Legge di bilancio 2019: raggiunto accordo sui tagli all’editoria

I tagli colpiranno diverse testate. E FNSI denuncia "non si può discutere di lotta al precariato con chi creerà altri precari".

Quotidiani
Accordo sui tagli all'editoria, ma FNSI avverte "nuovi precari".

Raggiunto un accordo sui tagli all’editoria, previsti dalla Legge di Bilancio 2019. Al termine del vertice a Palazzo Chigi, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e i due Vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini hanno raggiunto un accordo riguardante la controversa questioneIl M5S era fortemente favorevole alla misura, che, nei giorni scorsi, aveva subito uno stop in commissione Bilancio alla Camera.

Il Vicepremier Luigi di Maio ha spiegato: “Faremo un taglio graduale all’editoria”. E ha aggiunto “Era una nostra grande battaglia dal 25 aprile del 2008. Si farà un primo taglio del 25% nel 2019 per i fondi all’editoria, il 50% nel 2020 e il 75% nel 2021 fino a che nel 2022 non ci saranno più fondi all’editoria in modo tale che tutti i giornali possano stare sul mercato”.

Le testate colpite

Nel corso dei prossimi tre anni, dunque, spariranno i fondi all’editoria per molti quotidiani. A farne le spese saranno Avvenire (5,9 milioni di euro); Italia oggi (4,8 mln); Libero quotidiano (3,7 mln); Manifesto (3 mln) Il Foglio (800 mila euro), i settimanali cattolici e le testate delle minoranze linguistiche. Fonti del Governo dichiarano che il provvedimento non dovrebbe abbattersi su quelle aziende editoriali che hanno diritto a contributi inferiori al tetto stabilito di 500mila euro. Per quanto riguarda Radio Radicale, i tagli dovrebbero essere almeno 10 milioni di euro sui 14 sui quali contava l’emittente radiofonica.

La replica della stampa

La reazione di Federazione Nazionale della Stampa Italiana e Ordine dei Giornalisti è stata dura. “Il trionfalismo con cui il Vicepremier Luigi Di Maio e il Sottosegretario con delega all’Editoria, Vito Crimi, annunciano il taglio del fondo per l’editoria sono l’ennesima conferma della volontà del Movimento 5 Stelle di colpire l’informazione”,  affermano FNSI e OdG in una notaDi Maio e Crimi hanno gettato la maschera: vogliono ridurre le voci, indebolire il pluralismo, nell’illusione di cancellare le voci critiche e manipolare il consenso dei cittadini. L’unico risultato di questa operazione sarà la chiusura di alcuni giornali e la perdita di numerosi posti di lavoro“.

Le accuse

La nota di FNSI e OdG prosegue:“In questo scenario diventa sempre più chiara la portata strumentale e propagandistica del tentativo del vicepremier Di Maio di discutere di lavoro precario con Fnsi e Ordine.” E sottolinea che la manovra creerà nuovi precari. Per questo, ribadisce la nota “non si può discutere di lotta al precariato con chi creerà altri precari.”  FNSI e OdG concludono convocando un’assemblea l’11 dicembre davanti alla sede del Minstero dell’Interno, per  “rispondere alla convocazione del Ministro”.

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