Benvenuti in America, dove gli ospedali fanno causa ai pazienti

Gli ospedali che fanno causa ai pazienti per le bollette mediche non pagate. Negli Stati Uniti delle contraddizioni, dove un americano su quattro non ha un’assicurazione per le spese troppo alte e metà dei contribuenti ha paura di andare in bancarotta per sostenerla, succede anche questo. E il 2019 sarà ricordato come l’anno in cui questo fenomeno ha raggiunto il suo picco. 

A dimostrarlo sono i dati, che vedono come protagoniste le strutture ospedaliere no-profit. “Applicano il prezzo di listino completo per visite e operazioni e fanno causa ai pazienti non assicurati, tutto questo è inaccettabile” aveva detto a settembre, allarmata, Seema Vernma, amministratrice dei centri per i servizi Medicare e Medicaid, ovvero i servizi pubblici sostenuti dal sistema statale.

“Gli ospedali devono essere pagati per il loro lavoro, certo, ma sono proprio azioni come queste che stanno portando molti, nel Paese, a chiedere che lo Stato si prenda cura del sistema sanitario pubblico in toto”.  

Problema endemico

Un dato nazionale che racchiuda tutte le statistiche relative a queste cause legali non esiste ancora. Ci sono, però, gli episodi riportati dai giornali in diversi Stati. Episodi che raccontano di un Paese in crisi e che arrivano prima di tutto da Memphis, Tennessee, dove l’ospedale Methodist Le Bonheur Healthcare ha di recente fatto causa legale a ben 8.300 pazienti, incluse dozzine di suoi impiegati, per le bollette mediche non pagate. Cause sospese solo dopo la pubblicazione, da parte del giornale ProPublica, del reportage che ha fatto luce sul problema.

Ma la lista è lunga. E non si ferma al Tennessee. Il giornale NPR ha riportato l’episodio del Mary Washington Hospital in Virginia, l’ospedale che più di tutti ha agito legalmente contro i propri pazienti all’interno di uno Stato in cui, complessivamente, si sono contate ben 20mila cause legali per bollette non pagate, nel solo 2017. Un dato confermato dal Washington Post, che a settembre aveva denunciato anche l’episodio della University of Virginia Health System, autrice di ben 36mila cause legali negli ultimi sei anni.

Centro e sud

Ma il problema si registra ovunque, nel Paese. In Oklahoma è stata la testata The Oklahoman a riportare, quest’estate, il caso delle 22,250 cause legali dal 2016 a oggi. Un dato record dove spicca in negativo la figura della no-profit Saint Francis Health System, che include un circuito di otto ospedali e ha implementato più di tutti il numero delle cause negli ultimi anni. E gli episodi arrivano anche da sud, nel New Mexico, dove il New York Times ha denunciato il caso del Carlsbad Medical Center, che ha fatto causa a più di 3mila dei suoi pazienti dal 2015 in poi.

Già, ma perché?

Barack Obama firma il Patient Protection and Affordable Care Act, riforma conosciuta come “Obamacare”, il 23 marzo 2010 (Foto: Wikipedia)

Il motivo che sta spingendo sempre più ospedali a fare causa ai propri pazienti e, in alcuni casi, persino ai propri dipendenti, è legato ai mancati pagamenti delle bollette. Ma perché le persone non le stanno pagando? Le ragioni qui sono molteplici. E per capirle bisogna partire dalle fondamenta.

Negli Stati Uniti non esiste infatti un sistema sanitario nazionale basato sul modello italiano o europeo. La copertura sanitaria è legata a un sistema misto dove l’opzione privata è molto più forte di quella pubblica, garantita dal sistema Medicare e rafforzata dall’Obamacare.

