Forchielli: “Il virus gioverà alla Cina. Prima ci avvelena, poi ci salva”

Forchielli: "Il virus gioverà alla Cina. Prima ci avvelena, poi ci salva". Ma la globalizzaione non è finita, solo prenderà altre strade fuori da Pechino, dice l'imprenditore

Forchielli:
Alberto Forchielli

La Cina sarà avvantaggiata nel dopo virus nella misura in cui noi cog***ni non pensiamo a tutto quello che abbiamo passato. Crediamo alla loro propaganda e nel frattempo accogliamo le 31 tonnellate di materiale medicale che paghiamo comunque a caro prezzo. Paradossalmente sta succedendo proprio questo: prima la Cina ci ha avvelenato e ora ci salva“. E’ il pensiero che Alberto Forchielli, imprenditore che ormai da anni vive in estremo oriente, in passato anche in Cina, affida a Linkiesta. Cina che sembra aver superato la fase acuta della diffusione del morbo che lì è nato e che, dopo aver preso delle misure draconiane per contenere il contagio, pare pronta a ripartire. Prima e meglio di altri, secondo Forchielli. L’Italia è stato il primo paese all’infuori del Dragone a dover fare i conti con la pandemia e ha dovuto decidere delle misure simili.

Forchielli: “Il virus gioverà alla Cina. Prima ci avvelena, poi ci salva”

“L’Italia sta adottando pressapoco lo stesso modello di contenimento cinese, anche se le conseguenza in termini economici saranno molto diverse“, spiega. Perché in Cina “a livello commerciale, man mano che le persone usciranno dalla quarantena, il ciclo produttivo ricomincerà a girare. Basta permettere ai lavoratori cinesi di spostarsi dal centro alla costa e il lavoro potrà riprendere: il che non è così facile, anzi. La ripresa sarà lunga, ma credo che già da metà aprile si potrà vedere la loro rinascita”. Ma abituato ad analizzare e non a fare proclami dal sapore politico, Forchielli non si accoda alla narrazione secondo la quale questa tragedia segna la fine della globalizzazione: “Non siamo arrivati al punto di una deglobalizzazione. Questo shock, piuttosto, ci farà capire che non possiamo tenere tutte le uova nello stesso paniere e per quanto si delocalizzi non bisogna farlo tutti nella stessa direzione. Soprattutto non si deve farlo in Cina. Anche per questo ci sarà una tendenza a uscire dalla Cina e nello spezzettare l’offshoring in molti più paesi“.

Tornando al nostro paese, la diagnosi di Forchielli non è purtroppo nuova, in barba a quanti credono che i soldi stanziati dal governo vengano dal cielo e quelli utilizzati dalla Bce per stabilizzare gli spread ci finiscano in tasca: “L’Italia deve stare attenta a non spender troppo. Di fronte alle spese abbiamo anche un notevole calo degli introiti fiscali. Si fa presto a spendere, poi però i minori incassi vanno finanziati. Prima di stabilire quanto e come bisogna spendere, vorrei capire quanto sono minori le entrate e superiori le spese, perché dubito che si possa finanziare una buco di 25 miliardi senza un enorme innalzamento dello spread. Il rischio è di passare dal virus al default o alla patrimoniale“.