Elena Gentile (Pd): “Non ci sarà la vittoria totale dei sovranisti”

Elena Gentile è candidata per il Partito democratico in Parlamento europeo. Proverà infatti a bissare il risultato del 2014.

Elena Gentile
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Elena Gentile ha iniziato la sua carriera politica nel 1984 tra le file del Partito Comunista italiano. Poi ha proseguito entrando nei Democratici di Sinistra e infine nel Partito democratico. Proprio tra le file del Pd, nel 2014, è riuscita a essere eletta nel Parlamento europeo. Il 26 maggio 2019 tenterà di bissare questo successo.

Quale futuro ci sarà per l’Europa dopo queste elezioni?

“Oggi è prematuro definire il quadro. Io ritengo che gli elettori avranno l’occasione di rivedere, negli ultimi giorni di campagna elettorale, le loro posizioni. Non credo ci sarà la vittoria totale dei sovranisti e dei populisti.”

La Brexit pensa che possa influenzare il voto?

“La Brexit è stata un’importante passo che ci ha dato la possibilità di riflettere sull’Europa. C’è chi pensa che il sovransimo possa essere utile, ma l’opinione pubblica inglese si sta rendendo conto l’uscita dall’Europa sia stato un errore, soprattutto dal punto di vista economico. La sterlina ha perso terreno, molte fabbriche sono state chiuse e le grandi multinazionali si sono trasferite. Se gli inglesi dovessero tornare a votare, il vecchio referendum sarebbe completamente ribaltato”.

Quali sono le emergenze sanitarie che l’Europa dovrà affrontare?

“Una delle cose da modificare è quello della valorizzazione delle Politiche per la Salute. Purtroppo i trattati vigenti non concedono all’Europa di legiferare su questa materia, come invece accade per altre materie. Temi come la salute e il lavoro sono materie sono temi che l’Europa può affrontare in maniera marginale. Nonostante questo mi sono interessata a vari temi, che possono sembrare secondari ma che secondari non sono. Sto parlando per esempio delle malattie rare. Abbiamo sviluppato una rete per aiutare chiunque e abbiamo avviato una sperimentazione di alcuni medicinali. Siamo infatti riusciti a convincere le industrie farmaceutica a investire su medicinali di “nicchia”.