Caterina Avanza (Pd): “Se pensiamo all’Italia come nazione, in futuro saremo vassalli”

Caterina Avanza spiega in un'intervista a Ci Siamo le sfide dell'Europa, tra Tav e flussi migratori

Caterina Avanza spiega in un'intervista a Ci Siamo le sfide dell'Europa, tra Tav e flussi migratori

Caterina Avanza (Pd): “Se pensiamo all’Italia come nazione, in futuro saremo vassalli”

 
 
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Caterina Avanza è stata responsabile della campagna di En Marche di Emmanuel Macron, ed ora è candidata alle elezioni europee con il Partito Democratico. In un’intervista a Ci Siamo affronta i temi dello sviluppo in Europa nei prossimi anni e delle politiche comuni che l’Europa deve fare per mantenersi in piedi.

Come mai ha deciso di candidarsi?

Io avevo l’incarico di coordinare la campagna di En Marche, il movimento di Emmanuel Macron in Francia, e sono quasi 2 anni che lavoro sulle strutture europee, lavorando molto bene con il Partito Democratico. In questa fase abbiamo incontrato moltissimi partiti progressisti, e ci siamo resi conto che probabilmente nonostante quello che si dice di questa ondata populista e sovranista, la realtà è che forse per la prima volta riusciremo ad avere una maggioranza al Parlamento Europeo fra i Verdi, i socialisti e i centristi. E in questo senso una candidatura transnazionale che permetta di creare dei ponti tra differenti gruppi ci è sembrata utile. Quindi abbiamo chiesto a Sandro Gozi di candidarsi sulle liste di En Marche, e abbiamo messo due esponenti del gruppo dei Verdi sulla lista di En Marche. E poi hanno messo me qui, in modo che questo lavoro si cominci a farlo in campagna elettorale.

Che differenze e similarità ci sono tra il Partito Democratico En Marche?

Oggi la situazione è talmente cruciale e urgente che nonostante ci siano delle differenze, ci sono moltissime convergenze in particolare su temi fondamentali. Per esempio sull’ambiente, la transizione ecologica, la posizione dei lavoratori e del mondo del lavoro, il salario minimo, la competitività, l’innovazione sulle imprese. L’idea è quella di lavorare su 4 o 5 cantieri importanti per dare una sferzata, fare un passo avanti nell’integrazione in Europea. Oggi abbiamo bisogno di più Europa se vogliamo proteggere i cittadini e se vogliamo continuare a essere quello che è l’Europa, cioè una grande potenza economica commerciale e, io lo spero, la prossima grande potenza verde del mondo.

In particolare quali istanze vorrebbe portare al Parlamento Europeo?

Penso che il punto cardine di questa campagna debba essere l’ambiente. In Italia non si muore di immigrazione ma purtroppo si muore di cancro che viene dall’aria che respiriamo e dal cibo che mangiamo, ancora troppo pieno di pesticidi. Non stiamo lasciando soltanto un debito economico alle generazioni future, stiamo anche lasciando un debito ecologico impressionante. E soprattutto, noi siamo l’ultima generazione che può agire. Perché se è vero quello che dicono gli scienziati, e io credo nella scienza, nel 2050 dobbiamo riuscire ad uscire dall’economia del carbone. E non è una sfida facile. Da una parte siamo l’ultima generazione che può agire, ma dall’altra siamo una generazione che ha tutti gli strumenti per agire.

Manca però una volontà politica, ma la questione ambientale la si può risolvere solo a livello europeo, perché a livello sistemico è l’Europa si può risolvere i fenomeni globali come il cambiamento climatico. Penso quindi che questo debba essere il punto cardine. Poi ce ne sono molti altri, ma questa è la battaglia principale per cui vorrei battermi e se sarò eletta vorrei essere nella Commissione Ambiente.


Quale dovrebbe essere la politica comune europea nei confronti dei flussi migratori?

Sull’immigrazione si è visto il limite dell’Europa delle Nazioni. Quando si dice che l’Europa ha lasciato da sola l’Italia non è vero: non è l’Europa che ha lasciato sola l’Italia, ma sono gli altri Stati Nazionali che hanno lasciato sola l’Italia nella crisi migratoria del 2015. La questione migratoria è una questione che gli Stati hanno voluto tenere all’interno delle loro prerogative: questo va ricordato perché l’Europa è il capro espiatorio ideale ma in realtà sono gli Stati che non hanno dato la possibilità all’Europa di fare qualcosa.

