Caucus in Iowa, quella colossale figuraccia del Partito Democratico

Joe Biden a un evento presidenziale a Waukee, Iowa (Foto: Davide Mamone)

Il 3 febbraio 2020 verrà ricordato come il giorno della figuraccia colossale del Partito Democratico americano davanti al mondo intero, nella notte dei caucus in Iowa. Un problema tecnico non ancora specificato ha infatti messo in ginocchio il sistema di trasmissione di risultati dei caucus e dopo una manciata di ore, ancora, non c’è un vincitore. Secondo le ultime dichiarazioni del capo del partito Dem locale Troy Price, i risultati dovrebbero arrivare non prima del primo pomeriggio americano di martedì.

Il danno di immagine però è già enorme. Doveva essere la notte della riscossa, dell’orgoglio democratico e della partecipazione, dopo mesi di campagna elettorale e centinaia di eventi con i candidati. Se la partecipazione della base non è mancata, a mancare durante i caucus in Iowa è stata la struttura del partito. In un periodo storico di disaffezione alla politica, ritardare di così tante ore la pubblicazione dei risultati è infatti un macigno sulla reputazione dei Dem, in Iowa ma non solo. E le conseguenze sono solo all’inizio.

Cos’è successo

“Sono così felice di partecipare a questi caucus, è la forma di democrazia più alta, quella che parte tra la gente e con la gente, dove le persone ci mettono la faccia nel fare le loro decisioni”. Con queste parole dichiarate a CiSiamo, il sindaco della capitale dell’Iowa Des Moines, Frank Cownie, aveva commentato i momenti antecedenti al caucus del distretto 80 della città di cui è alla guida dal 2004. Sostenitore di Pete Buttigieg (che in quel distretto ha vinto il cosiddetto primo allineamento), In una manciata di ore, però, la fibrillazione sua e dei suoi cittadini si è trasformata in nervosismo.  

I primi segnali che qualcosa stesse andando storto sono arrivati intorno alle 21.00 di sera ora locale, quando il Partito Democratico ha annunciato la sospensione del conteggio, mentre un gruppo di tecnici ha iniziato a operare nel quartier generale di Des Moines per provare a risolvere il problema, senza fortuna. “Non c’è stata nessuna intrusione o tentativo di hackeraggio” ha tranquillizzato il partito in una nota, che però ha evidenziato la presenza di “incongruenze” nei risultati. Incongruenze che non sono ancora state chiarite.

Le reazioni

Su Twitter, teorie complottiste miste ad allusioni hanno subito preso corpo, in un vortice di notizie non verificate e di ipotesi mai confermate. C’è però chi, come Joe Biden, ha chiesto di fare chiarezza e in una lettera mandata al Partito Democratico ha preteso delucidazioni al più presto. E se Biden sembra poter sorridere – i primi numeri emersi e le proiezioni prima dello stop al conteggio lo davano in netta difficoltà – ci sono altri che si sono intestati la vittoria.

Come Pete Buttigieg, il primo ad aver annunciato che “l’Iowa ha imboccato una nuova strada” e che “in New Hampshire ci arriveremo da vincitori”. Ma anche come Bernie Sanders, il cui comitato ha pubblicato dei dati collezionati all’interno della campagna, parziali, spacciandoli come vittoria: sarebbe una corsa a due proprio lui e Mayor Pete, quasi alla pari.

Trasparenza?

Ad aver provocato il caos potrebbe essere stata la modifica del regolamento della pubblicazione dei dati. Dopo le segnalazioni del 2016, quando Bernie Sanders perse contro Hillary Clinton, il partito ha accettato per il 2020 di rilasciare i dati già dopo il primo allineamento, ovvero quando tutti i candidati si espongono e prendono una percentuale. Chi di questi, nei vari distretti, supera il 15%, ha la possibilità poi di convincere altri nel voto di secondo allineamento, per collezionare quanti più elettori possibili e quindi, di delegati possibili. Ci sarebbe poi dovuto essere un terzo risultato, questa volta definitivo, con il numero di delegati. Fino a quattro anni fa, veniva pubblicato solo quest’ultimo. Quest’anno non è stato così e, secondo diversi opinionisti tv americani, potrebbe essere stata questa la ragione della figuraccia.

Gli altri caucus

Oltre al “circo” dei Dem, in questi giorni un altro “circo” ha tenuto banco in Iowa: i caucus dei Repubblicani. Il risultato, scontato, è però arrivato in fretta: Donald Trump, infatti, ha ottenuto i caucus in Iowa dei Repubblicani con la percentuale bulgara del 98%. Un dato che conferma il dominio assoluto e il controllo quasi sovrano di Trump su un partito che fino al 2016 aveva dimostrato più volte di non volerlo nemmeno come candidato. “Una grande vittoria per noi!” ha twittato Trump, mentre la sua campagna ha preso in giro i Democratici per i loro affanni.

E oltre a Trump, che proprio ieri ha raggiunto la percentuale del 45% di approvazione pubblica (ai massimi da mesi), ce n’è un altro che gongola: Mike Bloomberg, che non ha partecipato ai caucus in Iowa e che ora può presentarsi alla competizione del Super Tuesday il 3 marzo in una posizione di forza.