Caso Patrick George Zaky, parla un amico: “torturato anche io”

Intanto si è espressa anche la famiglia di Patrick George Zaky: "volevano informazioni su Regeni".

Una immagine del ricercatore egiziano Patrick George Zaky. ANSA
Una immagine del ricercatore egiziano Patrick George Zaky. ANSA

La comunità internazionale ha gli occhi puntati sul caso di Patrick George Zaky, il ricercatore egiziano prelevato in aeroporto dalla polizia del governo di al-Sisi lo scorso venerdì. Abbiamo riportato in queste ultime ore le parole del legale di Zaky, ma a parlare adesso c’è un suo amico, che confessa: “sono stato rapito anche io. Temo per lui”.

“Sono stato rapito dalle forze di sicurezza statali in Egitto e interrogato per 35 ore – racconta all’ANSA un amico di Patrick. – Non ho subito elettroshock ma sono stato picchiato, bendato e legato. Mi hanno privato del sonno e hanno cercato di distorcere il tempo”. La drammatica testimonianza arriva da Berlino, dove l’amico di Zaky risiede da anni.

Caso Patrick George Zaky: parla la famiglia

Intanto Repubblica e Il Corriere della Sera hanno raggiunto la famiglia di Patrick George Zaky a Mansura, città del giovane. L’Italia è particolarmente vigile sul tema perché Patrick da settembre 2019 viveva a Bologna, dove frequentava anche un master sugli studi di genere all’Università di Bologna. Ai microfoni dei due quotidiani italiani la famiglia ha dichiarato di essere molto preoccupata per le sorti del figlio e che la polizia indagava su presenti collegamenti tra Zaky e Regeni.

“L’hanno interrogato illegalmente per trenta ore – raccontano – e poi, sì, gli hanno chiesto anche dei suoi legami con la famiglia di Giulio Regeni. Dal 2016, di quel ragazzo italiano si parla su tutti i social media e anche Patrick conosceva il caso, se n’era interessato”.

“Nostro figlio stava tornando a casa per festeggiare gli ottimi voti ottenuti e ci siamo ritrovati a portargli cibo e vestiti in prigione. Vogliamo soltanto che torni a casa”, concludono i genitori.