Autonomia Regioni 2019, il Governo rischia di mandare in pezzi l’Italia

Si tratta di una valutazione tecnica, collegata al processo di aumento dell’autonomia delle Regioni che si è avviato con i referendum lombardo-veneti dell’autunno.

Il Governo rischia di mandare in pezzi l'Italia
Il Governo rischia di mandare in pezzi l'Italia

Autonomia Regioni 2019, l’Italia, come abbiamo imparato a conoscerla, potrebbe andare, letteralmente, in pezzi. Si tratta di una valutazione tecnica, collegata al processo di aumento dell’autonomia delle Regioni che si è avviato con i referendum lombardo-veneti dell’autunno.

La bozza di legge nazionale è stata ufficialmente presentata da Luca Zaia, Presidente del Veneto. Questa proposta si basa su tre elementi.

La bozza di legge nazionale

Il primo elemento stabilisce che l’intera materia sia delegata dal Parlamento al Governo. Quest’ultimo,poi, tramite una Commissione paritetica Italia-Veneto dovrebbe predisporre tutti i relativi decreti legislativi (articoli 2 e 3). 

Il secondo riguarda il merito. La Regione Veneto vuole una competenza esclusiva su tutto. Vuole la programmazione dell’offerta formativa scolastica (regionalizzando gli insegnanti), i contributi alle scuole private, il diritto allo studio universitario, la cassa integrazione guadagni, la programmazione dei flussi migratori.

Come terzo elemento, abbiamo infine la previdenza complementare, la contrattazione per il personale sanitario, i fondi per il sostegno alle imprese, l’offerta universitaria, le Soprintendenze, i fondi per l’edilizia scolastica, le valutazioni sugli impianti con impatto sul territorio, le concessioni per l’idroelettrico e lo stoccaggio del gas, le autorizzazioni per elettrodotti, gasdotti e oleodotti, la protezione civile, i Vigili del Fuoco, le strade e le autostrade, i porti e gli aeroporti (e una zona franca, tanto per gradire), la partecipazione alle decisioni relative agli atti normativi comunitari, la promozione all’estero, l’Istat, il Corecom al posto dell’Agcom, le professioni non ordinistiche.

Sostanziale seccessione

La bozza però propone un nuovo meccanismo di calcolo. Questo sarebbe basato su “fabbisogni standard” che tengano conto anche del “gettito dei tributi maturato nel territorio regionale”

Si tratterebbe di una sostanziale secessione. Ma conservando i benefici dell’appartenere all’Italia e all’Europa (e sono molti). La modalità di decisione, infatti, taglierebbe fuori il Parlamento dalla valutazione delle funzioni e delle risorse da trasferire. Delegando il potere a una commissione mista si creerebbe un rapporto simile a quello fra due stati sovrani.

Implicherebbe la rottura della programmazione unitaria di tutte le infrastrutture e del funzionamento dei servizi nazionali. Determinerebbe meccanismi di calcolo delle risorse regionali caso per caso. In pratica gli italiani verrebbero classificati in gruppi di serie A e B, con servizi e diritti servizi.

La politica italiana tace

Ora, il problema è che, paventato il pericolo secessione, la politica italiana tace. Non solo la Lega. Rimangono in silenzio i 5 Stelle alleati di governo, alle prese con diritto di cittadinanza e vitalizi.

E anche l’opposizione, se c’è dovrebbe iniziare a battere qualche colpo. Il centrosinistra rimane muto. Anzi alcune giunte di Sinistra si sarebbero precipitate a chiedere altre condizioni particolari di autonomia. Forse lo stanno facendo per puro desiderio di essere protagoniste, dimenticando che questo procedimento rischi di essere devastante. In particolare per il Sud.

Tutti i protagonisti mirano solo a interessi particolari, personali, territoriali. Nessuno sembra interessarsi dell’Italia.

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Mattia Pirola
Nato il 18 luglio del 1990, vivo da sempre nella tranquilla Cassina de' Pecchi, alle porte della ben più caotica Milano. Con una laurea in Storia ho soddisfatto la mia voglia di conoscere il passato e con l'attività giornalistica la necessità di analizzare il presente, ben consapevole che questa epoca sarà ricordata per le sue innumerevoli contraddizioni.