Renzi: “Salvando Bonafede ho pensato all’Italia”

Renzi: "Salvando Bonafede ho pensato all'Italia". Conte ci ha messo di fronte a un bivio, e la crisi sarebbe stata irresponsabile, dice l'ex premier

Renzi: “Salvando Bonafede ho pensato all’Italia”. Le poltrone se le possono tenere, dice, perché “a me interessa la politica. Voglio sbloccare i cantieri, una politica industriale, un’iniezione di fiducia che consenta al Paese di ripartire. Qui sta arrivando una crisi occupazionale senza precedenti, bisogna reagire”. Il giorno dopo la mancata (annunciata) sfiducia al Guardasigilli Bonafede Matteo Renzi parla con La Repubblica. Votando no alla sfiducia a Bonafede “il garantismo ha dato una lezione di stile ai giustizialisti”, gongola.

Renzi: “Salvando Bonafede ho pensato all’Italia”

“E poi c’è la politica. Una crisi oggi farebbe male al Paese”. Conte d’altra parte “ha scelto di metterci di fronte a un bivio e io per l’ennesima volta ho scelto di mettere da parte le mie esigenze personali per mettere davanti l’Italia. E anche stavolta, come ad agosto per mandare a casa Salvini, siamo stati decisivi”. Anche se, secondo l’ex premier, guardando all’interesse di Italia Viva “avrei dovuto far cadere il governo. Ma se guardo all’interesse dell’Italia no, abbiamo fatto bene”.

Perché al punto in cui siamo, “con il lockdown appena terminato, oltre 30mila morti, disoccupazione verso il 15%, debito/pil verso il 160% penso che sarebbe stato irresponsabile aprire una crisi al buio“. Renzi sostiene tuttavia che in questo Parlamento “la maggioranza si forma in un quarto d’ora. Ma non mi interessa arrivare lì. Quello che mi interessa è un lavoro serio, radicato, per affrontare i problemi”; e Conte “ha dato dei segnali su Irap, braccianti, grazie alla battaglia della mitica Teresa Bellanova, decreto legge al posto dei dpcm”. Iv vuole il ministero delle Infrastrutture? No, afferma: “Intanto sono amico di Paola De Micheli. L’ho voluta come sottosegretario al Mef, la stimo, le voglio bene. In più c’è un elemento politico. Non credo che il piano shock debba passare solo dalle infrastrutture, ma anche dall’ edilizia scolastica, dal dissesto idrogeologico, dai lavori sulla fibra. Quindi: non di solo Mit vivrà il piano”. Vedremo di che vivrà. Se vivrà.