Salvare sì, accogliere forse: le aporie del Conte bis in politica migratoria

La nuova linea de governo Pd-5Stelle in materia di politiche migratorie rischia di limitarsi a operazioni di salvataggio. Sono questi gli accordi di Malta?

Salvataggi sì, accoglienza forse. La nuova linea del governo Pd-5Stelle in materia di politiche migratorie rischia di limitarsi alle operazioni di salvataggio lasciando intatto l’impianto del Decreto Salvini su Sicurezza e Immigrazione, che ha mutato completamente il panorama dell’accoglienza dei richiedenti asilo in Italia così come il ruolo degli operatori umanitari che lavorano nel settore.

A quali categorie si applicano gli accordi di Malta?

Gli accordi sulla distribuzione dei migranti, salutati con estremo favore dai simpatizzanti del centro-sinistra, rappresentano in effetti una vera e propria svolta nella direzione di un superamento – seppur informale – del Trattato di Dublino. Disinnescata la trappola iniziale proposta all’Italia (ovvero un accordo solo sulla redistribuzione dei titolari di protezione internazionale, che ad oggi sono poco più del 20% del totale dei richiedenti asilo), la prima mossa congiunta del ministro degli Interni Luciana Lamorgese e del premier Conte, che ne ha avallato l’azione, è stata quella di richiedere l’estensione dell’accordo anche ai richiedenti.

Una mossa che, ipso facto, rappresenta il superamento di uno dei pilastri portanti del Trattato di Dublino: affacciandosi sul mare, infatti, l’Italia è il paese di primo approdo dei richiedenti provenienti dal Mediterraneo e in particolare dalla Libia. E se si proseguisse nella direzione di garantire l’intero iter di accoglienza dei richiedenti al paese di primo approdo in Europa, l’Italia resterebbe fortemente penalizzata.

Superato il primo ostacolo, l’adesione all’accordo – per ora limitata a Malta, Germania, Francia e Finlandia – contiene però una clausola o orologeria, che potrebbe far letteralmente saltare il banco. In caso di aumento considerevole dei flussi migratori, infatti, l’accordo dovrebbe essere immediatamente ridiscusso.

Decreto Minniti già dimenticato

E se per il popolo italiano l’autore indiscusso della chiusura dei porti resta Matteo Salvini, per amore della verità, occorre oggi sottolineare come l’artefice dei primi accordi con le tribù libiche per la creazione di centri di detenzione per migranti e per la dotazione di una guardia costiera libica, sia stato in realtà il predecessore di Salvini in quota Pd Marco Minniti. L’accordo, sottoscritto proprio in prossimità della campagna elettorale che il 4 marzo 2018 avrebbe sancito la debacle del centrosinistra, aveva a quella data già prodotto i suoi effetti. Dai 119mila sbarchi del 2017, si era arrivati ai 23mila del 2018. Un crollo verticale già nei primi sei mesi, quando al governo c’era ancora Gentiloni e Salvini non si era ancora insediato al Viminale.

Eppure, se oggi gli elettori di centrosinistra esultano per il successo dell’accordo siglato dalla Lamorgese a poco più di una settimana dall’insediamento, ancora non ci sono segnali confortanti rispetto a cosa cambierà nel campo dell’accoglienza. Dove il Decreto Salvini ha inciso profondamente, tagliando da 34,5 euro a 20,5 euro la quota pro-capite per i gestori dell’accoglienza a fronte di una pesante rivisitazione verso il basso dei servizi offerti. Primi su tutti, l’insegnamento della lingua italiana, i corsi di orientamento e formazione al lavoro, l’assistenza sociosanitaria. Un taglio che ha inciso profondamente anche sul versante sociale, con licenziamenti in tutta Italia (stimano i sindacati confederali Cgil-Cisl e Uil) nella misura di circa 18mila unità tra operatori, insegnanti di italiano e psicologi. Un’emorragia di posti di lavoro in un paese che fatica a crearli e che oggi pone un nuovo problema per il governo: rivedere i fondi destinati all’accoglienza, considerando il settore come una leva occupazionale o proseguire nella direzione tracciata da Salvini? Inseguire il presunto parere dell’opinione pubblica all’ultima tornata, con Minniti, non ha pagato. Alla copia, gli elettori preferiscono l’originale.