Ma li sentite anche voi tutti questi fuochi d’artificio di notte a New York?

Foto da: WTMA.com

Superata la paura mista ad ansia, legata alla chiusura della città a causa del coronavirus, vissuta a pieno l’ondata intensa e per la maggior parte pacifica di proteste per le strade di Manhattan e Brooklyn dopo la morte di George Floyd, New York sta finendo questo mese di giugno con due certezze: l’entrata in vigore della fase due post COVID e la nuova, perversa, moda di giovani e giovanissimi di far esplodere petardi in mezzo alla strada al calar del sole, fino a tarda notte.

A cosa sia dovuta questa moda? Non si sa. C’entra l’avvicinarsi del quattro di luglio, giorno dell’Indipendenza, quando solitamente si fanno esplodere fuochi d’artificio ovunque a New York? Forse. Quali sono le motivazioni che stanno trasformando i quartieri di Brooklyn e Queens in un contest di petardi? Difficile dirlo. Ci sono però varie teorie, alcune di queste complottiste, altre più plausibili.

Con una certezza: il problema persiste. Nel solo mese di giugno sono state depositate 8,967 segnalazioni di fuochi d’artificio illegali a New York, 320 volte di più dello scorso anno nello stesso periodo dell’anno. E i newyorkesi stanno iniziando a lamentarsi, anche con il sindaco.

Da Brooklyn a Queens

Sono le dieci di sera di metà giugno a Crown Heights, Brooklyn. Il caldo della notte è quello tipico della New York di mezza estate: umido, appiccicoso, con qualche lieve folata di vento. Il solito silenzio dei viali residenziali, inframezzato da sporadiche urla e sporadiche sgasate con il motorino dalla strada, è squarciato dai primi botti della notte.

Le persone si affacciano dalla finestra e lo spettacolo nel cielo, all’inizio, è quasi piacevole: qualcuno sta sparando i fuochi d’artificio. Poi però la sensazione cambia e lo spettacolo si trasforma in fastidio. La frequenza dei botti aumenta, le urla di chi li lancia si mischia al rumore dei petardi, il cielo si illumina a giorno, fin troppo. La polizia non interviene.

Come a Crown Heights, i fuochi d’artificio vengono sparati ovunque, per strada. Sempre a Brooklyn, a Flatbush e a Park Slope, fino a Prospect Heights. Nel Queens, nei quartieri Ridgewood e Astoria. La scena che si ripete è la stessa, ancora e ancora. E le segnalazioni aumentano, anche perché i residenti hanno paura: i petardi vengono esplosi vicino a finestre e balconi, nel mezzo di una strada dove dovrebbero passare macchine. Il pericolo di infortuni è alto.

Teoria uno: lo sfogo da COVID

A New York, per legge, la maggior parte dei fuochi d’artificio amatoriali sono illegali. E sembra essere proprio questa, la leva che spinge molti a farlo e ad averlo fatto: andare contro la legge per sfogo. La chiusura della città per tre mesi ha costretto le persone dentro casa. Ora che la città riapre ci si deve godere il tempo perduto. Chi è riuscito a intervistare le persone che sparano i botti per strada, quantomeno, si è sentito dire queste cose. Le ha ripetute anche un ragazzo di Brooklyn di ventiquattro anni al New York Times, qualche giorno fa: “Avete presente quando c’è stata una tempesta e la pioggia sta finalmente per finire? Credo sia una specie di senso di liberazione dall’aggressione della reclusione. Le persone sono state dentro casa troppo a lungo”.

Questo, sempre secondo il giovane newyorkese, farebbe il paio con il senso di godimento nell’infrangere la legge, un segno di sfida verso le forze dell’ordine, che a lungo non sono intervenute per fermare i fuochi illegalmente esplosi in mezzo alla strada. “Penso che il grande pubblico, a causa del COVID, voglia semplicemente fare qualcosa”, ha detto alla testata Slate Julie Heckman, direttrice dell’American Pyrotechnics Association, a inizio giugno quando i primi episodi sono stati registrati. “Le città sono state anche più silenziose a causa del blocco delle attività per il coronavirus, e ora tutti i rumori superflui appaiono molto più evidenti”.

