Massacro di Srebrenica, la cerimonia di ricordo

Il giorno della commemorazione per il massacro di Srebrenica che si verificò nel 1995. Le atroci violenza provocarono la morte di oltre 8mila persone.

Massacro di Srebrenica, il giorno della commemorazione
Massacro di Srebrenica, il giorno della commemorazione
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Cerimonia per tumulare una delle piccole vittime di Srebrenica assieme ad altri 32 musulmano bosniaci fatti a pezzi dalle milizie serbe. L’11 luglio 1995 è una data scritta col sangue sul libro della storia, più di quanto non consentano retorica nuovi assetti geopolitici europei. Quel giorno di 24 anni fa l’esercito serbo-bosniaco conquistò la cittadina e massacrò più di 8mila musulmani inermi.

Il massacro di Srebrenica del 1995

L’Onu a trazione di specie olandese, che avrebbe dovuto mettere sotto protezione quelle donne, quei vecchi e quei bambini, incappò in una dei suoi più clamorosi “misunderstandig” che, dopo quello a seguire in Rwanda con egida franco canadese, avrebbe consegnato il Palazzo di Vetro al giudizio sulle responsabilità dirette nei grandi scempi della storia. La vittima simbolica delle giornata di oggi è Osman Cvrk, 16 anni appena compiuti nel giorno dell’orrore.

I ritrovamenti delle vittime nelle fosse

Lui ed altre vittime sono stati alla fine ricomposti dopo gli ultimi ritrovamenti delle fosse comuni che caratterizzarono quelle ore tremende. Andranno a fare compagnia alle 8.372 vittime che nel tempo erano state ritrovate, all’interno dell’area memoriale di Potocari. Per tutti una bara verde, colore dell’islam. Le milizie dell’armata del generale Ratko Mladic, condannato in primo grado all’ergastolo per genocidio e crimini contro l’umanità dal Tribunale penale internazionale dell’Aja nel novembre 2017, non diedero tregua alle loro vittime. Entrarono in città, che era assediata da 3 anni e che era stata proclamata area protetta dall’Onu nel 1993 e, in barba ad una protezione che dai caschi Blu non arrivò mai, diedero avvio alla macelleria.

La fuga dei profughi

Mentre moltissimi profughi cercarono e trovarono rifugio dai caschi blu olandesi, che però non sarebbero intervenuti attivamente alla notizia di quello che stava succedendo in città a Srebrenica gli uomini di Mladic iniziarono a radunare e uccidere tutti i maschi tra i 15 e i 65 anni, dividendoli da donne, bambini e anziani. Entro il 13 luglio vennero deportati altri 23mila bosniaci, mentre i soldati Onu olandesi costrinsero i rifugiati ad abbandonare la base, mettendoli alla mercé delle bestie di Mladic.

Gli episodi di violenza

Esecuzioni di massa, fucilazioni, stupri, imboscate, bombardamenti mirati con mortai e poi il tentativo di coprire, letteralmente, il tutto con soldati e poliziotti serbo-bosniaci che corsero a riesumare e seppellire nuovamente i corpi delle vittime in zone impervie e irraggiungibili, comunque defilate dalle direttrici di marcia delle truppe messe ipocritamente per iscritto sui mattinali di reggimento.

Un inutile alibi che non impedì alla giustizia di scoprire il massacro, bollarlo in punto di diritto come genocidio (i bosgnacchi sono una precisa etnia) e processare i responsabili, con tredici imputati fra cui tre comandanti militari serbi e il capo politico dei serbo-bosniaci, Radovan Karadzic, condannati all’ergastolo e con il governo olandese imputato anch’esso per un orrore che, malgrado la rievocazione di oggi, non avrà mai fine, perché l’eco della bestialità umana è un grido infinito.

Giampiero Casoni
Giampiero Casoni, 50enne nato a Cassino, è da sempre un cronista di giudiziaria. Ha collaborato ed operato in redazione per Ciociara Oggi, La Provincia, di cui ha curato anche l'edizione nazionale e Provincia quotidiano, che ha recentemente accompagnato in esequie editoriali. Ha partecipato alla fondazione e vita di numerosi free press e pubblicato pezzi per agenzie dell'Alto Casertano aventi a tema soprattutto la camorra aversana. Autore di numerose inchieste sulla camorra domitia dei La Torre, si è cimentato anche con la scrittura, pubblicando romanzi sui clan secondiglianesi e sillogi poetiche. Appassionato di storia e umorista a tempo perso, cura con molta approssimazione e svogliatezza il blog Bignè all'aceto, di cui intende, da qui a qualche secolo, riesumare i fasti potenziali assieme alla compagna, la scrittrice Monia Lauroni, moderna eroina martirizzata dal suo perenne borbottare.