Immigrazione, sinistra italiana e caso Diciotti, l’Onorevole De Petris: “Nessuno è al di sopra della Legge”

Molte le questioni sul tavolo in questi giorni: caso Diciotti, migranti, elezioni europee, crisi Italia-Francia. La Senatrice Loredana De Petris, intervistata da CiSiamo.info, ha espresso il suo parere.

Loredana De Petris
La Senatrice Loredana De Petris intervistata da CiSiamo

Caso Diciotti, crisi Italia- Francia, questione migranti e sinistra italiana. E’ un momento delicato per la politica italiana: molte le questioni in gioco e di grande importanza. Per poterci districare meglio nel panorama spinoso di questi giorni, abbiamo chiesto il parere della Senatrice Loredana De Petris, capogruppo del Gruppo Misto in Senato, che ha rilasciato un’intervista a CiSiamo.info.

Siamo alla vigilia delle Primarie del Pd e delle elezioni europee: quale deve essere il ruolo della sinistra italiana nel panorama politico?

La situazione è molto complicata, il problema è quanto la sinistra italiana sia in grado di mettere in campo progetti che riconquistino e rimettano in connessione la sinistra con il popolo che si è allontanato. Da tutti i candidati non è venuta una sola parola sulle cause che hanno portato a un tale allontanamento, e sugli errori fatti dai governi precedenti. Io non ho trovato traccia di questo nei discorsi dei candidati. Da quelli di area renziana non c’è da stupirsi, ma anche anche quelli che vogliono rappresentare una discontinuità, declinata genericamente, non hanno analizzato gli errori. Errori che sono stati sulla Riforma Costituzionale, sul Jobs Act, sulla Buona Scuola, solo per dirne alcuni.

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E questo vuol dire che anche davanti agli errori e alla disillusione che le scelte dei Cinquestelle stanno producendo nell’elettorato c’è ancora troppa rabbia sul passato perché si traduca in possibilità di indirizzare il proprio voto.

Detto questo, io penso che serva un progetto innovativo che abbia al centro il vero problema della sinistra. Si tratta del tema dei cambiamenti climatici, di una riconversione ecologica importante, perché in questo modo si devono mettere insieme le due grandi questioni: la crisi ambientale che rischia di essere irreversibile e le disuguaglianze, questioni che vanno di pari passo. Infatti man mano che avanzeranno i problemi ambientali, ci sarà una tendenza ad appropriarsi delle risorse naturali e alla fine questo porterà al rischio di disuguaglianze nella gestione delle risorse. E su questo la sinistra deve ricostruire il progetto politico o non ce la fa.

E quale può essere il modo di porsi della sinistra di frionte al dilagare in Europa delle politiche xenofobe?

La proposta dell’ “ammucchiata antisovranista” non porta da nessuna parte. Significa ripercorrere gli errori del passato. Bisogna avere il coraggio di mettere in campo un progetto alternativo, perché l’Europa così com’è non ha funzionato. E per dar forza al progetto europeista bisogna avere le idee ben chiare su come si vuol cambiare. Bisogna abbandonare la dittatura dell’austerity e promuovere un grande piano di investimenti ambientali, e un piano per la lotta alle disuguaglianze sociali. Sono le due grandi questioni su cui sarebbe necessario articolare una proposta politica ed elettorale per le elezioni europee.

Parlando di immigrazione, quale dovrebbe essere la posizione dell’Italia?

Il Governo precedente non ha voluto affrontare di petto la questione mettendo mano alla Bossi-Fini, e facendo una battaglia legittima per la modifica degli accordi di Dublino, in modo serio, in modo che ci fosse una presa in carico vera da parte dell’Europa. E poi con Minniti ha cercato di inseguire la Lega nelle sue politiche disumane. E oggi ci trovimo davanti ad un salto di qualità negativo, perché l’operazione rilanciata negli ultimi mesi è quella di usare gli immigrati come ostaggi per la battaglia con l’Europa, arrivando al punto della Diciotti e della Sea Watch. Di fatto avendo solo un’idea di totale respingimento.

E con il Decreto Sicurezza il balzo è stato estremamente negativo. Si tratta di un decreto fortemente incostituzionale, che ha cancellato la protezione umanitaria ed è un misto di violazione di diritto internazionale e della nostra Costituzione. E poi, prendiamo ad esempio il caso di Castelnuovo di Porto: con lo smantellamento del centro si va a creare una situazione peggiore di prima, perché si chiudono le strutture che hanno garantito integrazione. Ma l’integrazione è l’unico modo per avere una gestione sicura degli immigrati. In questo modo però si lasciano in mezzo alla strada, con i problemi relativi.

