Crisi libica e dubbi a 5 Stelle: chi sarà l’erede di Di Maio?

Come la crisi libica apre la lotta alla sucessione del leader dei 5 Stelle

Governo decreta stato di emergenza

A quindici giorni dalle elezioni in Emilia-Romagna, in cui l’eventuale vittoria del centrodestra farebbe scattare una mozione di sfiducia nei confronti del Conte Bis, Pd e 5 Stelle si trovano – come se non bastasse – a dover fronteggiare un’inedita crisi libica per evitare il discredito internazionale del Bel Paese. Una crisi senza soluzione, non tanto perchè l’Italia non conti più nulla sullo scacchiere internazionale (anche se certamente la caduta di Gheddafi nel 2011 ha segnato un duro colpo), ma perchè non è in grado di prendere una posizione coerente nella sfida tra Tripoli e la Cirenaica, ovvero tra il Governo di accordo nazionale libico (Gna) di Fayez al Sarraj e l’esercito nazionale libico (Lna) del generale Khalifa Haftar.

Troppo debole la leadership di Zingaretti e Di Maio

Il problema – al fondo – è la debolezza dei leader dei rispettivi partiti al governo. Da una parte Nicola Zingaretti (Pd) vorrebbe spostare il partito più a sinistra (anche in ottica antirenziana), ma il suo tentativo rivoluzionario è già stato rispedito al mittente dall’ala riformista (“un ritorno all’antico” – per il prodiano Arturo Parisi). Dall’altra, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, causa la continua emorragia di voti, sembra destinato a lasciare la leadership dei pentastellati.

In queste condizioni, e senza entrare nel merito dei giudizi sull’operato di Di Maio come ministro, è assolutamente impossibile inserirsi nella trattativa tra i due colossi Turchia e Russia riuscendo a portare a casa condizioni favorevoli, come un ruolo di monitoraggio privilegiato sulla questione libica.

Il ruolo dell’Italia nel Mediterraneo

In ballo non c’è solo la questione economica legata agli interessi di Eni, ma una storica apertura all’area mediterranea che ha connotato la storia della Prima Repubblica, da Mattei a Craxi, passando per Aldo Moro e Andreotti. Un capitale diplomatico e relazionale che ha consentito all’Italia di reggere la pressione dei cugini inglesi e francesi interessati all’area, almeno fino alla morte di Gheddafi.

L’annoso problema dell’ingovernabilità

Ma ora quello spazio di azione rischia di evaporare per sempre. L’ingovernabilità del paese, ormai accertata come elemento strutturale della politica interna, è il prodotto di un sistema tripolare (frutto di una legge elettorale folle) che obbliga forze tra loro incompatibili a trovare alleanze forzate per barcamenarsi tra le problematiche più urgenti. Senza visione prospettica. Con il risultato scontato che chi sta al governo perde consensi, scontentando tutti.

Il futuro dei 5 Stelle

E se il Pd non è in gran forma, i 5 Stelle stanno ancora peggio, chiamati agli Stati Generali per fare cerchio attorno a una linea politica mai riuscita a liberarsi dalla zavorra populista. Che all’opposizione funziona benissimo, ma al governo un po’ meno. L’esperienza di Di Maio sembra ormai aver imboccato il viale del tramonto. Dal sodalizio tra Alessandro Di Battista e Gianluigi Paragone, invece, potrebbe nascere una versione aggiornata del movimento. I protagonisti smentiscono, limitandosi a confermare un’intesa culturale. Ma che Di Battista possa sostituire di Maio nella leadership resta una possibilità più che concreta.