Crisi di governo: cosa succede ora? Tutti i passaggi necessari e le date per il voto

Ora che la crisi di governo è aperta, ci sono alcuni passaggi da rispettare per poter tornare al voto, e un timing preciso

Crisi di governo, cosa succede ora
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Le consultazioni di ieri al colle di Giuseppe Conte con Sergio Mattarella sembravano aver scongiurato una crisi di governo, che invece Salvini aveva già in mente. E così, ci ha pensato lui ad aprirla, dichiarando in una nota che ormai non c’è più la maggioranza di governo, e che è necessario dunque tornare al voto.

Ma per gestire la crisi di governo ci sono passaggi ben precisi da rispettare. A partire da cosa succede ora, e le strade sono due. Il premier infatti può rassegnare subito le sue dimissioni oppure chiedere nuovamente la fiducia al Senato. Questa è la strada scelta dal premier Conte, che ha deciso per una parlamentarizzazione della crisi. Questo significa che dovrà riconvocare le Camere, allungando notevolmente i tempi. Anche perché il Parlamento è appena andato in ferie, e bisogna aspettare che tutti i senatori facciano rientro a Roma. Secondo l’Agi, le voci che circolano parlano di una convocazione del Senato per il 20 agosto, con scioglimento delle Camere tra il 25 e il 26 agosto.

I passaggi della crisi di governo

Ma ci sono alcuni passaggi precisi da rispettare per gestire la crisi.

Parlamentarizzazione della crisi

In questa fase il Premier Conte si presenterà davanti al Parlamento chiedendo ancora la fiducia al governo. Se il Parlamento non la rinnova, il Presidente del Consiglio sale al Quirinale per dare le dimissioni al Presidente della Repubblica.

Consultazioni al Quirinale

A questo punto, la crisi di governo è aperta ufficialmente, e il Presidente della Repubblica apre le consultazioni al Quirinale. Innanzitutto con i Presidenti di Camera e Senato, e poi con le forze politiche. Non è detto che le consultazioni debbano protrarsi a lungo: talvolta durano anche solo pochi giorni. L’obiettivo, in questa fase è quello di verificare se c’è una maggioranza alternativa che permette di non tornare al voto, facendo nascere un nuovo esecutivo.

Scioglimento delle Camere

Se durante le consultazioni il Presidente della Repubblica constata che non c’è possibilità di un nuovo esecutivo, l’unica cosa da fare è quella di sciogliere le Camere. Cosa che può fare solo il Capo dello Stato, anche in tempi molto rapidi.

Le tempistiche per tornare al voto

A questo punto bisogna fare un po’ di conti per poter capire le esatte tempistiche. Innazitutto, tra lo scioglimento delle Camere e il voto devono passare almeno 45 giorni e non più di 70. In realtà, però, il tempo reale è di 60 giorni almeno, per poter adempiere tutte le procedure necessarie che riguardano il voto degli italiani all’estero.

Cdm e data delle elezioni

Il Presidente della Repubblica dunque emana un decreto per la data delle elezioni, che il Consiglio dei Ministri deve approvare. E stando a tutti i calcoli delle tempistiche, ci sono quattro diverse date possibili per il voto.

  • 13 ottobre: se si votasse la seconda domenica di ottobre significa che le Camere ferrebbero sciolte a ridosso del 15 agosto. Votare in questa data significa però non presentare la manovra entro i termini stabiliti. E al momento, data la parlamentarizzazione voluta da Conte non sembra che ci siano i tempi minimi richiesti per questa data.
  • 20 ottobre: se si dovesse votare in questa data significherebbe aver le Camere sciolte tra il 20 e il 22 agosto. Anche in questo caso i tempi sembrano troppo stretti per prevedere il passaggio della fiducia alle Camere.
  • 27 ottobre: qui i tempi si allargano leggermente, poiché le Camere andrebbero sciolte entro il 27-28 agosto.
  • 3 novembre: se i tempi delle consultazioni e della fiducia dovessero allungarsi, il voto potrebbe slittare alla prima domenica di novembre. In questo caso le Camere andrebbero sciolte non oltre il 2-3 settembre.

Il problema della Manovra

Bisogna tenere presente che nel caso in cui si ci inoltri sempre più nei mesi invernali, la possibilità che il voto slitti ai primi mesi del 2020 è via via sempre più concreta. E un altro elemento importante riguarda il timing della manovra. Infatti, nella teoria, il governo deve presentare alle Camere entro il 27 settembre la Nota di Aggiornamento al Def. Il 15 ottobre invece è la scadenza entro cui il governo deve mandare l’ossatura della Legge di Bilancio in Commissione Ue, che deve poi essere prensentata nella sua forma definitiva alle Camere entro il 20 ottobre.

Tutti questi passaggi richiedono però una maggiornaza forte, in gradi di contrattare con l’Ue. Nel caso di una crisi di governo, comunque, l’ue potrebbe concedere una dilazione delle tempistiche, per permettere le consultazioni elettorali. E i tempi si allungano nel caso in cui non ci fosse una maggioranza netta dopo le elezioni. Resta il fatto che la scadenza ultima perché la Legge di Bilancio venga approvata dal Parlamento è il 31 dicembre.

Elisabetta Riboldi
Nata il 15 luglio 1992, ho seguito il tipico cursus honorum della letterata milanese: diploma al liceo classico G. Berchet, laurea triennale in Lettere Moderne e magistrale in Filologia Romanza presso l'Università degli Studi di Milano. Fervente appassionata di tutte le arti, curioso nelle librerie, alle mostre, nei musei; per quasi dieci anni ho seguito corsi di teatro e, in seguito, di danza ottocentesca. Ma quella stessa curiosità che mi porta a indagare l'arte e la storia mi àncora fortemente all'attualità, di cui cerco di indagare processi e retroscena.