Gentiloni Commissario Ue spiana la strada al ritorno del monetarismo

Dopo la rivoluzione verde, ma non in senso ecologista - tradita dal colpo di spugna, più che di Stato del 20 agosto scorso– è il turno della normalizzazione.

Dopo la rivoluzione verde, ma non in senso ecologista – tradita dal colpo di spugna, più che di Stato del 20 agosto scorso– è il turno della normalizzazione. E’ successo sempre, nelle fasi anticicliche della storia contemporanea, dal Termidoro giacobino a quello sovietico. E accade oggi, in scala ridotta, nel giorno della fiducia al nuovo governo giallo-rosso. Che di rosso rischia di avere solo il sangue delle solite vittime preannunciate della prossima manovra finanziaria.

Dalla “revoca” delle concessioni ad Atlantia spinta dalla componente grillina del governo giallo-verde alla “revisione” della concessione annunciata dal neoministro alle infrastrutture e trasporti Paola De Micheli, prima ancora dell’insediamento a Palazzo Chigi, per passare alla messa in discussione di “quota 100” che aveva finalmente sbloccato il turnover nelle PA, è arrivata la nomina di Gentiloni a commissario agli Affari economici e finanziari dell’Unione Europea, a tingere nuovamente di monetarismo il cammino del nuovo governo, abbandonando sul nascere quella ricerca di misure espansive in deficit che avrebbero garantito una – seppur relativa – redistribuzione dei redditi verso le classi meno agiate.

Per evitare fraintendimenti, nella lettera di investitura di Gentiloni, Ursula Von der Leyen, presidente della commissione europea, ha precisato che lo stesso dovrà assicurare “l’applicazione del patto di stabilità, utilizzando appieno la flessibilità permessa all’interno delle regole”. E – sebbene i lacci del vincolo esterno di Bruxelles si siano fatti meno stretti, con una politica di bilancio più favorevole alla crescita economica rispetto al passato nell’euro-zona – il richiamo agli “attuali livelli di debito” come fonte di rischio per i governi, non può che suonare per l’Italia come un ulteriore richiamo alla prudenza. Tradotto: una nuova austerity in salsa giallo-rossa.

Pier Paolo Tassi
33enne laureato in filosofia a Torino, da quattro anni si occupa della gestione di centri di accoglienza per richiedenti asilo. Nel tempo che resta, scrive di politica e sociale per il quotidiano Libertà, per il settimanale Corriere degli Italiani e per il blog Generazione Antigone. Ostinatamente dalla parte degli ultimi, verso i quali ha sempre nutrito curiosità e grande rispetto. Anche se a volte lo fanno veramente dannare.