Contemporaneamente, il Governo si è alleato in Europa con coloro che non hanno mai accettato nessun accordo di ricollocazione e si è rinunciato a cercare una soluzione reale, perché funziona molto più dal punto di vista elettorale fare la faccia dura piuttosto che provare a cambiare le cose facendo un accordo vero. E il Governo gialloverde ha continuato, poiché non vi è una vera gestione dell’immigrazione, ma solo un’operazione che non modifica nulla degli accordi europei. Si tratta quindi di una posizione che non cerca una reale soluzione ma si arrocca sulle sue posizioni di utilizzo strumentale del problema per distogliere l’attenzione da quelli che sono i reali problemi del Paese, in funzione propagandistica: ricordiamo che l’Italia è entrata in recessione, per fare un esempio.

Qual è, invece, la sua posizione sulla richiesta di autorizzazione a procedere contro il Ministro Salvini sul caso Diciotti?

Il Consiglio dei Ministri quando decide collettivamente, lo fa con un comunicato, con atti formali, non si tratta di una chiacchierata al telefono. In questo caso non c’è stato alcun atto formale sulla decisione di Salvini di non far sbarcare i migranti dalla Diciotti, e le prese di posizione di Salvini lo dicono chiaramente, perché vi sono stati anche accenti polemici nei confronti degli alleati di Governo, e aveva ribadito che si assumeva la responsabilità in prima persona. Se non c’è una decisione collegiale con atti formali, si tratta di decisioni di responsabilità dei singoli Ministri.

Nel caso specifico, quello che si deve decidere è se il Ministro dell’Interno ha agito nell’interesse nazionale. La Diciotti era in territorio italiano ma chiediamoci: vi era la peste a bordo? O dei terroristi? C’era forse il pericolo di un assalto all’Italia? Perché, si badi bene, gli interessi costituzionalmente protetti non hanno a che fare con con quelli di un Governo. E poi c’è un tema dirimente, che è la differenza tra lo stato di diritto e una dittatura. I Ministri, per portare avanti la propria azione di governo, sono legibus solutus , cioè svincolati dalle leggi, o devono comunque agire nella legalità? Nessuno è al di sopra della legge.

Non è che perché si viene eletti con voto popolare si è al di sopra della legge. Ma evidentemente i Cinquestelle la retorica della casta la usano solo contro il Parlamento. Essere casta infatti significa che qualcuno si ritiene sopra la legge: negare l’autorizzazione a procedere significa autoproclamarsi casta, al di sopra della legge.

E per quanto riguarda gli ultimi sviluppi della crisi Italia-Francia?

Era dal 1940 che non c’era una crisi simile. Qui c’è un combinato disposto tra Macron che è in campagna elettorale e Di Maio che ha fatto visita ai Gilet Gialli. E stiamo parlando di un capo politico: un segretario di partito può andare dove vuole, ma qui stiamo parlando di un Vicepremier che va ad incontrare la parte più violenta di un movimento di protesta, e quindi è una questione delicata.

Ormai abbiamo l’abitudine di dichiarare guerra a un Paese alla settimana: la settimana scorsa era l’Olanda con le Ong, adesso con la Francia, anche attraverso l’attacco sulla moneta coloniale. Anche la Francia dal canto suo ha aperte delle questioni, e non ha la coscienza pulita con quello che ha fatto e continua a fare con le incursioni a Ventimiglia.

Però è una disfida tutta elettorale, che sta producendo una situazione che può diventare pericolosa per l’Europa. Si “spara” fuori dal proprio Paese anche per attutire quello che avviene internamente: recessione, crollo dei consumi… e Francia e Italia usano qui le stesse armi. A questo punto ci saranno azioni diplomatiche: ma tra una settimana questo sarà dimenticato e ce ne sarà un’altra.

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Elisabetta Riboldi
Nata il 15 luglio 1992, ho seguito il tipico cursus honorum della letterata milanese: diploma al liceo classico G. Berchet, laurea triennale in Lettere Moderne e magistrale in Filologia Romanza presso l'Università degli Studi di Milano. Fervente appassionata di tutte le arti, curioso nelle librerie, alle mostre, nei musei; per quasi dieci anni ho seguito corsi di teatro e, in seguito, di danza ottocentesca. Ma quella stessa curiosità che mi porta a indagare l'arte e la storia mi àncora fortemente all'attualità, di cui cerco di indagare processi e retroscena.