Coronavirus, quel pasticciaccio dei confini chiusi tra USA ed Europa (e cosa devi sapere prima di viaggiare)

Un ufficiale dell'esercito americano controlla la febbre a una viaggiatrice all'aeroporto di Seattle negli USA (U.S. Air Force photo by Senior Airman Tryphena Mayhugh)

Fine giugno o metà luglio? Settembre o addirittura dicembre? Quando i voli internazionali riprenderanno?

Il coronavirus ha sigillato i confini in tutto il mondo e le restrizioni per viaggiare da un Paese all’altro sono diventate sempre più severe, con l’obiettivo di ridurre al minimo il contagio COVID, che fino ad ora ha provocato qualcosa come 339,415 vittime in tutto il mondo (dato aggiornato alla mezzanotte italiana tra venerdì 22 e sabato 23, secondo Worldometers.info).

Tra le misure che riguardano di più la popolazione italiana ed europea, c’è la tratta oltreoceano che collega il vecchio continente agli Stati Uniti. Stati Uniti che, dall’11 marzo, su annuncio dallo Studio Ovale del Presidente Donald Trump, hanno chiuso i confini con l’area Schengen a causa del coronavirus, fino a data da destinarsi. Senza ipotizzare per vie ufficiali, per ora, quando questi confini verranno riaperti.

L’Italia invece ha annunciato proprio negli scorsi giorni una preliminare riapertura dei confini dall’estero, prevista nelle settimane a venire, precisando però come gli USA non siano parte di questo provvedimento. E lo stesso vale per il resto della macro-area europea, di cui volente o nolente, finisce ancora per farvi parte anche il Regno Unito.

IL PASTICCIO PER CHI HA UN VISTO (E NON LA GREEN CARD)

In realtà i confini tra Europa e Stati Uniti non sono proprio chiusi-chiusi. Da entrambe le sponde dell’oceano atlantico, i residenti che hanno la cittadinanza del Paese d’arrivo hanno il diritto di tornarci quando vogliono (per l’Italia nelle modalità qui descritte), anche se le istituzioni di tutto il mondo hanno – saggiamente – consigliato di muoversi il meno possibile e solo in casi di reali necessità.

Tradotto: se sei cittadino italiano possessore di visto regolare e vivi negli USA, puoi tornare in Italia cercando varie soluzioni, a partire da Alitalia (se ci riesci, e più sotto ci torniamo). Ma se sei un cittadino italiano possessore di visto e non di Green Card, o non disponi di doppia cittadinanza, il percorso opposto non lo puoi fare. E il rischio quindi è di partire per l’Italia per poi rimanere bloccato lì senza poter tornare nel Paese, gli USA, dove hai un lavoro, paghi le tasse e magari ti sei creato una nuova famiglia.

PERCHÉ È UN PROBLEMA

Questo tema è un tema scottante non solo perché rappresenta un ostacolo – legittimo, opportuno, visto il periodo – alla libera circolazione, ma perché le categorie di visto escluse dalla possibilità di tornare in America dopo un viaggio in Italia e in Europa sono molteplici. Non ci sono solo giornalisti e studenti, ma anche imprenditori con visto da investitore, lavoratori con particolari talenti possessori di O1 o H1B, possessori di visto di lavoro temporaneo OPT – per chi ha fatto un percorso di studi negli USA e ha un periodo di tempo limitato subito dopo per lavorare – e così via. Categorie, molte, che per bisogni lavorativi potrebbero avere la necessità di tornare in Italia almeno una volta.

L’ipotesi, paventata da media e addetti ai lavori, che USA ed Europa possano rimanere chiuse a vicenda persino fino alla fine dell’anno è emersa nelle scorse settimane, quando in un tweet notturno Donald Trump aveva annunciato la sospensione del sistema immigratorio per intero, salvo poi fare diversi passi indietro e limitarsi a congelare le nuove richieste di Green Card.

Quei passi indietro avevano fatto ben sperare. Anche perché tenere chiusi i confini come oggi, nelle modalità di oggi, potrebbe essere un boomerang per l’economia, crocevia della campagna elettorale che verrà del Presidente. Economia che gli immigrati possessori di quei visti stanno aiutando e aiuteranno a portare avanti nelle settimane difficili che ci aspettano, da giugno a dicembre.

