Bonafede, nessuna sorpresa: Renzi non lo sfiducia, perché “noi non siamo grillini”

Bonafede, nessuna sorpresa: Renzi non lo sfiducia, perché "noi non siamo grillini". Ma se seguissimo il metodo del sospetto applicato dal M5S agli altri dovrebbe andarsene, lo punge l'ex premier

Renzi anticipa che le regionali saranno perse ma dice: il governo proseguirà
Matteo Renzi

Bonafede, nessuna sorpresa: Renzi non lo sfiducia, perché “noi non siamo grillini”. Alla fine Matteo Renzi prende la parola in aula al Senato e ribadisce la fiducia al governo (e quindi al ministro) perché, dice, prende atto che il presidente del consiglio Giuseppe Conte ha collegato “politicamente il suo nome a quello del ministro della giustizia. E quando si ascolta il presidente del consiglio lo si ascolta con attenzione”. Niente sfiducia al Guardasigilli Bonafede dunque, esecutivo salvo. Renzi la spiega così: “In un paese che vede il debito pubblico andare verso il 160% e la disoccupazione prevista a fine anno del 15%” chi si ispira a una posizione di “patriottismo costituzionale” deve rispettare “ciò che dice il presidente del consiglio se fa parte della maggioranza. Riconosco al presidente del consiglio di aver dato negli ultimi giorni dei segnali importanti sull’Irap, sulla regolarizzazione al fianco del ministro Bellanova, sulle riaperture e tuttavia, signor presidente del consiglio, c’è ancora molto da fare”.

Bonafede, nessuna sorpresa: Renzi non lo sfiducia, perché “noi non siamo grillini”

Il leader di Italia Viva dichiara che “se a febbraio il ministro della giustizia ci avesse ascoltato sul Dap ciò che è accaduto sulle scarcerazioni non sarebbe avvenuto“. Sostiene che “a noi non interessa un sottosegretario ma sbloccare i cantieri e velocemente. Quando noi portiamo delle idee non stiamo, come dice qualche suo zelante collaboratore, cercando visibilità, ma affermando dei concetti”.

Quanto a Bonafede però l’ex premier, che al di là di ogni idea che su di lui si può avere come oratore è indubbiamente efficace, torna a togliersi qualche sassolino dalla scarpa rivogendosi direttamente al ministro della Giustizia. “Se noi votassimo oggi secondo il metodo che lei signor ministro ha usato nella sua esperienza parlamentare nei confronti dei membri dei nostri governi oggi dovrebbe andare a casa“. E ricorda i casi “Alfano, Guidi, Boschi, Maurizio Lupi, Lotti, De Vincenti”. Esponenti politici investiti da ‘scandali’ che nella maggior parte dei casi non implicavano indagini della magistratura su di loro, ma che sloggiarono con il giubilo, i lazzi e su spinta anche dei grillini. “Ma noi”, affonda il coltello Renzi, “non siamo come voi. Lei è tutto tranne che una persona avvicinabile dalla mafia, mi auguro che questa vicenda la possa far riflettere: essere additati ingiustamente, andare sui giornali, costringere famiglie a subire l’onta di un massacro mediatico fa male“. A tutti. Ma è sbagliato solo quando succede ai nemici, soprattutto se stanno al governo e noi no.