Per me l’immigrazione è fenomeno globale. Non si può costruire un muro in mezzo al Mediterraneo e la demografia africana è quello che è: si stima che nel 2030 la Nigeria supererà gli abitanti di tutto il continente europeo. Stiamo parlando di miliardi di persone che vivranno in Africa tra 20, 30 anni, ed è chiaro che queste crisi si riprodurranno. Quindi bisogna riuscire ad agire a livello europeo e bisogna anche distinguere due cose.

Una è la politica dell’asilo: bisogna creare una politica dell’asilo europea in modo che una persona che scappa dalla guerra o delle tragedie ambientali posso fare una domanda unica in Europa e non farne 18 e ricevere 18 risposte diverse. O si considera che una persona è in pericolo e gli si dà l’asilo politico il più rapidamente possibile, oppure non lo è e in questo caso non si può avere delle differenze così importanti da un Paese all’altro.

E poi c’è l’immigrazione economica, che è una questione delicata perché anche noi italiani siamo dei migranti economici. 250mila italiani ogni anno se ne vanno dall’Italia e di questo non si parla mai. Ovviamente non si può accogliere tutti, ma bisogna riuscire ad avere una politica che permette regolarizzare queste entrate, ed è per questo che bisogna rinforzare Frontex che è l’unica agenzia che riguarda le frontiere comuni dell’Europa. E bisogna farlo in modo cooperativo a livello europeo, non solo in Italia ma bisogna che ci siano anche poliziotti danesi, per esempio, o svedesi che lavorano su questo fronte. Con umanità, ma anche a volte con fermezza perché bisogna riuscire ad integrare queste persone.

Se troppe persone arrivano nello stesso momento c’è un problema di integrazione, e come si è visto le cose poi non vanno bene. E bisogna farlo con l’Europa. E quando vedo Matteo Salvini che preferisce andare a fare un comizio in Basilicata piuttosto che andare al Consiglio dei Ministri dell’Interno europei dove si trattava proprio della riforma del regolamento di Dublino, che per l’Italia è un disastro, io penso che la Lega non voglia risolvere il problema dei migranti. Perché è funzionale dal punto di vista elettorale.

Quindi uno dei problemi è che i nostri Ministri non sono presenti a Bruxelles per difendere gli interessi del Paese?

Per essere influenti in Europa ci sono varie ricette. La prima è avere un Primo Ministro, o un Presidente, dipende dai Paesi, che sia particolarmente attivo convincente e forte all’interno Consiglio Europeo. Perché quello che non si sa è che nonostante quello che ci vogliono far credere le estreme destre l’Europa delle Nazioni esiste già. Ed è quella che abbiamo oggi e non funziona benissimo. All’interno del Consiglio i capi di stato e di governo fanno delle proposte che vanno alla Commissione. Qui vengono formulate sotto forma normativa o di regolamenti. Poi approdano al Parlamento Europeo. Ma per essere influenti al Parlamento Europeo bisogna mandare degli europarlamentari che conoscono il Parlamento Europeo, e posizionarli anche come capi di Commissione.

Quindi bisogna riuscire ad avere delle personalità molto preparate e poi bisogna avere delle persone che sanno fare negoziazioni perché tutto è negoziazione, ovviamente. Sono 28 Paesi, 24 lingue… ovviamente bisogna mediare. E poi bisogna essere presenti, votare, lavorare. E c’è un “ping pong” tra il Parlamento e Consiglio dei Ministri dove sono presenti i Ministri di tutti i Paesi rispetto la tematica di cui si dibatte. Quindi se è l’immigrazione ci saranno i Ministri dell’Interno.

Ma se il Ministro dell’Interno italiano non ci va, e se la Lega nelle 22 commissioni che sono state fatte all’interno del Parlamento Europeo sulla riforma del regolamento di Dublino non ci mettono piede, e quando si vota si astengono perché non hanno lavorato, va da sé che gli interessi degli italiani non vengono tutelati. Mentre quelli dei tedeschi che sono ultra presenti e sono ultra preparati ovviamente vengono tutelati molto meglio.

A livello europeo la TAV che valore può avere in un’ottica che guardi sia all’Italia sia alla Francia?


