Luisa Regimenti (Lega): “Esiste la vita reale delle persone che va difesa”

Luisa Regimenti, responsabile Sanità Lega Lazio e candidata alle prossime elezioni europee del 26 maggio racconta in un'intervista a CiSiamo la sua idea di Europa

Luisa Regimenti, responsabile Sanità Lega Lazio
Luisa Regimenti, responsabile Sanità Lega Lazio e candidata alle prossime elezioni europee del 26 maggio racconta in un'intervista a CiSiamo la sua idea di Europa
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Luisa Regimenti, responsabile Sanità Lega in Lazio,è stata scelta dal partito come candidata per le elezioni europee 2019 nella circoscrizione dell’Italia centrale. In un‘intervista a Ci Siamo spiega quali siano stati i punti deboli dell’Europa negli ultimi anni, e cosa serva per cambiarla.

Come ha percepito l’Europa negli ultimi cinque anni?

La mia percezione dell’Europa negli ultimi cinque anni è la stessa che hanno le tante persone che auspicano un suo significativo cambiamento. Non possiamo continuare ad essere sottomessi a numeri e vincoli di varia natura, per poi registrare in Italia una crescita della povertà, scarsa tutela delle produzioni enogastronomiche nostrane – che per inciso sono riconosciute in tutto il mondo tra le migliori – meno sicurezza sociale, meno peso nelle decisioni comunitarie. L’Ue appare come un’entità indefinita, lontana dalle esigenze reali delle persone, incapace di incidere nella loro vita quotidiana. Nei media, quando si parla di Europa lo si fa sempre evidenziando dati, statistiche, dichiarazioni politiche, aspetti finanziari. Negli ultimi anni la parola austerità è diventata quasi di moda, ma tradotta nel concreto ha significato per gli italiani sacrifici, crisi economica, risparmi a rischio.

Quali sono i provvedimenti secondo lei sbagliati che l’Europa ha adottato nell’ultimo periodo?

Credo che in generale siano da ridefinire e rimodulare tante azioni portate avanti a livello comunitario su fronti caldi come l’immigrazione e la sicurezza informatica, la lotta all’inquinamento e al surriscaldamento climatico, l’etichettatura delle merci, le relazioni con altri Paesi al di fuori dell’Unione, i fondi destinati allo sviluppo delle infrastrutture e quelli stanziati a beneficio delle politiche giovanili e occupazionali, la recente legge sul copyright. Resta, inoltre, una valutazione negativa sul deficit di bilancio del 3% del Pil, come stabilito dalle regole europee e sulle disposizioni previste riguardo alle aziende che decidono di delocalizzare la produzione, creando di fatto disoccupazione e mettendo sulla strada intere famiglie, come è capitato spesso in Italia negli ultimi anni.

Quali pensa che siano le maggiori emergenze sociali in Europa in questo periodo?

E’ evidente a tutti che l’emergenza principale riguarda l’immigrazione. Dopo anni di sbarchi, respingimenti, Trattati, riunioni, arresti, espulsioni, la situazione resta esplosiva e rischia ogni giorno di degenerare. In Italia, da quando il leader della Lega Salvini ha assunto la titolarità del ministero dell’Interno si è assistito ad un significativo calo di questa tensione sociale, i porti sono stati chiusi e gli sbarchi di clandestini si sono drasticamente ridotti.

Ma resta, ovviamente, una condizione precaria, perché l’obiettivo è quello di sedersi ai tavoli europei per definire le azioni da mettere in campo per gestire al meglio questa emergenza. La posizione dell’Italia nel Mediterraneo è strategica e allo stesso tempo esposta alle problematiche di un’immigrazione incontrollata. In più c’è il nodo delle frontiere, che restano ancora un filtro importante per evitare l’ingresso nel nostro Paese di chi, anziché per necessità o per fuggire da guerre e carestie, vuole entrare per delinquere. E le piazze italiane che brulicano di spacciatori non sono più un’eccezione ma la regola. Poi, ovviamente, esistono altre emergenze, come la sicurezza, la difesa dell’ambiente, le infrastrutture.

Come andrebbe cambiata l’Europa?

