Enrico Morando (Pd): «L’Italia dovrà mantenere un ruolo chiave in Europa»

Enrico Morando, rappresentante del Partito Democratico alle prossime elezioni europee, ha rilasciato un’intervista a CiSiamo.info.

Enrico Morando, candidato del Pd alle prossime elezioni europee (foto sito)

Enrico Morando ha scelto di scendere in campo in vista delle elezioni europee che si terranno domenica 26 maggio. L’esponente del Partito Democratico, intervistato da CiSiamo.info, concorrerà nella circoscrizione nord-ovest.

Enrico Morando, che idea si è fatto dell’Europa soprattutto negli ultimi tempi?

«L’Europa rappresenta la speranza di poter mantenere un ruolo in un mondo che si sta rapidamente cambiando. È evidente che abbiamo a che fare con due grandi protagonisti che sono gli Stati Uniti e la Cina. Per la prima volta nella storia, dopo la fine della Seconda guerra mondiale gli USA, si pensano ad alcuni Stati più come concorrenti piuttosto che degli alleati. Questo devo dire che è un cambiamento non di poco conto. In Europa ci sono forze che corrispondono all’amministrazione simile a quella di Trump. I nazionalpopulisti europei si confrontano in maniera diretta con quel modus operandi attuato da Trump. Il rapporto con la Cina è cambiato, e anche tanto. Stiamo parlando di un Paese che ha un Pil importante: è tempo di accorgersi di questo. Far rientrare i nazionalismi, come Salvini e Di Maio vorrebbero, sarebbe assolutamente controproducente».

Questi movimenti nazionalisti secondo lei costituiscono un reale pericolo per il futuro dell’Europa?

«Sono una vera minaccia. In ogni nazione una chiusura nazionalistica non fa fare un salto di qualità in ottica integrazione. Non vogliamo un sistema di vassallaggio nei confronti degli Stati Uniti e della Cina. Mi auguro che gli elettori ci pensino bene su chi votare».

Quale sarà il futuro dopo le elezioni?

«Bisogna che sia costruito il bilancio dell’area dell’Europa. Non è possibile avere la stessa moneta ma differire nelle politiche di bilancio e in quella fiscale. A una politica monetaria deve corrisponderne un’altra di bilancio. Non serve il bilancio dell’Unione Europa ma dell’area dell’euro».

Crede che la Brexit possa essere determinante per la scelta del voto in vista delle elezioni europee?

«La Brexit insegna due cose. La prima, che credo sia la più importante e drammatica come novità, è che i popoli europei possono dividere ciò che quegli stessi avevano deciso di unire dopo lo sforzo della Seconda guerra mondiale. Il processo di integrazione europea è iniziato nel 1957 e non è irreversibile. Lo abbiamo pensato fermo ma ciò non lo è in alcun modo. La seconda cosa riguarda i nazionalpopulisti che ad esempio nel Regno Unito hanno determinato la Brexit. Sono ormai tre anni che cercano di trovare una via d’uscita dopo il disastro combinato».

Se le forze euroscettiche dovessero ottenere una maggioranza al Parlamento Europeo crede che siano in grado di mantenere una linea comune?

«Movimento 5 Stelle e Lega sono diversi ma sono nazionalpopulisti. Hanno in comune l’avversità nel processo di integrazione. Poco mesi fa proponevano alcuni partiti in Europa di fare il referendum sull’euro. Una loro salita al potere porterebbe al collasso».

Sulla questione delle frontiere esterne all’Europa, che ruolo si dovrebbe avere nei confronti dei Paesi dai quali provengono la maggior parte dei flussi migratori?

«Se i confini sono dell’Unione Europea bisogna che una forza europea li presidi. Le valutazioni, in merito all’ammissibilità nell’UE, dovranno essere apportate da agenzia pubbliche di tipo europeo. Abbiamo bisogno di una politica europea sulla questione dell’immigrazione. I fatti dicono che da tempo non gestiamo al meglio questo problema. Non serve attuare un lavoro del singolo per conto dell’Unione Europea: è necessario che si cambi in questo senso».

Qual è il suo giudizio sulla questione dei prodotti locali e la loro vendita?

«Il mercato unico è il fondamento della nostra prosperità. L’Italia è legata alla libertà dei commerci. Così come è stato fatto negli accordi con Canada e Giappone vi è bisogno di tutela e della specificità dei nostri prodotti. Bisogna essere aperti al commercio globale altrimenti vorrebbe dire che partiremo in netto ritardo in una corsa a ostacoli».

Elisabetta Riboldi
Nata il 15 luglio 1992, ho seguito il tipico cursus honorum della letterata milanese: diploma al liceo classico G. Berchet, laurea triennale in Lettere Moderne e magistrale in Filologia Romanza presso l'Università degli Studi di Milano. Fervente appassionata di tutte le arti, curioso nelle librerie, alle mostre, nei musei; per quasi dieci anni ho seguito corsi di teatro e, in seguito, di danza ottocentesca. Ma quella stessa curiosità che mi porta a indagare l'arte e la storia mi àncora fortemente all'attualità, di cui cerco di indagare processi e retroscena.