Teoria due: gli eventi cancellati

Circa l’ottanta per cento delle vendite di botti, sono dati dell’American Pyrotechnics Association, dipende dagli eventi relativi al quattro luglio. Molte delle iniziative per la giornata dell’Indipendenza sono state cancellate quest’anno a causa della pandemia coronavirus, che ha anche forzato il rinvio o l’annullamento di diversi eventi sportivi che, nel corso dell’anno, avrebbero previsto l’utilizzo dei giochi d’artificio.

Gli ordini cancellati per questi eventi sono stati riconvertiti, quindi, in un mercato diverso: dai professionisti dei botti al pubblico dei consumatori semplici, che hanno usufruito di prezzi scontati da parte di aziende disperate dall’idea di dover tenere il materiale esplosivo in magazzino. Questo ha permesso a molti di avere accesso ad una tipologia di fuochi di cui generalmente non dispone. E il risultato è quello che si sta vedendo nelle strade.

“Questi non sono dei semplici ragazzini che giocano, ma si tratta di veri e propi esplosivi, simili a quelli di Macy’s”, ha detto al New York Times, riportato anche dal NY Post tale Michael Ford, un pianista che vive in una delle zone di Manhattan dove il fenomeno è più forte: Inwood.  

Teoria del complotto tre: sono stati i poteri forti!

Sì, c’è anche questa teoria. E a lanciarla è stato tale Robert Jones Jr., uno scrittore che debutterà con un romanzo, The Prophets, a gennaio. “I miei vicini e io crediamo che questo sia parte di un attacco coordinato contro le comunità afroamericane, da parte delle forze governative”, ha twittato lo scrittore il 20 giugno, “un attacco destinato a disorientare e destabilizzare il movimento Black Lives Matter”.

A suo avviso, i fuochi d’artificio verrebbero utilizzati dalle forze dell’ordine e dall’establishment poliziesco e governativo per due ragioni. Da una parte privare il sonno dei residenti, che finirebbero per abbinare questo fastidio a quelli delle proteste violente. Dall’altra servirebbe a portare le persone ad accostare il rumore dei botti alla presenza delle minoranze all’interno dei quartieri della città dove quei botti vengono esplosi. Sempre secondo la teoria di Jones, ai giovani ripresi nei video i petardi sarebbero stati consegnati dai piani alti del governo sotto false spoglie.

“Non c’è alcun modo in questo mondo che un giovane afroamericano possa avere accesso a petardi di questa caratura in altro modo”, ha twittato tra parole in maiuscolo e punti esclamativi lo scrittore.

Il sindaco e la task force

Il problema è diventato talmente grande, con diversi episodi riportati e persone rimaste ferite, che la città di New York si è attrezzata con uno strumento molto conosciuto, ormai, anche in Italia: la task force.

“Stiamo per iniziare un’enorme operazione con l’obiettivo di trovare alla fonte questi fuochi d’artificio illegali, venduti a New York e fuori da New York” ha detto martedì il sindaco Bill de Blasio in una conferenza stampa, dopo essere stato aspramente criticato per non essere intervenuto prima. La task force è composta da ben 42 persone, di cui 10 membri della polizia di New York, 12 membri dei vigili del fuoco della città e ben 20 dell’ufficio dello sceriffo.

Davide Mamone
Nato a Milano, giornalista pubblicista, Davide Mamone vive e lavora a New York, dove è collaboratore del quotidiano milanese Mi-Tomorrow. I suoi reportage dall’America sono stati pubblicati su 7 Corriere, L'Espresso e InsideOver - Il Giornale. Appassionato di politica nazionale e internazionale, si occupa anche di diritti umani e scrive dall'ONU. Di origini palermitane, sogna la California.