Cambiare, esatto. E’ per questo che vogliamo andare in Europa, per cambiarla, nel nome del buon senso, per avere maggiore credibilità internazionale, per garantire più fondi da utilizzare a livello locale con progetti efficaci e in grado di valorizzare le tante start up che nel nostro Paese stentano ad emergere. La Lega darà nuovo impulso allo sviluppo delle azioni europee, lavorando in sinergia con le altre forze politiche che si riconoscono nella necessità di avviare un deciso restyling della politica Ue. Sarà nostro impegno proporre iniziative e programmi di sviluppo affinché l’Europa possa dotarsi di nuove normative e di una legislazione efficace utile per il nostro Paese. Dobbiamo difendere le nostre eccellenze, e sono tante, in ogni settore produttivo e sarà decisivo realizzare progetti finanziabili con i fondi europei, cosa che fino ad oggi è stata fatta poco e male.

Se venisse eletta quali istanze porterebbe con maggiore forza al Parlamento europeo?

Il mio obiettivo è quello di migliorare le condizioni di vita degli italiani. Le problematiche da affrontare sono tante e riguardano le esigenze delle famiglie, quelle dei pensionati, di chi non ha una casa, di chi è diversamente abile e si trova a lottare contro l’indifferenza delle istituzioni, di tutti quei cittadini che sperano in una sanità più vicina ed efficiente. Ecco, come medico legale, sento la responsabilità di portare in Europa le istanze di chi chiede a gran voce una sanità diversa, la possibilità di una migliore cooperazione sotto il profilo sanitario tra i 28 Stati membri dell’Unione. Servono più tutele per i malati, opportunità di cura, accessibilità dei risultati delle ricerche scientifiche, l’utilizzo di farmaci innovativi e l’abbattimento dei loro costi. Ci sono poi altri fronti che aprirò a Bruxelles e riguardano la politica commerciale e quella industriale, la tutela del made in Italy, il sostegno ai consumatori e agli imprenditori, nuove opportunità per i giovani, la cultura, la formazione.

Pensa che i rapporti tra Italia ed Europa andrebbero cambiati? Se sì, come?

L’Europa continua ancora oggi ad avere gravi limiti nelle sue politiche, sotto diversi profili e stenta a raggiungere una vera unità condivisa da tutti i Paesi che ne fanno parte. Dal canto suo, l’Italia deve riacquistare un peso importante nell’Ue, un peso decisionale, identitario, per contare di più e avere la forza politica per bloccare o modificare iniziative europee che possono avere conseguenze negative nel sistema italiano. Dobbiamo sederci ai tavoli europei con la consapevolezza reciproca che il rapporto tra Italia e Ue potrà migliorare solo se avremo la capacità di farci ascoltare.

Secondo lei la Brexit e lo scandalo nel governo austriaco influenzeranno il voto di domenica (sia a livello italiano che di altri Stati membri)?

La Brexit e la bufera austriaca non offrono certo un bello spettacolo e mortificano ancor più le ambizioni di chi spera in una Europa più vicina ai popoli che non alle banche e alle speculazioni finanziarie. I cittadini inglesi si sono espressi tre anni in un referendum che oggi resta ancora appeso all’incertezza, con il Parlamento inglese tuttora incapace di partorire un valido accordo di separazione con l’Ue. Credo, comunque, che tutto ciò influirà relativamente sul voto, perché al di là dei numeri (diversi con la Brexit) gli oltre 500 milioni di cittadini europei si esprimeranno con l’obiettivo di dare un nuovo volto all’Ue. La Lega punta a dar vita a un fronte unitario, alternativo al Partito popolare europeo, tra chi ha la stessa idea di Europa. Esiste un’idea sovranista che sta crescendo e interessa anche altre forze politiche europee.

Che Europa sogna?

Come ho già detto, mi auguro che il 26 maggio gli italiani si mettano alle spalle la brutta copia di un’Europa che ragiona solo con la calcolatrice davanti, dimenticando che invece esistono necessità quotidiane, esiste la vita reale delle persone che va difesa e sostenuta con politiche comunitarie che abbiano ricadute positive e a lunga durata. Penso ad esempio al lavoro, sul quale convergono per forza di cose aspetti come la formazione professionale, l’istruzione, la collaborazione tra imprese.

Elisabetta Riboldi
Nata il 15 luglio 1992, ho seguito il tipico cursus honorum della letterata milanese: diploma al liceo classico G. Berchet, laurea triennale in Lettere Moderne e magistrale in Filologia Romanza presso l'Università degli Studi di Milano. Fervente appassionata di tutte le arti, curioso nelle librerie, alle mostre, nei musei; per quasi dieci anni ho seguito corsi di teatro e, in seguito, di danza ottocentesca. Ma quella stessa curiosità che mi porta a indagare l'arte e la storia mi àncora fortemente all'attualità, di cui cerco di indagare processi e retroscena.