Decreto Sicurezza, Corte Costituzionale: “I ricorsi delle Regioni sono inammissibili”

La Corte Costituzionale si è espressa sui ricorsi di alcune regioni contro il Decreto Sicurezza, giudicandoli inammissibili

Decreto sicurezza
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La Corte Costituzionale si è espressa sui ricorsi presentati dalle Regioni riguardo il Decreto Sicurezza giudicandoli inammissibili. A presentare ricorso erano state le Regioni Calabria, Emilia Romagna, Marche, Toscana e Umbria, sostenenedo una violazione diretta o indiretta delle loro competenze nelle disposizioni del Decreto Sicurezza.

La sentenza della Corte Costituzionale sui ricorsi contro il Decreto Sicurezza

La Corte Costituzionale, quindi, ha decretato che questi ricorsi non sono ammissibili. Ha poi esaminato alcune disposizioni del Titolo II del Decreto sicurezza. Ha ritenuto “che sia stata violata l’autonomia costituzionalmente garantita a comuni e province. Pertanto, ha accolto le censure sull’articolo 28 che prevede un potere sostitutivo del prefetto nell’attività di tali enti”.

La Corte ha fatto sapere attraverso l’Ufficio stampa che “ha ritenuto che le nuove regole su permessi di soggiorno, iscrizione all’anagrafe dei richiedenti asilo e Sprar sono state adottate nell’ambito delle competenze riservate in via esclusiva allo Stato”. E “senza che vi sia stata incidenza diretta o indiretta sulle competenze regionali”.

Il commento del Presidente della Regione Toscana

Il Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, tra quelli che avevano presentato ricorso, ha commentato: “Prendiamo atto della sentenza della Corte”. Che però “non è entrata nel merito della legittimità costituzionale delle norme”, fa notare Rossi. “Si tratta soltanto del primo tempo della battaglia che abbiamo intenzione di combattere contro chi, come il ministro Salvini, calpesta i diritti umani più elementari“.

Infatti, fa sapere Rossi, è già in discussione in Consiglio regionale della Toscana “una proposta di legge presentata dalla giunta che individua le modalità generali di erogazione dei servizi per garantire livelli minimi di dignità umana a tutti”. Si chiameranno “diritti samaritani”, ha spiegato Rossi. “Sfidiamo il governo a ricorrere, se vorrà, contro questa legge, convinti della legittimità costituzionale di ciò che andiamo sostenendo”, ha poi concluso il governatore della Toscana.

Redazione CiSiamo
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