Il Covid 19 dopo il sisma, Pirozzi invoca un “supporto psicologico” per i terremotati

Il Covid 19 dopo il sisma, Pirozzi invoca un "supporto psicologico" per i terremotati. "Ma c'è di buono che almeno stiamo riscoprendo la comunità", dice l'ex sindaco di Amatrice

Il Covid 19 dopo il sisma, Pirozzi invoca un
Sergio Pirozzi

Il Covid 19 dopo il sisma, Pirozzi invoca un “supporto psicologico” per i terremotati. Sergio Pirozzi, ex sindaco di Amatrice ai tempi del sisma del 2016 e presidente della Commissione grandi rischi della Regione Lazio, è intervenuto ai microfoni della trasmissione ‘L’Italia s’è desta” su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano. Sull’emergenza Coronavirus nelle zone del terremoto, Pirozzi dice che “è un momento difficile per l’Italia. Un pensiero alle tante vittime e ai familiari. Senza nulla togliere a chi esorcizza la paura cantando dal balcone, pensando che è casa d’altri invece potrebbe essere anche casa di ognuno di noi. Un pensiero lo mando agli amici di Bergamo che tanto hanno fatto per noi. E’ una situazione che mi fa tornare in mente i miei concittadini morti ai tempi del terremoto. Qui non ci possiamo affacciare dal balcone perché ancora ci sono le macerie. Come italiani dobbiamo pensare che non è casa d’altri, – afferma – perché può diventare purtroppo casa nostra. Sono preoccupato per gli anziani di queste terre, per la loro tenuta psicologica. Per chi vive nelle casette provvisorie che prima almeno poteva fare una passeggiata, respirare l’aria”.

Il Covid 19 dopo il sisma, Pirozzi invoca un “supporto psicologico” per i terremotati

Pirozzi racconta di aver “chiamato Angelo Borrelli e gli ho chiesto di inviare un supporto psicologico per queste terre, per queste persone. Io ora sto qui a casa e dalla finestra vedo le macerie di una casa e della chiesa di Sant’Agostino. Borrelli si è messo in contatto con la dottoressa Padovan e ha detto che cercherà di fare qualcosa. E’ il momento di fare squadra. Io oggi vorrei andare a Bergamo che ha dato tanto alle nostre terre, fecero donazioni, un’amatriciana per noi con tanti soldi raccolti, hanno contribuito a realizzare gli impianti sportivi. Oggi Bergamo vive un dramma, mi metto nei loro panni. Se pensassimo che non è casa d’altri ma casa nostra riusciremmo a debellare più rapidamente questo virus. Chi oggi è malato non deve essere visto come l’untore di manzoniana memoria, bisogna stargli vicino a livello morale. Stiamo vicini anche agli anziani che rappresentano la nostra storia. L’unico aspetto positivo, – conclude Pirozzi – che mi auguro non si esaurisca con la fine di questa pandemia, è il fatto che abbiamo riscoperto il senso di comunità. Una comunità che sta in difficoltà si stringe a coorte e che sia un momento di ripartenza”.