Lino Banfi, dal nazionalpopolare al nazionalismo

Tutti si stanno chiedendo come ha fatto il M5S a scegliere un comico quale rappresentate dell'Italia all'Unesco. A me interessa capire perché Lino Banfi ha voluto mettere la faccia su questo Governo.

Alla notizia che il Governo Conte ha deciso di mandare Lino Banfi quale rappresentante per l’Italia alla Commissione Unesco, tutti si sono concentrati su quali motivazioni possono aver condotto l’Esecutivo a individuare – quale suo “ambasciatore” per l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura – un comico, peraltro rappresentante spesso di una comicità piuttosto semplice e nazionalpopolare.

ne parliamo in pausa pranzo

A me, invece, incuriosisce di più provare a capire che cosa possa aver portato un personaggio come Lino Banfi, storico interprete di Nonno Libero in Un medico in famiglia, ad accettare di abbinare la sua figura con quella di un governo che si sta contraddistinguendo per politiche sull’immigrazione piuttosto dure e discutibili.

Non sono infatti riuscito a trovare immagini o video che possano documentare questo mio ricordo, ma sfido la Rai a smentirmi, sul fatto che nonno Libero di Un medico in famiglia, interpretato appunto da Lino Banfi, fosse un assiduo lettore dell’Unità, lo storico giornale di sinistra. Inoltre, chiunque abbia visto anche solo per una volta Un medico in famiglia, ricorderà che proprio nonno Libero si vantava continuamente di aver salvato una famiglia di ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale.

La scelta di rappresentare il vecchio saggio di casa come un ferroviere, un sindacalista, orgoglioso di aver partecipato dalla parte giusta al conflitto mondiale, sicuramente non è stata di Lino Banfi, ma di chi lo riteneva necessario per creare quel sentimento di simpatia che deve esistere fra il protagonista di una fiction di successo e il suo pubblico.

All’epoca però, e non era troppi anni fa, l’Italia era ancora quella – come cantava Toto Cutugno – orgogliosa di aver avuto un partigiano come Presidente. I nostri nonni erano ancora quelli che ci raccontavano di come avevano sconfitto il nazi-fascismo, i pensionati italiani erano quelli orgogliosi di aver fatto parte delle rappresentanze sindacali, di aver solidarizzato con gli operai provenienti dal Sud Italia. Erano ancora quei genitori fieri di aver fatto sacrifici, proprio come ne aveva fatti nonno Libero, per aver fatto studiare i propri figli e che dicevano con soddisfazione che loro figlio era un dottore. È per questo che Lino Banfi, rappresentando il ferroviere di sinistra che aveva salvato gli ebrei, riscontrava la simpatia degli italiani.

Oggi, invece, Lino Banfi dicendo “Basta laureati nelle commissioni”, rappresenta coloro che dicono che i medici, quelli laureati, non capiscono nulla e i vaccini fanno male, che gli astrofisici, quelli laureati, non capiscono nulla perché la terra è piatta. Oggi Lino Banfi rappresenta un’Italia diversa da quella che guardava Un medico in famiglia.

Inoltre, allorquando la figlia di Lino Banfi adotta un bambino di colore, e questo viene mal accettato dall’alta borghesia romana di cui la suocera di Banfi fa parte, è lo stesso nonno Libero a schierarsi dalla parte del nipote. E a dimostrare a persone apparentemente più colte di lui come non possa essere il colore della pelle, o la provenienza geografica, un discrimine. Un bellissimo messaggio questo di Lino Banfi, trasmesso in prima serata su Rai1 a un pubblico ampio ed eterogeneo.

Completamente in controtendenza invece la scelta di mettere la faccia su un esecutivo che non sta facendo dell’accoglienza e dell’integrazione proprio la sua principale virtù, ma che anzi si sta contraddistinguendo per un politica sull’immigrazione di totale chiusura. E, se anche fosse vero che non è il MoVimento 5 Stelle – da cui Lino Banfi ha ottenuto la nomina – il principale promotore di questa scelta politica, è indubbio che quel partito continua a percorrere la strada tracciata dalla Lega.

D’altronde Lino Banfi è un personaggio dello spettacolo e ha bisogno di pubblico. Per questo lui, o chi gli cura l’immagine, avrà reputato in questo momento storico favorevole accompagnarsi a chi dell’integrazione, della solidarietà, dell’anti-fascismo non ne fa un baluardo. Questo è il segno di un’Italia che è cambiata, che è pronta a difendere la Costituzione da chi vuole cambiarla ma rinnega i padri costituenti, rinnega chi per quella Costituzione ha rinunciato alla vita.

Nonno Libero di oggi difenderebbe una famiglia di profughi, a rischio della propria incolumità? E soprattutto ne andrebbe fiero con la famiglia e gli amici o avrebbe paura di attirarsi così le ire degli haters sui social network? Purtroppo temo di conoscere la risposta a queste domande, ma mi piacerebbe conoscere quelle di Lino Banfi.

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Fabrizio Capecelatro
Sono nato a Milano nell’emblematica data 09/09/90. Napoletano di origini e di "spirito", è alla città partenopea che rivolgo gran parte della mia attenzione di giovane giornalista. Sono autore dei libri "Lo Spallone – Io, Ciro Mazzarella, re del contrabbando", edito da Mursia nel 2013; "Il sangue non si lava – Il clan dei casalesi raccontato da Domenico Bidognetti", edito da ABEditore nel 2017, e "Omissis 01 – La vera storia di Rosa Amato: camorrista per vendetta, pentita per amore", edito da Tralerighe nel 2018.