Manifestazione Lega a Roma, Salvini: “Datemi il mandato per trattare con Ue”

Il Ministro dell'Interno oggi in piazza davanti ai suoi sostenitori: "se c'è vostro mandato, non abbiamo paura di niente e di nessuno"

Matteo Salvini
Matteo Salvini

Matteo Salvini chiede a gran voce il mandato per trattare con l’Unione Europea, oggi, durante la manifestazione della Lega a Roma. Lo ha fatto oggi davanti agli 80mila partecipanti alla manifestazione di Piazza del Popolo. “Ho poche certezze, ma abbiamo cominciato una lunga marcia che nessuno può arrestare”. Nel discorso del Ministro dell’Interno da Piazza del Popolo non sono mancate le citazioni, una sopra tutte: quella di Giovanni Paolo II, il ‘visionario’ che ha sconfitto il comunismo.

Ma quello che resterà della piazza, affollata dai leghisti di tutta Italia per questo 8 dicembre 2018 è l’avvio della nuova sfida all’Europa, in vista del voto di maggio. Perché “l’obiettivo è tornare a un’Europa culla delle civiltà”. Il giorno dell’Immacolata, infatti è il giorno in cui il Vicepremier e Ministro dell’Interno, fa sapere di essere pronto a cambiare l’Europa. E preso atto di essere la prima forza del Paese: “Mai avrei pensato che gli italiani ci chiedessero di guidare la rinascita di questo paese”, ha detto quasi commosso il leader del Carroccio.

I messaggi di Salvini alla piazza

Matteo Salvini prende la parola sulle note dell’aria “Nessun dorma” della Turandot, alle 12.20. Dopo una pioggia mattutina, il sole ha preso posto nel cielo di Roma;  con le mani sul cuore tra cori da stadio e trombette dei presenti, comincia con i ringraziamenti. “Non è facile parlare davanti a una piazza come questa, dal cuore ringraziamo a nome di 60 milioni di italiani, siete l’avanguardia del cambiamento”.

Premette che la festa però non potrà essere quella prevista, perché ci sono da piangere i morti, da Genova ad Ancona . Chiede un minuto di silenzio, con la promessa di fare giustizia.

Salvini all’Europa

Poi il Ministro dell’Interno lancia i suoi messaggi. Il primo, quello che dà il segno della giornata, è rivolto all’Europa. Chiedo alla piazza di starmi vicino, di essere uniti e avere fiducia sul fatto che abbiamo idee chiare per l’Europa, non perdiamo tempo a fare polemiche”. Gli avversari sono noti: quelli come il banchiere “Soros che ci vogliono tutti uguali in un mercato unico mondiale e con una lingua unica mondiale”. Sono questi avversa che vogliono “consumatori schiavi che vanno al centro commerciale, da precari, non per comprare qualcosa ma per sognare di comprare qualcosa che è stato prodotto in Cina”. Ma sottolinea: “Non siamo consumatori e non siamo tutti uguali, il buon Dio per fortuna ci ha fatti tutti diversi. Viva le differenze che non vuole dire essere peggiori o migliori”.

Salvini ai partner di Governo

Quindi Matteo Salvini passa a rassicurare i partner di Governo: “Dureremo cinque anni”. Il Ministro scandisce poi: “Quanto fatto in questi sei mesi è figlio dei lavori di tutti, ringrazio Luigi e coloro che credono in progetto ambizioso, rifarei tutto con impegno”. E a scanso di equivoci, alla folla che applaude dice: “Ultima cosa che serve sono nuove tasse. Non ci saranno nuove tasse”. Il Vicepremier continua in tono conciliante: “Non farò mai saltare un governo per un sondaggio”. Non fa il nome di Berlusconi, suo alleato nel centrodestra, e ora all’opposizione. Però, quando dice di essere uno “con i piedi in terra” e che “ne abbiamo visto troppi di unti dal Signore” in tanti pensano a una stoccata rivolta al Cavaliere. C’è spazio anche per rispedire al mittente chi lo critica di sovraesposizione sui social. “Dicono ‘il Ministro dell’Interno non può pubblicare la foto del piatto di spaghetti che ha mangiato’, il Ministro è una persona normale, diffidate di quei politici che stanno sempre nei palazzi e di cui non sapete niente”.

L’appello finale

Tanti applausi arrivano anche a questo punto, da una folla che non smette di scattare selfie e si compiace del suo leader. Leader che alle 13.10, dopo quasi un’ora, saluta tutti, trovando il tempo di tornare a parlare del “santo rosario che io tengo in tasca che nessuno potrà dire che non deve più avere asilo in Italia”. E lanciare l’appello finale: “A voi chiedo il mandato di trattare con la Ue non a nome del governo, non come ministro, ma a nome di 60 milioni di italiani”, perché “se c’è vostro mandato, non abbiamo paura di niente e di nessuno”. Così scende dal palco. Poi un ultimo passaggio, per un saluto finale con i disabili, con cui riprendono foto e carezze. Scortato dalle forze dell’ordine, infine lascia la piazza, che sta iniziando a svuotarsi.

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Elisabetta Riboldi
Nata il 15 luglio 1992, ho seguito il tipico cursus honorum della letterata milanese: diploma al liceo classico G. Berchet, laurea triennale in Lettere Moderne e magistrale in Filologia Romanza presso l'Università degli Studi di Milano. Fervente appassionata di tutte le arti, curioso nelle librerie, alle mostre, nei musei; per quasi dieci anni ho seguito corsi di teatro e, in seguito, di danza ottocentesca. Ma quella stessa curiosità che mi porta a indagare l'arte e la storia mi àncora fortemente all'attualità, di cui cerco di indagare processi e retroscena.