Coronavirus, se molti americani non riescono più a pagare l’affitto

Sospensioni di pagamento, cancellazioni delle mensilità e rinvii di notifica. Il coronavirus negli Stati Uniti sta mettendo a dura prova una delle platee più fragili del Paese, quella degli affittuari, e uno settori più delicati dell’economia locale: le rendite dai contratti di affitto.

Secondo i dati raccolti dal The National Multifamily Housing Council, organizzazione punto di riferimento per i proprietari di appartamenti, che tiene traccia dell’andamento dei pagamanti di 13.4 milioni di unità, quasi il 31% degli americani non è riuscito a pagare il mese di aprile. Lo scorso anno, nello stesso periodo, era stato appena il 18%.

E la situazione nei mesi a venire potrebbe peggiorare soprattutto nelle grandi città, dove in realtà come New York numerose persone vivono di mese in mese, dove il numero di posti di lavoro persi è più elevato, e dove il costo degli affitti è cresciuto in modo sempre più esponenziale e sempre meno proporzionale all’aumento degli stipendi, negli ultimi anni.

Il crollo dell’economia

Secondo una recente inchiesta del New York Times, le categorie che al momento stanno lasciando i loro appartamenti in queste settimane sono soprattutto due: studenti del college che hanno dovuto concludere anzitempo i loro contratti d’affitto a causa della sospensione delle lezioni fisiche, e lavoratori che si sono ritrovati da un giorno all’altro senza posto di lavoro – e molti, in quanto immigrati, senza visto –, a causa degli ordini restrittivi dei governatori che hanno ordinato la chiusura di tutti i business non essenziali.

I dati sull’occupazione sono però ancora la base da cui partire per capire la portata, mastodontica, del problema. Nelle ultime tre settimane, più di 16 milioni di americani hanno fatto richiesta di sussidi di disoccupazione, un record assoluto. Per fare una proporzione, il numero di cittadini che negli USA aveva richiesto questi sussidi dopo la recessione finanziaria del 2008 era stato di molto inferiore al milione.

Questo shock improvviso, che nel giro di trenta giorni ha cambiato le sorti e l’andamento dell’economia statunitense, ha avuto ricadute su chi di risparmi ne aveva pochi. E alimentato la nascita di diverse iniziative fin dalla prima metà di marzo, da parte di associazioni di categoria a protezione degli affittuari, così come di coloro che rappresentano i proprietari di case. Perché se i primi, in città come Los Angeles, rappresentano il 60% della cittadinanza residente, i secondi nel Paese sono circa otto milioni e non tutti sono multi-proprietari ultra-miliardari: la maggior parte possiede una media che va tra una e dieci proprietà.

Le misure di soccorso

Sui social media, in queste settimane, hanno iniziato a spopolare gli hashtag #RentZero (Affitto Zero) e #RentRelief (Aiuto per l’affitto). Anche perché secondo una ricerca Avail, condotta a fine marzo su un bacino di più di settemila affittuari, il 54% di loro ha detto di aver perso il lavoro a causa del coronavirus. Di questi, circa un terzo ha reso noto che nel momento in cui i loro risparmi dovessero finire, smetterebbero semplicemente di pagare l’affitto. Mentre alcuni di loro ha detto di essere già stato costretto a chiedere ad amici e parenti supporto finanziario.

“Davanti a noi ci sono tantissime sfide da vincere e l’impatto di questa crisi sarà sempre peggiore, man mano che il tempo passerà”, ha ammesso Colin Dunn, responsabile della comunicazione del The National Multifamily Housing Council. Per questo, le istituzioni si sono trovate costrette ad affrontare il problema in un modo o nell’altro.

Come riportato da Fortune in un articolo del 20 marzo e dal Time in un servizio di settimana scorsa, secondo il piano del Dipartimento per l’edilizia abitativa e lo sviluppo urbano, proposto dall’amministrazione Trump, pignoramenti e sfratti si fermeranno per 60 giorni su tutte le unità mono-abitative. Questo piano però, come ha evidenziato dal Washington Post, si applicherebbe solamente a circa 8 milioni di unità, lasciandone fuori dalla partita oltre 40 milioni.

Il caso di New York

Per questa vasta platea, ci dovranno pensare i singoli Stati, a meno che amministrazione Trump, leader dei Repubblicani e leader dei Democratici al Senato non troveranno un accordo su ulteriori misure legislative. Nonostante le pressioni da parte di diverse associazioni di categoria e di alcuni politici locali, New York non ha ancora approvato nessun piano di congelamento degli affitti. Il governatore Andrew Cuomo ha promesso un piano di soccorso per i contratti di locazione e ha supportato una misura che vieta pignoramenti e sfratti per ben novanta giorni.

In questo modo, però, ha finito per fare scontente due categorie. Da una parte i proprietari, specialmente quelli di medie dimensioni, che non possono avere accesso al taglio parziale dei loro mutui come i piccoli proprietari e che, a loro dire, hanno perso il polso della situazione sulle mensilità che non verranno coperte in questi mesi. Dall’altra gli affittuari, che per legge dello Stato rimangono costretti comunque a pagare il loro mese e che, alla meglio, si troveranno la matassa delle mensilità non pagate quando la crisi sarà finita.

“Se qualcuno non ha entrate oggi, non possiamo credere che ce le abbia il mese prossimo o il mese dopo ancora”, ha detto il Senatore Dem dello Stato di New York Michael Gianaris. E la città di New York ha aumentato il carico, scrivendo nelle linee-guida in relazione al problema affitti, in queste settimane, che “il tuo proprietario di casa non ti può mandare via o chiederti di lasciare l’appartamento per avere contratto il COVID-19”.

Il caso di Los Angeles

Sulla stessa lunghezza d’onda, l’altra città maggiormente colpita da questa crisi nella crisi: Los Angeles. Fin dal 15 marzo, il sindaco della città Eric Garcetti ha firmato una legge per evitare “che gli inquilini il giorno dopo questa crisi, non si ritrovino improvvisamente sfrattati e per strada”.

Un’ordinanza comunale nella quale si afferma che i proprietari non possono sfrattare gli inquilini che non sono in grado di pagare l’affitto a causa della perdita del lavoro e che vieta l’aumento degli affitti nelle aree meno abbienti della città. Anche in questo caso, però, la moratoria è stata accolta con timida cautela dagli affittuari: gli inquilini infatti sono tenuti a dimostrare in modo puntuale di essere stati colpiti da COVID-19 e diverse associazioni di categoria, lo ha riportato il sito specializzato in real estate, Curbed Los Angeles, temono che questo possa diventare un’arma a favore di molti proprietari losangelini.

E intanto, mentre i casi di coronavirus aumentano, il futuro diventa sempre più incerto.