Per un pugno (di 31 milioni) di dollari: così Mike Bloomberg si candida in America

Mike Bloomberg durante uno speech a Des Moines, Iowa (Foto Flicr: Gage Skidmore)

Immaginate che cosa si possa fare con 31 milioni di dollari tra le mani. E sappiate che Mike Bloomberg, l’ex sindaco di New York, neocandidato alla corsa alla Casa Bianca per le elezioni 2020, li sta spendendo tutti in spot elettorali in televisione. E, soprattutto, tutti in una settimana.

Con una mastodontica operazione economica e una campagna elettorale ancora da pianificare, il multi-miliardario Mike Bloomberg entra con prepotenza nella competizione delle primarie dei Democratici. E ha annunciato domenica mattina, dopo settimane di voci sempre più insistenti, l’avvio della sua campagna elettorale, con cui ha flirtato per più di dieci anni.

“Correrò per la presidenza, per sconfiggere Donald Trump e ricostruire l’America”, ha scritto Bloomberg sul suo sito. “Non possiamo permetterci altri quattro anni di azioni sconsiderate e non etiche del presidente Trump”. Dichiarazioni forti, ripetute anche nel minuto di spot televisivo dove sta presentando, questa settimana, sé stesso a chi non lo conosce. Un minuto che, visto il suo budget a disposizione, gli spettatori statunitensi impareranno invece ad ascoltare molto bene.

Si parte dalla Virginia

Il debutto, Mike Bloomberg lo ha fissato nella giornata di lunedì. E la scelta della location non è stata casuale. La Virginia, infatti, è stata da poco al centro di una delle vittorie democratiche tra le più importanti dal 2016 a oggi e sarà tra gli Stati protagonisti del cosiddetto Super Tuesday del prossimo 3 marzo 2020.

Il Super Tuesday, la giornata in cui il popolo dei Democratici andrà a votare per le Primarie in dieci Stati contemporaneamente, è dove Bloomberg si giocherà tutto. Il magnate non parteciperà infatti ai caucus del 3 febbraio in Iowa, né alle primarie in New Hampshire e in Nevada. E ha deciso di puntare tutte le sue fiches su una tornata elettorale che vede i Dem impegnati negli Stati che permettono di conquistare più delegati, come California e Texas.

Dal 1984 al 2016, 17 dei 18 candidati usciti vincenti dal Super Tuesday, tra Democratici e Repubblicani, hanno poi ottenuto la nomination. Ma solo Bill Clinton, di recente, nel 1992, è riuscito nell’impresa di vincere la tornata elettorale del Super Tuesday senza partecipare ai caucus dell’Iowa, considerati fondamentali per modificare i trend elettorali dei sostenitori del partito.

Bloomberg: “So come vincere”

Nella sua giornata a Norfolk, Bloomberg ha attaccato Trump deridendolo (“Abbiamo un presidente, un commander-in-chief che non ha rispetto per le regole della legge e non ha preoccupazioni di ogni genere sotto il punto di vista etico o d’onore, o di tutti quei valori che hanno reso grande l’America”), ha mostrato tanta energia e ha espresso idee molto meno radicali rispetto alle posizioni ricoperte da candidati “socialisti” come Bernie Sanders o da “capitalisti di sinistra” come Elizabeth Warren.

Ma soprattutto, Bloomberg ha fatto capire fin da subito quale sarà il mantra della sua campagna elettorale: ha già vinto nella vita, nel business e in politica, può farlo di nuovo. “So come vincere”, ha detto Bloomberg, “perché l’ho fatto molte, molte volte”. E crede di poter recuperare il terreno perduto in campagna elettorale utilizzando i suoi soldi personali, cosa che ha già fatto in passato, anche come sindaco della città di New York, che ha guidato dal 2003 al 2012 per tre mandati.

“Per anni ho utilizzato le mie risorse per le cose che ritenevo importanti”, ha detto Bloomberg ai giornalisti, “come la sfida del controllo delle armi o la lotta al cambiamento climatico”. Ha già messo in chiaro che lo rifarà di nuovo. E con risorse che hanno già attratto enormi critiche dai suoi avversari politici.

Sanders: “Sono disgustato”

Bloomberg ha deciso di destinare un milione di dollari in spazi pubblicitari televisivi solo in Virginia e solo per le prossime due settimane, capendo fin da subito, forte del suo istinto imprenditoriale, uno dei primi problemi della sua campagna: sono in pochi a conoscerlo, fuori da New York e fuori dalle grandi città d’America.

Arriva da questo, la decisione di investire almeno 31 milioni di dollari in una settimana, dove il magnate, che nella sua vita è stato prima Democratico e poi Repubblicano, poi Indipendente e poi di nuovo Democratico, si sta presentando in 60 secondi in televisione: dalla sua vita ai suoi successi, dal suo profilo alle sue idee.

Quei 31 milioni di dollari però hanno aperto uno squarcio nel sistema democratico americano. I soldi spesi, raccolti dalla società Medium Buying, sono impietosi: gli investimenti di Tom Steyer (1,2 milioni di dollari investiti in spazi televisivi), Bernie Sanders e Andrew Yang (500mila dollari), Pete Buttigieg (400mila), Joe Biden ed Elizabeth Warren (200mila), nella stessa settimana, appaiono lontanissimi.

Questa distanza ha portato i suoi avversari a incolparlo di volersi “comprare” la candidatura. “Sono disgustato”, ha attaccato Sanders, aggiungendo: “Se non riesci a crearti una base di supporto per la tua candidatura, significa che non hai le capacità per candidarti a presidente. Il popolo americano è stanco del potere dei miliardari”.

Gli ha fatto eco Elizabeth Warren, una dei quattro front-runners nei sondaggi fino ad ora, che in un discorso in Iowa ha detto: “Michael Bloomberg sta scommettendo sulla democrazia, nel 2020: non ha bisogno di persone, ha solo bisogno di sacchi di denaro”, ha detto Warren. “Penso che Michael Bloomberg abbia torto e questo è ciò che dobbiamo dimostrare in queste elezioni”.

I primi sondaggi? Bloomberg al 2,4%

Elezioni che sono più combattute che mai e che mostrano un popolo democratico diviso e frastagliato come raramente è successo, nelle primarie degli ultimi decenni. Secondo 538 sondaggi realizzati dall’agenzia FiveThirtyEight, con Quinnipiac e altre aziende esperte di sondaggi, Biden è ancora in testa a livello nazionale con il 26,1% tallonato da Warren (17,3%), Sanders (16,6%) e Pete Buttigieg (4%).

Bloomberg invece è fermo al 2,4%. Ma con 31 milioni di dollari a settimana e una campagna elettorale da 150 milioni, in America si possono cambiare tante cose. Forse anche un’elezione.