In America 34,506 morti per le armi, nel 2019: l’ultima vittima è la California

Un negozio di armi in America (foto Flickr)

Cinque giorni di sangue in California riaccendono il dibattito, cronico, sull’utilizzo delle armi in America. Nel giro di una settimana, infatti tre sparatorie diverse hanno provocato undici vittime e decine di feriti e l’ultimo episodio è avvenuto nella serata di domenica a Fresno, 320 chilometri da Los Angeles, dove una festa nel giardino di una villetta si è trasformata in tragedia.

Il tutto un mese dopo la firma, da parte del governatore Gavin Newsom, di un pacchetto di nuove leggi pensate per regolamentare in modo più stringente l’uso delle armi da fuoco. Un fatto che dimostra come il cambiamento, oltre che dal lato legislativo, deve arrivare prima di tutto dalla mentalità.

Giovedì, 16 secondi di terrore

La Saugus High School di Santa Clarita (Foto Wikipedia)

La Saugus High School di Santa Clarita è un liceo a circa cinquanta di chilometri a nord-ovest di Los Angeles. È giovedì, una mattina di novembre come tante altre, in un distretto dove studiano circa 2400 studenti, quando apre il fuoco. È uno studente, un semplice studenti. E quel giovedì è il giorno del 16esimo compleanno. Berhow decide di celebrarlo portando una pistola nello zaino, estraendola e iniziando a sparare per sedici, lunghissimi, secondi. Uccide due suoi compagni, la 15enne Gracie Muehlberger e il 14enne Dominic Blackwell. Ferisce un’altra decina di studenti, di cui tre gravi. Poi gira la rivoltella contro sé stesso e si spara un colpo alla testa. Portato di emergenza in ospedale, morirà il giorno dopo.

La striscia di sangue in California ha inizio qui, con quei 16 secondi nel campus di Saugus High School. E il circuito mediatico segue il solito schema. Prima il lancio di un’agenzia di stampa con l’emergenza della chiamata giunta alla polizia. Poi la diretta delle televisioni locali, con i numeri delle vittime e le indiscrezioni sul killer che cambiano continuamente. Infine, gli speciali sulle grandi emittenti via satellite, come CNN e Fox News, che dibattono dei soliti problemi mai risolto.

Sabato, la tragedia in famiglia

Nemmeno tre giorni e le pistole tornano a uccidere in California. La città, San Diego, è una delle più amate della costa del pacifico, in California. Il quartiere, Paradise Hills, tra i più curati della città. È in questo contesto quasi idilliaco che un uomo, padre di famiglia, sabato mattina uccide la moglie 29enne, Sabrina Rosario, e tre dei suoi quattro bambini: Zeth (11 anni), Zuriel (5), Enzi (3), prima di suicidarsi con un colpo alla testa.

È la notizia con cui l’America si sveglia e inizia il suo fine settimana. E il circuito mediatico di questo sabato di sangue segue, di fatto, la stessa girandola di qualche giorno prima. Dalle agenzie alle emittenti locali, dalle emittenti locali a quelle nazionali. In questo caso non è uno studente, il killer, è un uomo di 31 anni che per legge sarebbe dovuto stare lontano dalla moglie perché pericoloso per la sua incolumità. La tragedia è quella che in Italia, spesso, definiamo in modo obbrobrioso con “omicidio passionale”, come se c’entrassero i sentimenti d’amore nell’uccisione di una famiglia.

E con la differenza che qui, c’è un lato della storia che lascia ancora speranza. È appeso al filo del piccolo Ezequiel, 9 anni, quarto figlio della famiglia che non c’è più. Ezequiel è stato colpito alla testa e a una gamba dal papà suicida, ma in qualche modo è sopravvissutto. La polizia lo ha trovato in una pozza rossa sdraiato in casa, in fin di vita. E ora sta continuando a lottare per la propria vita in ospedale in un modo che ha sorpreso medici ed esperti.

Domenica, football di sangue

La striscia di sangue arriva a Fresno. Di nuovo in California, per la seconda volta in 24 ore e per la terza nel giro di cinque giorni. Una serata tra amici per vedere la partita di football, domenica sera, viene brutalmente interrotta da un uomo, che si inoltra nella proprietà e inizia a sparare colpi di pistola. In dieci vengono feriti. Quattro di loro muoiono. Tre dei deceduti muore sul colpo.

L’uomo è ancora oggi libero per le strade della California, sembra sia stato identificato dalle autorità ma non è stato catturato. E mentre la polizia lo cerca, l’America torna a interrogarsi se si possa continuare così, ad abituarsi a quel circuito mediatico che, così come giovedì e sabato, è stato ovviamente ripercorso anche domenica sera dopo i fatti di Fresno.

Tra leggi e mentalità

Le tragedie di questa settimana arrivano in uno stato, la California, conosciuto come tra i più impegnati nella gestione della regolamentazione delle armi. La media delle vittime da arma da fuoco è infatti di 7,9 ogni 100.000 abitanti, secondo i dati del Center for Disease Control and Prevention USA. Un dato ben lontano da Stati considerati “gun friendly” come Alabama (22.9 ogni 100.000 abitanti), Arkansas (20.2) o Oklahoma (17.2), che è stata sede per altro di un’altra tragedia, l’ennesima, legata a una sparatoria, proprio nella mattinata di lunedì.

Le leggi più restrittive che, dicono i numeri, stanno aiutando a limitare il problema negli Stati che le sottoscrivono, non hanno però evitato le tre tragedie in California. Perché? Perché a cambiare deve essere prima di tutto la mentalità e devono essere soprattutto i sistemi di controllo, per far sì che quelle leggi attuate vengano davvero rispettate. Pensare di procedere a un ritiro forzato delle armi, come molti candidati Democratici alla presidenza a rotazione propongono (scontandone le conseguenze, come di recente Beto O’Rourke si è dovuto rendere conto) è infattibile.

Cambiare il secondo Emendamento, che sancisce il diritto ad armarsi da parte degli americani per Costituzione, pure. Ma passi in avanti su percorsi educativi e di sensibilizzazione in tutto il Paese devono essere fatti. In America, 34.506 persone hanno perso la vita fino ad ora nel 2019 per colpi di arma da fuoco, secondo il sito gunviolencearchive.org.

Per evitare che giovani Nathaniel Tennosuke Berhow imitino killer come quelli di San Diego e Fresno e per evitare che sia troppo tardi, si deve intervenire ora. Non c’è più tempo da perdere.