incoraggiando la parità di genere.