Matteo Renzi: una rottamazione che fa rima con restaurazione

Matteo Renzi si trova a essere l'ago della bilancia di un esecutivo precario. Questo significa trovarsi nel posto giusto al momento giusto.

Matteo Renzi
Matteo Renzi

Né troppo furbo, né troppo fesso. Oppure entrambi, come suggerisce Marco Travaglio dalle colonne del Fatto Quotidiano. Ma tralasciando il giudizio morale, le peripezie dell’ex premier Matteo Renzi sono degne della miglior tradizione dialettica: tra i primi a spingere il segretario del Pd Nicola Zingaretti a trovare un accordo di governo con i 5Stelle; il primo a sfilarsi dalla neonata creatura, quando ancora era in fasce. Sembrerebbe un ossimoro, uno dei tanti della storia renziana nel Pd. Eppure, la logica – seppur non strettamente aristotelica – al fondo c’è. Essere l’ago della bilancia di un esecutivo precario significa trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Quello che ti consente di saggiare tutte le alternative, prima di partorire, eventualmente un nuovo patto del Nazareno, con rapporti di forza inimmaginabili fino a qualche giorno fa.

Rottamazione o Restaurazione?

Una rottamazione che fa rima con restaurazione; una scissione che fa rima con alleanza. Ma che questa spirale politica che si nutre di tesi e antitesi possa culminare in cuspide (come vorrebbe la versione hegeliana della ragion dialettica alla Hegel) o continuare ad avvitarsi su se stessa (come più umilmente avrebbe voluto Croce), dipenderà in gran parte dagli avversari. A partire dall’altro Matteo, Salvini, costretto a stare ancora per il momento alla finestra, o meglio allo specchio. Il cui riflesso restituisce però affinità più che deformazioni. Stessa propensione per il piccolo schermo (entrambi furono concorrenti in giovane età di una puntata de La Ruota della Fortuna), stesso linguaggio binario, stessa capacità di coinvolgimento delle masse. Nemici si, alleati forse. Filosofia per filosofia, il dualismo schmittiano amico-nemico si fonde in un amalgama difficile da decifrare. Dove il populismo, pur sconfitto al governo, ritorna furente all’opposizione, ad immagine e somiglianza dei due Matteo, perfette incarnazioni dello spirito del nostro tempo.

Filosofia per filosofia, è Massimo Cacciari a provare a spiegare il perché della scissione.

Pier Paolo Tassi
33enne laureato in filosofia a Torino, da quattro anni si occupa della gestione di centri di accoglienza per richiedenti asilo. Nel tempo che resta, scrive di politica e sociale per il quotidiano Libertà, per il settimanale Corriere degli Italiani e per il blog Generazione Antigone. Ostinatamente dalla parte degli ultimi, verso i quali ha sempre nutrito curiosità e grande rispetto. Anche se a volte lo fanno veramente dannare.