Elezioni Usa 2020: il dibattito dei democratici

I candidati democratici, in vista delle elezioni presidenziali USA 2020, continuano i propri dibattiti in tv. Il racconto dei presenti e le preoccupazioni.

Elezioni presidenziali USA 2020
Elezioni presidenziali USA 2020

Il Daily Press, a Brooklyn, è uno dei caffè più frequentati dai giovani freelance che vivono nel quartiere di Bedstuy, una manciata di chilometri da Manhattan. Fuori dalle vetrate continua a piovigginare. Dentro il piccolo locale invece, seduti sulle seggiole in legno con gli occhi fissi sul maxi-schermo, ci sono una ventina di ragazze e ragazzi che stanno seguendo il terzo dibattito televisivo dei candidati presidente dei democratici americani, svoltosi ieri sera a Houston in Texas, in vista delle primarie in programma dal prossimo febbraio.

Elezioni Usa 2020, le parole dei candidati

Seguire un dibattito televisivo presidenziale in un caffè come questo, significa immergersi in una moltitudine di sensibilità culturali e politiche. È come entrare a contatto con una base variegata, formata da giovani elettori dalle posizioni diverse. Democratici di nuova data incuriositi dalle novità e dal futuro. Ma anche elettori di più vecchia data, preoccupati dalla confusione del presente e dall’elevato numero dei candidati: più di venti in totale, dieci sul palco del dibattito. Joe Biden, Cory Booker, Pete Buttigieg, Julián Castro, Kamala Harris, Amy Klobuchar, Beto O’Rourke, Bernie Sanders, Elizabeth Warren e Andrew Yang.

“Anche se nessuno di questi mi convince davvero, perché nessuno di loro mi ricorda Obama, l’unico da cui mi sono sentito rappresentato”, spiega serio Michael, afroamericano sulla trentina, nato e cresciuto a New York.

Quattro highlights e mille indecisioni

Elezioni presidenziali USA 2020, il dibattito dei democratici
Elezioni presidenziali USA 2020, il dibattito dei democratici

Se le anime del caffè sono variegate, gli highlights della serata sono piuttosto chiari. Il risveglio di “Sleepy Joe” Biden, il vicepresidente di Obama accusato di essere troppo anziano, ieri molto deciso nei suoi interventi. La promessa di Bernie Sanders e di Elizabeth Warren di garantire la copertura sanitaria per tutti in America (ma senza mai spiegare con quali soldi). La frase perentoria destinata ai possessori di armi del texano Beto O’Rourke: “Vi toglieremo tutti i fucili AR-15, vi toglieremo gli AK-47”. L’attacco della senatrice Kamala Harris a Trump, sulla guerra commerciale con la Cina: “Sembra come il ragazzo del mago di Oz. Quando apri il sipario scopri che è piccolo-piccolo”.

Quattro punti che hanno attirato di più l’attenzione del Daily Press di Brooklyn. E hanno acceso il dibattito all’interno del caffè, provocano reazioni diverse e dando spunti di riflessione tra teste scosse e appunti presi, tra risate e ululati, tra applausi e ovazioni.

I volti (e i voti) dal caffè di Brooklyn

Il barista del Daily Press, ad esempio, un ragazzo sulla quarantina che assomiglia al protagonista Alan del film “Una notte da leoni”, dice di apprezzare la californiana Harris perché è “una donna decisa”. Anche il suo preferito “rimane Pete Buttigieg”, il sindaco 37enne della cittadina dell’Indiana South Bend, primo candidato dichiaratamente omosessuale della storia degli USA. Nel bar, è l’unico a supportare il sindaco Pete, perché gli altri lo credono troppo conservatore.

Due amici di Michael, anche loro afro-americani e che preferiscono non condividere il loro nome, spiegano che “anche Biden (vice di Obama per otto anni, ndr) non è credibile”, perché è in politica da troppo tempo: “Anche se sembra più sveglio stasera”. C’è invece Juliet, cresciuta non lontano dal Connecticut, che aggiorna in continuazione la sua pagina Twitter e sorseggia un bicchiere vino. Poi, staccandosi un attimo dagli schermi, dice: “Non so letteralmente chi votare in questo momento”.

Mentre Jackie, nata in Ohio che vive a Brooklyn, e Ivana, ragazza di origini serbe che sta facendo un dottorato in linguistica all’università di New York, non hanno dubbi: non c’è alternativa a Bernie Sanders, ex sfidante della Clinton alle primarie 2016. “È l’unico che dice cose che in Europa sono normali e che vorrei vedere qui”, rassicurano quasi in coro, riferendosi alla promessa di assicurazione sanitaria pubblica per tutti.

Un punto su cui le posizioni più radicali di Sanders, appoggiato dalla senatrice “socialista” del Massachussets Warren, tirano molto più del pragmatismo del moderato Biden – che offre continuità rispetto all’Obamacare – e della soluzione a metà tra “pubblico-per-tutti” e “privato-per-chi-vuole” della californiana Harris.

Elezioni USA 2020, basta armi

In un dibattito in cui i Dem si sono divisi su molti temi, ce ne sono stati due su cui mostrano compattezza, sia sul palco del Texas che al Daily Press di Brooklyn: il rifiuto delle attuali politiche dell’immigrazione dell’amministrazione Trump e una nuova regolamentazione delle armi.

Poco più di un mese fa, nella città di El Paso, non lontano dalla Houston che ha accolto il dibattito di ieri, una sparatoria ha provocato la morte di 22 persone e il ferimento di 24. L’ennesimo episodio di violenza che ha portato la generazione dei Millennials americani a dire basta. Una generazione ben rappresentata in quel caffè di Brooklyn, a vedere il dibattito.

Anche se Daniel, fan di Elizabeth Warren, cresciuto in Florida e trasferitosi da poco a New York, non nasconde qualche timore per la frase di O’Rourke: “Un presidente che minaccia di togliere le armi spaventa i moderati, anche democratici, in questo Paese”. E quando dice questo Paese, intende un’America in cui “il diritto del possesso alle armi” è sancito dalla Costituzione. “Credo che un messaggio radicale come questo possa non essere compreso”, conferma Michael. Che però si dice certo: “Così non si può andare avanti: siamo stanchi, quindi ben venga chi si espone in modo tanto netto”.

Contro Trump

Immigrazione, armi e…Trump. Nella serata in cui le idee diverse tengono banco, c’è un terzo fronte su cui i giovani del Daily Press fanno quadrato. L’astio verso il Presidente, The Donald. “Non parla a nome nostro”, spiega deciso Daniel, che prima della Warren aveva votato, a sorpresa, il repubblicano Mitt Romney nel 2012: “Trovare il candidato che possa scalzarlo secondo me è una priorità”. E cosa fare per raggiungere questo obiettivo? “Semplice, voterò chiunque dovesse vincere le primarie”.

Davide Mamone
Nato a Milano, giornalista pubblicista, Davide Mamone vive e lavora a New York, dove è collaboratore del quotidiano milanese Mi-Tomorrow. I suoi reportage dall’America sono stati pubblicati su 7 Corriere, L'Espresso e InsideOver - Il Giornale. Appassionato di politica nazionale e internazionale, si occupa anche di diritti umani e scrive dall'ONU. Di origini palermitane, sogna la California.