Sulla Tav ci sono tantissime cose da dire. La prima è una questione di buon senso perché la TAV è un’opera di tutela dell’ambiente. Se pensiamo che ci sono milioni di tir con un motore diesel che salgono montagna asfissiando una valle, e si mettono invece miliardi di euro anche dati dall’Europa e dalla Francia per far sì che tutti questi tir siano tirati da un motore elettrico, tutti capiscono che da un punto di vista ambientale e della qualità di vita degli abitanti che sono in questa valle ci si guadagna.

La TAV è una soluzione e non un problema. Dopodiché la questione della TAV è molto più ampia delle relazioni tra la Francia e l’Italia. Che chiaramente andrebbero rinforzate e bisogna ricordare che tra la Francia e l’Italia ci si scambia 200 milioni di euro ogni giorno. Quindi ovviamente sono importanti, ma la TAV è il completamento di un corridoio fondamentale che va da Trieste a Lisbona. E questo corridoio permetterebbe all’Italia del Nord, quindi Lombardia, Piemonte, Veneto – quindi l’Italia che è estremamente produttiva ed esporta – di restare nell’ asse commerciale mondiale.

Se la TAV non si fa, prima o poi questo asse si sposterà molto più su. Là dove tedeschi stanno costruendo delle infrastrutture importanti proprio per accelerare il trasporto delle merci. Oppure il trasporto si farà via aereo, e quindi le nostre regioni verranno saltate. Quindi la questione della TAV non è come dice il ministro Toninelli: “chi se ne frega di andare a Lione”, certo, chi se ne importa di andare a Lione in poche ore se bisogna fare turismo, ma se si deve garantire l’esportazione di milioni di imprese che fanno lavorare milioni di persone italiane, bisognerebbe che importasse un po’ di più. E la TAV è quello, la TAV è un’opera strategica il futuro del nord Italia.

Il sud Italia nella rete dei corridoi europei che ruolo ha?

Penso che il sud Italia abbia due piste fondamentali di sviluppo. La prima è l’ambiente anche data dal clima. Se si riuscisse a lavorare su una transizione ecologica e sul turismo verde su tutti questi temi in modo molto più importante penso che il sud potrebbe fare un grande passo in avanti. Dopodiché penso che ci sia il rapporto l’Africa: noi vediamo l’Africa come un continente sottosviluppato, ma ci sbagliamo. In Africa le cose stanno cambiando e può essere un partner fondamentale per il sud Italia. Bisogna ricominciare a lavorare al progetto che era EuroMed cioè di rimettere il Mediterraneo al centro di certe rotte commerciali. Io penso che il futuro adesso per l’Italia sia legato enormemente allo sviluppo dell’Africa che sta andando a una velocità mostruosa e che può rappresentare delle opportunità molto importanti per tutti noi.


Che ruolo potrà avere l’Europa nei confronti di altre potenze extraeuropee nei prossimi anni?


E anche su questo che ci stiamo giocando un momento cruciale perché se continuiamo a pensare all’Italia nazione, quando di fronte abbiamo la Cina continente, l’India continente, gli Stati Uniti continente, l’unico futuro che avrà l’Italia sarà quello di essere vassallo della Cina e degli Stati Uniti. Nel 2030 nessuna economia europea farà parte del G8 cioè delle 8 più grandi economie del mondo, nemmeno la Germania. Quindi in Europa ci sono due tipi di Paesi: quelli piccoli e quelli che non sanno ancora di essere piccoli. L’unica soluzione per un Paese come l’Italia, ma anche come la Germania, è quello di essere gli Stati Uniti d’Europa e di assumersi la propria identità continentale per poter giocare da pari a pari gli Stati Uniti, con l’India e con le prossime potenze che arriveranno.

Caterina Avanza a Ci Siamo in Europa

Caterina Avanza è stata ospite insieme a Marco Dreosto della Lega della puntata di Ci Siamo in Europa del 16 maggio.

Elisabetta Riboldi
Nata il 15 luglio 1992, ho seguito il tipico cursus honorum della letterata milanese: diploma al liceo classico G. Berchet, laurea triennale in Lettere Moderne e magistrale in Filologia Romanza presso l'Università degli Studi di Milano. Fervente appassionata di tutte le arti, curioso nelle librerie, alle mostre, nei musei; per quasi dieci anni ho seguito corsi di teatro e, in seguito, di danza ottocentesca. Ma quella stessa curiosità che mi porta a indagare l'arte e la storia mi àncora fortemente all'attualità, di cui cerco di indagare processi e retroscena.