Mercedes Bresso (Pd): “L’Europa è una forza ma non sa se vuole esserlo”

In un'intervista a Ci Siamo, l'europarlamentare del Pd Mercedes Bresso parla dei come l'Europa vada cambiata, di investimenti e futuro.

Mercedes Bresso
In un'intervista a Ci Siamo, l'europarlamentare del Pd Mercedes Bresso parla dei come l'Europa vada cambiata, di investimenti e futuro.
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L’europarlamentare Mercedes Bresso ha svolto la sua attività politica nelle istituzioni della Regione Piemonte, prima come Consigliere Regionale, poi come Presidente della Provincia di Torino e poi come Presidente della Regione Piemonte. In un’intervista a Ci Siamo Mercedes Bresso porta l’idea di un’Europa che investa nello sviluppo e in cui i cittadini possano essere parte attiva del dibattito politico.

Secondo lei che Europa uscirà da queste elezioni?

Per tutti i sondaggi che abbiamo, verrà fuori un’Europa non molto dissimile per il peso delle diverse liste, da quella attuale. Sicuramente alcuni gruppi politici europei prenderanno qualcosa di più, altri qualcosa di meno. Soprattutto però mi pare che ci sarà una maggiore radicalizzazione a destra: gruppi molto informi e con differenze politiche forti probabilmente avranno una posizione più forte, più unitaria e se non apertamente antieuropea, sicuramente sovranista. Quindi emergerà un’Europa degli Stati e delle Nazioni.

ne parliamo in pausa pranzo

Per contro il nostro gruppo, quello dei Socialisti e Democratici perderà dei seggi. Anche se potrebbe non avvenire, perché la ragione principale della nostra perdita è nel fatto che perderemmo i laburisti, che sono uno dei nostri gruppi forti. E quindi è chiaro che per noi se, come pare, i britannici voteranno ancora e saranno presenti, andrà molto meglio di come previsto, perché recupereremo.

Sarà però soprattutto un’Europa in cui i partiti tradizionali saranno obbligati a lavorare fortemente insieme, perché come dicevo ci sarà una forte radicalizzazione politica. Da un lato i pro europei e dall’altra gli euroscettici per l’Europa delle nazioni.

Quali saranno le battaglie più importanti che bisognerà portare avanti per cambiare l’Europa, mantanendola stabile?

Bisognerà sì cambiarla, ma in senso positivo: verso un’Europa più rappresentativa dei popoli e meno degli Stati. Questo è l’obiettivo delle nostre forze pro europee.

Intanto la prima battaglia sarà quella del bilancio, cioè del quadro finanziario pluriennale, delle risorse per i prossimi sette anni. Servono più risorse si vuole fare un’Europa che si occupi davvero di tematiche sociali, di politiche dell’occupazione, di investimenti – che sono assolutamente fondamentali – e che intervenga anche attivamente sulle politiche per la ricerca e l’innovazione, le politiche ambientali. Oggi il bilancio dell’Unione è meno dell’1% del Pil europeo, quando un bilancio federale leggero è almeno 6, 7%. Ci vorrebbe un bilancio dell’Unione che sia almeno del 3, 4%. La battaglia sarà tra il Parlamento che chiede almeno l’1,3% e la Commissione che propone l’1,13-1,15% e gli Stati che vorranno ancora mettere meno dell’1%. Questo è fondamentale perché se non ci sono risorse tutte le politiche di cui dicevo prima non si possono fare.

In secondo luogo c’è da fare una battaglia istituzionale: quella di portare il Consiglio – che è diciamo un po’ il senato dell’Europa, quello dei Ministri europei – a votare a maggioranza e non all’unanimità come deve fare in molti casi. E si dovrà chiedere di farlo lavorare in modo trasparente, cioè pubblico, democratico. In modo che si sappia cosa fanno anche i Ministri e non solo il Parlamento.

Cosa vuol dire secondo lei essere europei oggi, anche in relazione all’estremizzazione verso i sovranismi?

C’è però anche un’estremizzazione verso le politiche pro europee. Cioè, finalmente c’è un dibattito vero: c’è chi è contro l’Europa e chi è a favore. Questo vale per tutte le battaglie politiche. Quando sono vere c’è anche chi non è d’accordo.