Reuters, una decina di giorni fa, ha riportato che, secondo il consigliere economico della Casa Bianca Larry Kudlow, Trump e i funzionari statunitensi hanno iniziato a esaminare la questione dei viaggi internazionali, ma non è stato fornito alcun ulteriore dettaglio su quanto emerso dalla riunione.

IL PASTICCIACCIO DI ALITALIA

Ecco, parliamo un attimo di Alitalia. La compagnia di bandiera italiana, al centro delle polemiche nel nostro Paese per aver ricevuto, di nuovo, un’imponente tranche di aiuti dallo Stato, ha sospeso dal 5 a fine maggio tutti i voli tra Italia e Stati Uniti costringendo decine di italiani a rivolgersi altrove per i loro spostamenti, costretti spesso a uno o a persino due scali, per raggiungere Roma o Milano da Los Angeles, Miami o New York.

Negli scorsi giorni è arrivato l’annuncio della ripresa dei voli per giugno. Alitalia, nel comunicare la riapertura delle tratte estere, tra cui New York, ha parlato di un incremento di voli del 36% in più rispetto al mese di maggio, con trenta rotte da venticinque aeroporti diversi. Ma questo numero sembra essere così alto proprio in virtù del pesante passo indietro rappresentato da maggio, con zero tratte garantite tra il nostro Paese e l’America, rispetto ad aprile, quando lo stesso servizio seppur al minimo era stato preservato e aveva aiutato diversi italiani a tornare a casa.

Se non è ancora chiaro quanti voli siano a disposizione per il mese di giugno, è certo che i prezzi sono già salatissimi, anche perché gli aerei dovranno rispettare il limite del quaranta per cento di capienza della cabina. Così, un volo di solo andata da New York a Roma costa, in questo momento, tra i 1300 e i 1700 dollari. Guardare sul sito Alitalia per credere.

NON FATE I FURBETTI

E se volo dall’Italia sul Messico o il Canada e poi entro negli USA? E se volo in sud America e poi provo con un volo dal sud America agli USA? Sono queste alcune delle domande che molti immigrati italiani senza Green Card si stanno facendo.

Il consiglio è di non farlo.

Se è vero che il Travel Ban degli USA nei confronti dell’Europa per il coronavirus impone che la persona in arrivo in America non abbia trascorso le due settimane antecedenti in uno dei Paesi dell’area Schengen tra cui l’Italia, rendendo quindi possibile un’eventuale soluzione intermediaria, è altrettanto vero che ipotesi alternative che possono sembrare furbe all’inizio, possono trasformarsi in pericolose alla fine.

Anche perché mentre in Paesi come il Brasile e l’Ecuador si sta vivendo proprio in queste settimane il picco della pandemia, sia Messico che Canada hanno prolungato, di comune accordo con l’amministrazione Trump, la chiusura dei confini terrestri per tutti gli spostamenti non essenziali con gli USA.

Martedì, il segretario alla sicurezza nazionale Chad Wolf ha annunciato che il confine terrestre con il Messico rimarrà chiuso fino al 22 giugno. In queste ore il premier canadese Justin Trudeau ha annunciato la chiusura tra USA e Canada almeno fino al 23 giugno. Il ban non riguarda gli spostamenti in aereo, ma fare questo genere di passo con un semplice visto non immigrant potrebbe essere pericoloso all’arrivo in America.

INSIEME

Difficile dire quando ne sapremo di più, può essere in poche ore così come nel giro di qualche settimana. Lo stesso ente italiano del turismo, l’ENIT, ha riferito al portale AFAR che non esiste una data precisa dalla quale gli spostamenti dall’America sull’Italia riprenderanno a ritmo più sostenuto.

Quel che è certo è che la riapertura dei confini non potrà essere una decisione unilaterale. Gli stessi problemi e le stesse questioni sopra citate, a danno di molti italiani che si trovano momentaneamente negli USA, sono simili a quelle che gli americani in Europa con un semplice visto devono affrontare in queste settimane e in questi mesi.

Starà alla politica e alle istituzioni da entrambi i lati dell’oceano trovare un accordo sulle modalità per la riapertura dei confini. Anche se sembra certa, almeno stando alle parole del commissario unico per l’economia dell’UE Paolo Gentiloni, l’intenzione dell’Europa di riaprire quanto più possibile prima dell’estate.

Il turismo americano, anche se poco e sporadico, all’Europa fa sempre comodo. L’export europeo – ed italiano – agli Stati Uniti d’America, pure. Sarebbe bene non dimenticarselo.