Pier Luigi Mottinelli (Pd): «Parlare con una sola voce, quella di una nuova Europa»

Intervista di CiSiamo.info, in vista delle elezioni europee, al candidato del Pd Pier Luigi Mottinelli. L‘idea di Europa e i nuovi progetti all’orizzonte.

Pier Luigi Mottinelli, candidato del Pd alle elezioni europee (foto sito)

Pier Luigi Mottinelli è un candidato per le elezioni europee che si terranno domenica 26 maggio. L’esponente del Partito Democratico, intervistato da CiSiamo.info, concorrerà alle contesa elettorale per la circoscrizione nord-ovest.

Pier Luigi Mottinelli, la sua visione dell’Europa in un contesto temporale a stretto giro? Qual è la sua idea a riguardo?

«Ho esperienza amministrativa che mi porta a conoscere l’Europa soprattutto per i fondi strutturali e le opportunità che si offrono per le località più piccole e non. Mi sono sempre occupato di progetti europei per le aree interne, quelle rurali, e anche per quelle urbane. L’Europa è concepita come un obiettivo da raggiungere soprattutto con programmi legati all’inclusione, al welfare e all’ambiente».

Come hai ha scelto di candidarsi?

«Percepisco, avendo amministrato localmente, una distanza dall’Europa. Con l’esperienza e un profilo costruito dal basso, come il mio, ho pensato che potesse essere spinto dalle persone che decideranno di votarmi. I piccoli comuni hanno bisogno di sostegno».

Nel caso in cui dovesse essere eletto, quali sarebbero le istanze che proporrebbe con maggiore forza?

«Nel mio caso vengo da una provincia che ha un grande valore economico per quello che è il settore dell’agricoltura, quello dell’industria e della manifattura. Il mio impegno è rappresentare una nuova forma di comunicazione e di opportunità che l’Europa permette. Oggi la si percepisce come distante e questo non va bene».

Quali sono le sfide più importanti che l’Europa si troverà a dover affrontare?

«Dobbiamo aprire grandi sfide perché l’Europa ha tutte le carte in regola. Bisogna competere, in termini univoci, con una politica internazionale. Non bisogna parlare da singoli stati ma con una sole voce, quella dell’Europa. Riscontro una grande dicotomia tra il voler essere europei e l’incapacità di attuarla nel vero e proprio senso della parola».

Ci sono delle questioni in cui l’Europa deve cedere la sovranità agli Stati?

«L’Europa deve riconoscere gli stati nazionali con una propria soggettività. Ogni Stato viene riconosciuto per la propria diversità. Chi entra in Europa deve adeguarsi alla politica economica. Ma non lo si può pretendere dalle piccole realtà: serve molta più elasticità».

Nei contatti con le potenze extra-Europa, come si interagirà in tal senso?

«Clima, ambiente ed energia sono fondamentali. Le esportazioni devono avere delle regole precise basate su un principio di egualità. Le condizioni del lavoratore stesso dovrebbero essere riconosciute con un livello di pari entità. La strada è molto lunga per avere un’identità univoca da Europa».

Le correnti nazionalistiche che si stanno affermando, incideranno in maniera decisa nel futuro Parlamento Europeo?

«Credo nei singoli stati con delle identità ben precise. Sicuramente ci sarà una richiesta di protezione dei singoli. Sono convinto che tutto ciò deve essere una base di partenza e non una finalità».

La Brexit inciderà sul voto delle prossime elezioni?

«Credo che la Brexit sia un modo di come non concepire, in maniera adeguata, cosa sia l’Europa. Nello scenario internazionale penso che sarà vista come una condizione da evitare nell’evoluzione delle politiche europee. La richiesta di un nuovo referendum rappresenti una grossa difficoltà dettata da un voto istintivo. Raccogliere cinque milioni di firme vuol dire che in qualcosa si è sbagliato».

Elisabetta Riboldi
Nata il 15 luglio 1992, ho seguito il tipico cursus honorum della letterata milanese: diploma al liceo classico G. Berchet, laurea triennale in Lettere Moderne e magistrale in Filologia Romanza presso l'Università degli Studi di Milano. Fervente appassionata di tutte le arti, curioso nelle librerie, alle mostre, nei musei; per quasi dieci anni ho seguito corsi di teatro e, in seguito, di danza ottocentesca. Ma quella stessa curiosità che mi porta a indagare l'arte e la storia mi àncora fortemente all'attualità, di cui cerco di indagare processi e retroscena.