A cosa serve? Intanto oggi i giovani sono “euroimpazienti”: vogliono molto di più, chiedono all’Europa di salvare il pianeta e bisogna partire intervenendo dall’Europa. Solo l’Europa può farlo, ma è evidente che ci vuole coraggio e passione per fare quste cose. Vogliono più fondi per la ricerca, più possibilità, garanzie sociali in particolare per i lavoratori che si muovono in Europa.

Queste sono tutte battaglie che sono legate a più Europa, più risorse e più competenze europee sulle cose importanti. Poi ovviamente è chiaro che il confronto sarà con chi pensa che gli Stati possono fare da soli, non si capisce bene come. Se non siamo forti, non siamo capaci di vedere l’Europa come un’unità e presentarla al mondo per la forza che è non solo economica ma anche militare, ambientale... se non facciamo questo, che cosa facciamo? Qual è l’obiettivo di tutti noi europei? Quello di non contare più nulla nel mondo? Quello che vogliono gli antieuropei, i sovranisti, è di non contare più nulla nel mondo del futuro. E anche i grandi Paesi come la Francia e la Germania non conteranno più nulla. La Gran Bretagna da sola sa già che non conterà più nulla.

Quindi l’Europa è una forza ma non sa di esserlo?

Diciamo: è una forza ma non sa se vuole esserlo. Tutti lo dicono che da soli non possiamo niente ma poi tutti hanno paura a fare quel passo avanti di tipo federale che vuol dire cedere sovranità nelle materie in cui tanto non riesci più a fare nulla, nelle materie che non riesci più a gestire. Questo è ragionevole, detto così, ma per un cittadino è ragionevole. Un po’ meno per un capo di governo che vede il suo potere diminuire, e che quindi tende a dire “Intanto che ci sono io voglio il potere, poi magari sarà qualcun altro dopo di me a cederlo“. Ma non è così che si fa il bene del proprio Paese.

E’ quello che in Italia dice Salvini, e dice una cosa sbagliata. L‘Italia non conta nulla se non fa parte dell’unione europea. Dentro l’Unione europea l’Italia può contare molto se fa delle politiche intelligenti e fa portare avanti le proprie idee senza litigare ma imparando a cooperare.

Qual è l’importanza dello sviluppo regionale all’interno dell’Europa?

Paradossalmente l’Europa, che è relativamente grande – conta mezzo miliardo di popolazione – ha puntato molto sull’aiuto allo sviluppo delle regioni. Cioè evitare che le differenze tra regioni portino poi a dei problemi di competitività e concorrenza sleale. Le politiche regionali sono quelli che conosciamo come fondi strutturali, che sono quelli con cui vengono fatti la maggior parte degli investimenti regionali. Questa è una cosa molto importante: la forza dell’Europa è la forza dei propri territori.

Noi in questa legislatura abbiamo portato quasi fino alla fine le nuove politiche regionali e abbiamo inserito il fatto di non avere solo un’agenda urbana ma anche un’agenda rurale, per il territorio. Quelle zone che hanno bisogno di far tornare le persone, di far sì che i giovani si sposino lì e quindi incrementino la popolazione ma soprattutto portino le proprie idee e la propria capacità innovatrice. Su questo abbiamo messo risorse aggiuntive e ad hoc per quelli che si chiamano smart village, i “villaggi intelligenti” che possono essere competitivi anche con le grandi città.

L’idea è che se si devono far circolare in Europa le persone, merci e servizi è evidente che bisogna aiutare soprattutto le persone ad avere le qualifiche adeguate, a non essere bloccati da qualfiche che non vengono riconosciute, ad avere gli stessi diritti. Abbiamo una sanità quasi comune europea con la carta dei santaria, ma non abbiamo diritti di welfare uguali, non abbiamo garanzie di lavoro uguali, o diritti sociali uguali. E quindi pur mantenendo il diritto degli stati l’Unione europea deve rendere le cose più omogenee per consentire a tutti i cittadini di essere competitivi e a tutti i territori di non essere lasciati indietro.

Che cos’è l’Agenda dei cittadini?

Più che un’agenda è un‘iniziativa quella dei cittadini. A noi pare che oggi i cittadini vogliano avere una possibilità di dire la loro, e quindi di chiedere all’Europa di mettere all’ordine del giorno le questioni che per loro sono importanti, che possono essere questioni ambientali o sociali. E l’iniziativa dei cittadini è la possibilità di predisporre un testo di direttiva da sottoporre alla Commissione. E la Commissione, dopo averla vagliata e messa a posto, la possa proporre al Parlamento e al Consiglio.

