Elisabetta Trenta si tiene la casa da Ministro, imbarazzo nel M5s

Cane di Elisabetta Trenta scortato da auto blu al Ministero
Cane di Elisabetta Trenta scortato da auto blu al Ministero

L’esponente del Movimento 5 stelle Elisabetta Trenta, ex Ministro della difesa del primo Governo Conte, aveva chiesto l’assegnazione di un appartamento nella Capitale. Fin qui nulla di strano, visto che i ministri devono risiedere a Roma. Tuttavia, esattamente come si può leggere in un articolo di Fiorenza Sarzanini de Il Corriere della Sera, la Trenta, al momento del suo insediamento, aveva già una casa a Roma, dove abitava assieme al marito.

Elisabetta Trenta si tiene la casa da Ministro

Questa non è però l’unica anomalia. Infatti, la casa sarebbe tutt’ora assegnata all’ex Ministro, nonostante non faccia più parte, da settembre, della squadra di Governo. Come è potuto succedere? Semplice, il destinatario dell’alloggio non è mai stata la Tranda, bensì suo marito, Claudio Passarelli. Quest’ultimo, come riporta Il Giornale, è maggiore dell’esercito e, al momento dell’ingresso della consorte all’interno del governo Conte I, risulta ufficiale addetto alla segreteria del vice direttore nazionale degli armamenti all’ufficio Affari generali.

Sul caso ora potrebbe intervenire la Corte dei Conti. L’abitazione, che tra l’altro è di livello 1, non sarebbe potuta andare al marito dell’ex Ministro, il quale non ha una qualifica tale da giustificare l’assegnazione di un alloggio del genere.

“Non è escluso che la magistratura contabile – riporta il Corriere – sia chiamata a valutare eventuali danni erariali e quella ordinaria debba verificare la regolarità della procedura di assegnazione“.

La replica della Trenta

L’ex Ministro, comunque, non ha mancato di raccontare la sua versione. “Gentilissima dottoressa Sarzanini – inizia con un post su Facebook – Con meraviglia ho letto l’articolo di questa mattina. Ciò che non mi spiego è perché una giornalista seria come lei, l’ho sempre rispettata, prima di scrivere non senta la fonte principale. Comunque sapevo che ieri aveva chiesto il mio numero ed io ho autorizzato a fornirglielo, ma ha scritto prima di ascoltarmi. Non importa. Le spiego lo stesso”.

Da ministro ho chiesto l’alloggio di servizio perché più vicino alla sede lavorativa, nonché per opportune esigenze di sicurezza e riservatezza. L’alloggio è stato assegnato ad aprire 2019, seguendo l’opportuna e necessaria procedura amministrativa, esitata con un provvedimento formale di assegnazione da parte del competente ufficio. Quando ho lasciato l’incarico, avrei avuto, secondo regolamento, tre mesi di tempo per poter lasciare l’appartamento; termine ancora non scaduto (scadenza tre mesi dal giuramento del nuovo governo, vale a dire 5 dicembre 2019)”.

Come è noto – continua la Trenta – mio marito è ufficiale dell’Esercito Italiano con il grado di maggiore e svolge attualmente un incarico di prima fascia. Incarico per il quale è prevista l’assegnazione di un alloggio del medesimo livello di quello che era stato a me assegnato (infatti a me non era stato concesso un alloggio ASIR – cosiddetto di rappresentanza – ma un alloggio ASI di prima fascia. Pertanto, avendo mio marito richiesto un alloggio di servizio, per evitare ulteriori aggravi economici sull’amministrazione (a cui competono le spese di trasloco, etc.), è stato riassegnato lo stesso precedentemente concesso a me, previa richiesta e secondo la medesima procedura di cui sopra.
Tanto per doverosa informazione. E sarei grata se volesse pubblicare questa mia.
Grazie”.