Qualcosa, come conferma The Balance, è cambiato, e in meglio, proprio con la riforma sanitaria promossa dall’amministrazione Obama tra il 2008 e il 2010. Una riforma che ha ampliato la copertura, dando accesso alle cure a 20 milioni di americani in più, includendo dei benefit come le cure per le dipendenze da stupefacenti e le malattie croniche e rallentando l’innalzamento del costo del sistema sanitario nel suo complesso: dal 2010 al 2017, la spesa percentuale è aumentata con una media del +3,71%, ben lontana dai picchi del 2002 (+9,6%) e del 2003 (+8,5%) e dalla media dei sei anni antecedenti all’approvazione della riforma (+5,9%).

Il paradosso dell’Obamacare

Ma è proprio l’Obamacare, paradossalmente, alla base della crisi di oggi. Circa 5 milioni di persone, infatti, hanno perso la loro assicurazione sanitaria privata legata al proprio impiego, da quando l’Obamacare è entrata in vigore, perché molte aziende hanno visto a loro volta innalzarsi i preventivi dei costi da parte delle compagnie assicurative. Non tutti, però, per colmare questa mancanza hanno scelto la riforma Obama. Sono rimasti, semplicemente, senza.

Uno dei punti più dibattuti dell’Obamacare è stato proprio il fatto che la riforma costringesse i contribuenti americani a pagare una tassa qualora decidessero di non avere una copertura sanitaria. L’obiettivo dell’amministrazione, legittimo all’epoca, era quello di invogliare i contribuenti a scegliere l’Obamacare per avere una copertura.

Molti americani però, a fronte degli aumenti delle polizze private post-Obamacare e valutando la qualità dei servizi inclusi dalla nuova riforma troppo bassa in relazione al prezzo da pagare, hanno deciso di pagare la tassa invece della copertura. E di sostenere, singolarmente, le spese sanitarie al bisogno.

E ora?      

L’incapacità della politica americana di accordarsi su un aggiornamento dell’Obamacare spiega le ragioni di una crisi sistematica che ha inasprito il dibattito sul tema e portato candidati più radicali, come Bernie Sanders ed Elizabeth Warren, a proporre l’annullamento del sistema privato a favore di quello pubblico.

Un corteo a favore della proposta di assicurazione sanitaria per tutti: tra i primi a inserirla nel dibattito, negli Stati Uniti, il candidato Bernie Sanders (Foto Flickr)

Nonostante il 69%, come riportato dall’istituto Gallup, degli americani si dica ancora “molto soddisfatto della propria copertura privata” (con un picco dell’80% per quanto riguarda la qualità della stessa), il problema c’è eccome. Gli ospedali infatti hanno aumentato il prezzo dei loro servizi, per coprire l’aumento delle spese imposte dalle società assicurative, dopo la riforma Obama. E i prezzi sono letteralmente saliti alle stelle, sorprendendo gli utenti, anche perché gli ospedali non sono stati obbligati per legge, finora, a pubblicare un listino dei loro servizi. Tradotto: se non si è coperti, spesso ci si cura senza sapere quanto si andrà a pagare. Un problema a cui l’amministrazione Trump ha appena provato a far fronte, con una proposta federale che costringerà le strutture ospedaliere a segnalare pubblicamente e online i listini dei prezzi che hanno concordato con le compagnie assicurative.

Effetto sorpresa

Anche se le criticità non finiscono qui. Molte delle persone vittima delle cause legali degli ospedali non sono, infatti, prive di una copertura, ma ne avevano una garantita dall’azienda per cui lavoravano o lavorano.

È il caso, riportato di recente dal New York Times, di Amanda Sturgill, una donna di 41 anni della Virginia che credeva di aver usufruito di servizi coperti dalla sua assicurazione. Solo dopo le visite mediche e le operazioni, Sturgil ha scoperto non fosse così, vedendosi prima arrivare in casella bollette mediche da migliaia di dollari e poi la causa dall’ospedale da cui si era recata per le cure.

Un benefattore a sorpresa ha salvato Amanda Sturgill, pagandole il debito anonimamente dopo aver letto la storia sul giornale. Ma di casi come Sturgill, in America, ce ne sono sempre di più. E la politica statunitense continua a dimostrarsi incapace di parlarsi, per trovare finalmente una soluzione a un problema paradossale.