Ci vogliono un milione di firme raccolte in Europa, che è un numero minimo in ogni Stato. A quel punto se il testo è adeguato alle competenze dell’Unione – perché ovviamente non si può chiedere all’Unione di fare una cosa che non è di sua competenza – la Commissione deve sottoporlo come testo legslativo al Parlamento e al Consiglio. Secondo me abbiamo bisogno di migliore ancora quest’iniziativa, e sopratutto credo che sarebbe persino più interessante avere ua sorta di spazio online di condivisione. Uno spazio pubblico europeo di dibattito politico, organizzato, in modo che si possano lanciare delle idee, discuterle on line e in momenti anche diretti con delle assemblee insieme ai parlamentari e ai rappresentanti della Commissione e fare in modo che i cittadini partecipno di più al dibattito politico e culturale in Europa.

Guardando alle istanze avanzate dai diversi partiti italiani per l’Europa si nota che spesso non ci sono grosse differenze sulle basi. Ad esempio, il tentativo di rendere l’Europa più vicina ai cittadini attraverso inizative di partecipazione diretta al dibattito è una richiesta anche del M5S, come quella di sviluppare e tutelare le regioni è un pensiero molto caro alla Lega. Com’è possibile allora che sorgano contrasti così grandi, tra i partiti, invece della cooperazione per realizzare obiettivi comuni in Europa?

Intanto ci sono cose un po’ buffe: ad esempio, la Lega vota quasi sempre contro tutte le cose che dice di volere. Poi, le scuse sono tante: “non mi piace, non hanno accolto quello che volevo io”. Ma le scuse sono ridicole, perché è evidente che occorre trovare delle maggioranze larghe, per poter approvare dei provvedimenti. Ma la questione è interessante. In Europa è più complicato fare la battaglia politica come noi la conosciamo, tutti contro tutti, perché in realtà per adottare un provvedimento occorrono maggiornaze larghe trasversali tra forze politiche e Paesi. Perché le differenze sono tante. Quindi bisogna trovare dei compromessi ragionevoli per il bene della popolazione europea.

Il nodo vero è che finora sia i Cinquestelle che la Lega hanno votato contro quasi tutti i provvedimenti perché facevano una sorta di insensata opposizione all’Europa votando no a tutto. Può darsi che vogliano cambiare, ma non basta dire “io voglio una forte plitica regionale”. Bisogna poi lavorare, votare, trovare un modo di far passare le proprie idee, gli emendamenti, insomma. Quindi io mi auguro che nella prossima legislatura ci sia più disponibilità a quello che è il reale lavoro che bisogna fare in Europa. Perché l’Europa è fatta da 28 Paesi e da tante forze politiche quindi se non si ragiona in termini di trovare degli appoggi che possano compensare le diverse esigenze, ed essere approvati da una maggioranza larga, non si ottiene nulla.

Finora la Lega non ha fatto nulla di quello che voleva perché non è riuscita a costruire una maggioranza che fosse a lei favorevole e desse ragione. Non l’avrà nemmeno la prossima legislatura, perché i numeri dicono che saranno più o meno lo stesso numero, magari ancora meno disponibili al compromesso, e non faranno mia passare nulla delle proprie idee.

Noi ovviamente abbiamo delle idee molto più progressiste di come poi concretamente i provvedimenti escono. Però sappiamo che se vogliamo portare le nostre idee dentro questi provvedimenti dobbiamo tentare di trovare un compromesso con le altre forze politiche. Quello che né Lega né Cinquestelle hanno ancora capito è sostanzialemte questo: che come fanno loro si ottiene poco nulla.

Mercedes Bresso a Ci Siamo in Europa

L’Onorevole Mercedes Bresso è stata ospite di Ci Siamo in Europa nella puntata del 25 aprile insieme all’Onorevole Herbert Dorfamann.

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Elisabetta Riboldi
Nata il 15 luglio 1992, ho seguito il tipico cursus honorum della letterata milanese: diploma al liceo classico G. Berchet, laurea triennale in Lettere Moderne e magistrale in Filologia Romanza presso l'Università degli Studi di Milano. Fervente appassionata di tutte le arti, curioso nelle librerie, alle mostre, nei musei; per quasi dieci anni ho seguito corsi di teatro e, in seguito, di danza ottocentesca. Ma quella stessa curiosità che mi porta a indagare l'arte e la storia mi àncora fortemente all'attualità, di cui cerco di indagare processi e retroscena.