Da Marx a Fratelli d’Italia, la curiosa parabola di Diego Fusaro

In principio fu Marx, quello dei Manoscritti del 1844, più che quello del Capitale. Il Marx filosofo più che economista, di cui Diego Fusaro, brillante studente dell’Università di Torino, classe 1983, già aveva tradotto dal tedesco per Bompiani la tesi di laurea su Democrito.

In mezzo, stava il Marx “militante”, del famoso slogan “I filosofi hanno solo interpretato il mondo, si tratta ora di cambiarlo” per intenderci. Quello del Manifesto, che esplorava la via dell’internazionalismo attraverso l’attività sindacale prima di dichiarare guerra al capitalismo in nome della rivoluzione del proletariato.

Di questo Marx così sfaccettato e al limite del contraddittorio, Fusaro si e’ sempre reputato “studente indipendente”. Rivelando dietro questa ombrosa definizione, oltre alla forte impronta del padre putativo Costanzo Preve, colorazioni gramsciane e gentiliane. Che lo hanno portato nel tempo, a differenza del filosofo di Treviri, a distanziarsi dagli ideali dell’internazionalismo per abbracciare la causa del ritorno allo stato sovrano forte. A metà strada tra quello etico di Hegel e quello hobsbawmiano dell’età d’oro del capitalismo novecentesco. Quando in Italia fioriva la prima Repubblica, che Fusaro volle, in un famoso alterco con il Di Pietro di “Mani pulite”, spazzata via “per colpo di stato”.

L’intellettuale che la destra cercava da tempo

La popolarità di Fusaro come personaggio televisivo affonda in queste premesse. Da anni la destra cercava un proprio intellettuale di punta, che agisse da avanguardia di un pensiero “no global”. Ma che al contempo fosse conservatore e antitetico a quello dei centri sociali e delle moltitudini terzomondiste.

Fusaro però aveva, grazie ai libri pubblicati e all’assidua presenza sul proprio canale YouTube, un vasto pubblico di sinistra critica. E preferì non accasarsi da quelle parti, mantenendo una relativa flessibilità rispetto alla logica dei due blocchi, proponendosi, piuttosto, come possibile ideologo del movimento 5Stelle. I pentastellati degli albori, infatti, forza prorompente nel panorama bipolare centro-destra e centro-sinistra, rappresentavano una terza via. Fusaro capì quanto fosse essenziale provarne a indirizzare l’azione verso i suoi desiderata teorici. Dopo qualche breve e sparsa comparizione televisiva, fu Gianluigi Paragone, allora conduttore de La Gabbia su la 7 e oggi senatore dei 5 Stelle, a spianargli la strada sul piccolo schermo.

Da un pensiero della complessità al codice binario


Da qui la parabola di Fusaro prende una direzione forse per lui stesso inaspettata. Gli appelli contro il turbo-capitalismo e il plus-immigrazionismo cosmopolita (slogan che ancora oggi ne connotano un pensiero filosofico dicotomico, al limite del semplicistico) lo fanno entrare nelle grazie di compagini ben più identitarie e minoritarie.
Dapprima fonda nel 2018 con l’imprenditore Giuseppe Azzinari l’associazione culturale Interesse Nazionale, che richiama nel proprio Manifesto “valori di destra, ma idee di sinistra”, finalizzando l’apertura di una terza via al contempo né mondialista né nazionalista. Poi approda dalle parti di Casapound, sulla cui rivista ufficiale “Il primato nazionale”, inizia una collaborazione editoriale.

Il Fusaro politico


Da lì allo sbarco in politica, il passo e’ breve e scontato. In presunta orbita 5Stelle, Fusaro dà la propria disponibilità a candidarsi a sindaco di Firenze in diretta su Radio24 alla “Zanzara” di Cruciani e Parenzo. Poi, non raccogliendo attorno a sè un sufficiente consenso da parte del Movimento, sposta le sue attenzioni a Gioia Tauro. Dove, pur da torinese di nascita, compete nella lista civica “Risorgimento meridionale per l’Italia” per le elezioni amministrative. Il risultato e’ catastrofico: quinto su cinque candidati con il 2,8% dei voti. Eppure l’operazione di marketing elettorale appare, nondimeno, vincente. Venerdì a Piacenza, a catapultarlo nell’arena come avanguardia intellettuale saranno i quadri dirigenti di Fratelli d’Italia. Ma lui è già un passo oltre. La nuova compagine Vox Italia (tra cui sono confluiti anche fuoriusciti di FdI) si autocelebra come “il primo partito ideologico dell’era post-ideologica”. E lo annovera già come ideologo del movimento, dopo l’esperienza fallimentare dello “pseudo populismo giallo-verde”. Domani, chissà. Inutile, tuttavia, bollarlo di incoerenza: “Se oggi fosse vivo – vi risponderebbe Fusaro – Marx sarebbe sovranista”.