Giavazzi: servirebbe un Ciampi, Conte parla e basta

Giavazzi: servirebbe un Ciampi, Conte parla e basta. Sul Corriere l'economista fa un paragone tra l'attuale governo e quello dell'ex capo dello Stato nel '93-'94

Giavazzi: servirebbe un Ciampi, Conte parla e basta. “Per Ciampi era impensabile che le scadenze venissero anche solo rimandate, gli impegni presi non rispettati. Controllava obiettivi e risultati del suo governo usando uno strumento semplice: un grande foglio a quadretti sul quale tracciava lungo le colonne le settimane dell’anno e lungo le righe i nomi dei suoi collaboratori”.

Giavazzi: servirebbe un Ciampi, Conte parla e basta

E’ il ricordo, scritto in un editoriale sul Corriere della Sera, che l’economista Francesco Giavazzi fa di Carlo Azeglio Ciampi, premier tra il 1993 e il 1994 e poi capo dello Stato, per sottolineare quanto diverso sia stato il suo modo di governare rispetto a quello dell’attuale premier Conte. Per Giavazzi, Ciampi aveva la tempra “necessaria in un Paese che fa tanta fatica a portare fino in fondo le riforme, che approva decine di leggi, ma poi si scorda di scriverne i decreti attuativi, lasciandole quindi lettera morta”. Nel grande foglio a quadretti e in ciascuna casella, Ciampi “inseriva un obiettivo condiviso con la persona che ne era responsabile: funzionari dello Stato, ma anche ministri del suo governo. A scadenze regolari li convocava e si informava sui risultati raggiunti”, scrive Giavazzi, ed era “impensabile presentarsi davanti a lui impreparati o, peggio ancora, con una scadenza non rispettata”.

Lo scorso 8 aprile, a un mese dall’inizio del confinamento, il governo Conte approvò diverse misure per la liquidità delle imprese, prosegue l’editorialista, che il presidente del Consiglio commentò così: “Non ricordo nella storia repubblicana un intervento così poderoso, una bocca di fuoco”, benché in realtà si trattasse di un “provvedimento evidentemente scritto male“. Il che dimostra nell’esecutivo giallorosso “un modo di governare alquanto diverso da quello di Ciampi“. La cui priorità “era curare tempi e dettagli per poter sempre rendere conto ai cittadini” del proprio operato: “Non mi pare sia la priorità di questo governo” dichiara l’economista. Anzi, anziché “curare tempi e dettagli il premier lancia ogni giorno nuovi obiettivi, troppo lontani nel tempo per costituire un calendario verificabile dell’azione di governo”, conclude Giavazzi.