Stefano Pastorelli (Lega): “È da cambiare l’impalcatura di questa Europa”

Stefano Pastorelli, candidato alle elezioni europee con la Lega, ha raccontato in un'intervista a Ci Siamo la sua idea di Europa, più vicina alle esigenze dei popoli

Stefano Pastorelli (Facebook)
Stefano Pastorelli, candidato alle elezioni europee con la Lega, ha raccontato in un'intervista a Ci Siamo la sua idea di Europa, più vicina alle esigenze dei popoli

Stefano Pastorelli (Lega): “È da cambiare l’impalcatura di questa Europa”

 
 
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Stefano Pastorelli è uno dei nuovi candidati schierati dalla Lega per le elezioni europee 2019. Attivo da 12 anni nel partito, ha svolto la sua attività politica all’interno della Regione Umbria. Proprio l’attenzione alle particolarità regionali, e della sua in special modo, sono il perno dell’idea di Europa di Stefano Pastorelli.

Come cittadino e come percepito l’Europa negli ultimi 5 anni?

Penso che non solo io, ma tutti cittadini italiani, e in particolare anche noi umbri l’abbiamo percepito lontana dalle problematiche dei suoi Stati membri. Con decisioni che spesso in modo hanno preso senza tener conto delle profonde diversità culturali e religiose. Io ad esempio abito ad Assisi, in Umbria, e mi risulta che San Benedetto da Norcia sia il patrono di Europa, e San Francesco sia il patrono d’Italia. Non mi sembra che questi aspetti sono stati tenuti in conto da questa Europa, nelle varie decisioni. Hanno tenuto lontane l’Italia e la regione Umbria, ma l’Europa ha bisogno dell’Umbria, e l’Umbria ha bisogno di un Europa che funzioni. Qui servono delle infrastrutture ferroviarie, stradali, e aeroportuali, perché l’Umbria può essere un veicolo importante di turismo, di enogastronomia, di arte, cultura e quant’altro.


C’è qualcosa in particolare che ha influenzato la sua candidatura?

Il mio percorso in Lega è iniziato da oltre 12 anni, ed è stato un percorso di attività politica sul territorio con candidatura alle comunali qui ad Assisi, quella al Consiglio Regionale in Umbria. Così ho dato la mia disponibilità al direttivo regionale per la candidatura Umbra alle europee. Oltre l’orgoglio di questa cosa, sento anche un peso positivo sulle spalle per l’opportunità. Vorrei provare a rappresentare il nostro Paese in primis, ma anche l’Umbria, perché io sono umbro e non posso lasciare indietro il mio popolo.

Se venisse eletto in particolare di cosa vorrebbe occuparsi?

Le istanze più sentite in questo momento sono la questione dello sviluppo economico, del lavoro. Le politiche di austerity imposte dall’Europa hanno portato i risultati che tutti noi vediamo e io sono preoccupato oltre che da cittadino, da politico ma più che altro da padre di 4 figli. Vedo le difficoltà che i giovani oggi hanno per poter accedere al mondo del lavoro. Sono stati fatti danni alla nostra economia: penso alla mancanza della difesa del Made in Italy, ad esempio. Questa è una cosa che va fermata con forza e sulla quale combattere fortemente. Questo è l’impegno che io personalmente mi prendo, ma ci vorrebbero anche dei provvedimenti che rilancino in qualche modo la produzione, e la difesa dei prodotti di qualità di cui il nostro Paese non è secondo a nessuno, non solo in Europa ma al mondo.


Che Europa pensa uscirà da queste elezioni?

Secondo me sarà un’Europa innanzitutto che affermerà con maggior forza il sovranismo dei popoli e questa mi sembra quasi una certezza: ne avremo la conferma il 26 maggio. Noi come Lega, e io personalmente, siamo per l’Europa dei popoli e non quindi per un’Europa assoggettata all’alta finanza e al sistema bancario. Siamo per un’Europa delle identità che spesso viene soffocata da questa costruzione burocratica che impone non democraticamente le sue decisioni sulle scelte dei popoli.

Sono sicuro che verrà fuori un’Europa con una forte componente sovranista. Sovranista significa nient’altro che riaffermare e combattere per i principi dei popoli e degli Stati membri. Perché è innegabile che l’Europa sia composta da tante diversità culturali e religiose. Tutte importanti, però nessuna deve prevalere sull’altra. Mi permetto di citare il mio più illustre concittadino san Francesco d’Assisi. Lui diceva: “Cominciate col fare ciò che è necessario poi ciò che è possibile e all’improvviso vi sorprenderete impossibile”. Se ci si attenesse a queste poche righe di San Francesco già si partirebbe con il piede giusto e sicuramente si porterebbero a casa dei buoni risultati.

Questa componente cristiana è una componente importante da recuperare in Europa secondo lei?

Io personalmente assolutamente sì, credo che sia una dimensione da recuperare. A differenza di altre culture religiose il cristianesimo offre dei principi di pace e di fratellanza e quindi non può essere altro che un un rafforzativo a un clima di pace che ci deve essere tra i popoli e quindi anche tra gli Stati membri dell’Unione Europea. Sempre rispettando le altre religioni e culture, però è necessario che venga riaffermato il principio che nessuna debba prevalere sull’altra.


C’è qualcosa di positivo che l’Europa ha fatto in questi cinque anni?

Sicuramente ci saranno dei provvedimenti buoni ma quando poi si crea la distanza con i popoli e gli Stati membri prendendo delle decisioni univoche e da imporre a tutti gli Stati membri, in qualche modo viene percepita dai singoli popoli con posizioni anche molte volte fuori luogo. Sicuramente ci saranno stati dei provvedimenti buoni, ma è da cambiare l’approccio e l’impalcatura di questa Europa. noi siamo per l’Europa ma non per questa Europa.

Vorremmo affermare il principio di uguaglianza sotto tutti gli aspetti, anche dal punto di vista economico. Se pensiamo che tutti gli anni l’Italia versa, se non erro, oltre 14 miliardi di contributi all’Unione Europea, per prenderne indietro quasi 10, abbiamo un disavanzo di oltre 4 miliardi. E se pensiamo anche che questi soldi che vengono girati alle Regioni e poi spesso gestiti in maniera clientelare…E’ per questo la rabbia della gente in Umbria, ma penso in tutta Italia.

Stefano Pastorelli a Ci Siamo in Europa

Stefano Pastorelli è stato ospite insieme all’Onorevole Elena Gentile del Partito Democratico di Ci Siamo in Europa nella puntata del 14 maggio.

Elisabetta Riboldi
Nata il 15 luglio 1992, ho seguito il tipico cursus honorum della letterata milanese: diploma al liceo classico G. Berchet, laurea triennale in Lettere Moderne e magistrale in Filologia Romanza presso l'Università degli Studi di Milano. Fervente appassionata di tutte le arti, curioso nelle librerie, alle mostre, nei musei; per quasi dieci anni ho seguito corsi di teatro e, in seguito, di danza ottocentesca. Ma quella stessa curiosità che mi porta a indagare l'arte e la storia mi àncora fortemente all'attualità, di cui cerco di indagare processi e retroscena.