Consigliera leghista espulsa: “Salvini ha calpestato la democrazia”

Filomena Calenda è una delle due consigliere regionali del Molise che sono state espulse dalla Lega su volere di Matteo Salvini. In un'intervista a CiSiamo.info rivela un'immagine diversa del partito rispetto a quella che promuove il suo leader.

Filomena Calenda
Filomena Calenda, Consigliera della Regione Molise espulsa dalla Lega.
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«Quando si parla di Lega si parla di un partito apparentemente nuovo, ma in realtà è un partito vecchissimo, dove non si può parlare altrimenti ti fanno fuori. È un partito gerarchico, dove comandano i poteri forti e non si dà voce ai territori, visto che nessuno ci ha mai ascoltate nonostante siamo due consigliere elette in Regione. Certo, in una regione un pochino più a Sud di altre…», è un fiume in piena Filomena Calenda, Consigliera regionale del Molise eletta nella Lega e ora espulsa dal partito.

«Questa scelta di Matteo Salvini – continua nella nostra intervista – è stata un torto al Molise ed è stata lesa la democrazia, perché il popolo ha eletto noi, non Luigi Mazzuto (il coordinatore regionale della Lega) che non si è neanche candidato alle elezioni».

Una frattura interna di cui si sta parlando pochissimo sulla stampa nazionale, ma che sta scuotendo la vita politica del Molise e potrebbe rivelare non poco sul partito sempre più avanti nei sondaggi politici. Noi di CiSiamo.info abbiamo contattato la protagonista di questa storia, per ricostruire l’intera vicenda. Quella che è emersa è un’immagine della Lega ben diversa da quella proposta dal suo leader Matteo Salvini.

Chi è Filomena Calenda?

Filomena Calenda, 56 anni, è nata a Torino, da genitori molisani che sono dovuti emigrare (anche loro!) per lavoro. «Così – racconta a CiSiamo.info – ho avuto modo di appurare che al Nord la gente lavora perché ci sono (o almeno c’erano, NdR) le aziende, le fabbriche, mentre qui al Sud i politici hanno fatto sempre clientelismo e, pensando ai loro interessi, hanno trasformato questo posto nella “terronia”».

Così ha maturato la volontà di entrare in politica, «convinta che al Nord ci fosse una classe politica diversa da quella del Sud». E quindi, si candida nel Partito dei Pensionati alla Provincia di Isernia, quando Luigi Mazzuto era il candidato Presidente. Inizialmente non riesce a essere eletta, ma – in seguito a un ricorso presentato dal Centro-Sinistra – viene ripescata perché Mazzuto non aveva inserito neanche una donna in Giunta, come invece prevede la legge. Passa poi al PdL (successivamente tornato a essere Forza Italia), con il quale diventa consigliere comunale di Isernia, e in quel periodo «inizio ad apprezzare quello che Salvini mi sembrava volesse fare per la nostra Italia».

Alle ultime elezioni regionali in Molise (22 aprile 2018), quindi,
Filomena Calenda si candida nella lista della Lega e, grazie alle preferenze che ottiene, risulta la seconda eletta, dopo Aida Romagnuolo. Nel frattempo, però, anche Mazzuto è passato alla Lega e ne è diventato coordinatore regionale, «pur avendo un seguito politico – aggiunge la Calenda – irrisorio, visto che l’ultima volta che si è candidato ha preso solo 90 preferenze».

La poltrona da assessore

«Nonostante questo, Salvini ha imposto al Presidente della Regione, Donato Toma (vicino a Forza Italia), un Assessore esterno al Consiglio Regionale e ovviamente la scelta è ricaduta proprio su Luigi Mazzuto, che non era neanche candidato». Sia Aida Romagnuolo, che Filomena Calenda, rispettivamente prima e seconda eletta, restano quindi senza assessorato.

«Fra l’altro – spiega Filomena Calenda – eravamo due donne e la presenza di almeno una di noi avrebbe evitato che la Giunta Regionale del Molise fosse esclusivamente maschile. Anche se il nostro statuto non imponeva ancora nessuna presenza femminile, sarebbe comunque stata una scelta opportuna».

«Inoltre – aggiunge la Calenda – sarebbe entrato in Consiglio Regionale il primo dei non eletti della nostra lista, che è un ragazzo molto giovane e cosi la Lega avrebbe potuto dare un bel messaggio».

«Questo – continua – è stato il primo passo di un declino, anche perché Mazzuto non ci ha mai detto, in fase di candidatura, che in fase di vittoria il posto in Giunta sarebbe andato comunque a lui».

Calenda e Romagnuolo per 8 mesi restano comunque fedeli al partito: «speravo che Matteo Salvini prima o poi cambiasse idea, vedendo anche l’inadeguatezza e il non operato di Mazzuto, che in tutto questo tempo non ha fatto nulla per il Molise, nonostante avessimo un Governo centrale “amico”».

«Sono stata veramente delusa – spiega Filomena Calenda – dall’atteggiamento dei vertici della Lega: per parlare con i dirigenti federali, infatti, bisogna necessariamente passare attraverso i coordinatori regionali, altrimenti non ti ricevono proprio. Noi abbiamo provato a contattarli in tutti modi, perfino tramite PEC. Io ho provato ad avere un appuntamento dal Ministro Fontana, ma tutti mi hanno sempre risposto che devono prendere accordi con il coordinatore regionale. Questo dimostra quanto è gerarchizzato il partito».

La rottura con la Lega

«Sabato 23 febbraio – racconta – abbiamo fatto una conferenza stampa durante la quale abbiamo criticato l’operato di Luigi Mazzuto e, di tutta risposta, leggiamo sull’Ansa che Alessandro Pansa (il responsabile nazionale dell’organizazione della Lega), che non abbiamo mai visto qui in Molise, annuncia la nostra espulsione dal partito».

«Io ho conservati – continua – anche i messaggi mandati a Matteo Salvini, in cui mi risponde che lui non parla con chi fa danni. Salvini difende Mazzuto solo perché lo ha nominato lui».

«Questa scelta di Matteo Salvini è stata un torto al Molise ed è stata lesa la democrazia, perché il popolo ha eletto noi, non Mazzuto che non si è neanche candidato», conclude Filomena Calenda.

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Fabrizio Capecelatro
Sono nato a Milano nell’emblematica data 09/09/90. Napoletano di origini e di "spirito", è alla città partenopea che rivolgo gran parte della mia attenzione di giovane giornalista. Sono autore dei libri "Lo Spallone – Io, Ciro Mazzarella, re del contrabbando", edito da Mursia nel 2013; "Il sangue non si lava – Il clan dei casalesi raccontato da Domenico Bidognetti", edito da ABEditore nel 2017, e "Omissis 01 – La vera storia di Rosa Amato: camorrista per vendetta, pentita per amore", edito da Tralerighe nel 2018.